CASTELFORTE, Suio – Non appena la Procura della Repubblica di Cassino notificherà il suo avviso di conclusione delle indagini preliminari riceverà dai consulenti nominati dalla difesa alcune perizie, peraltro già in fase di elaborazione, secondo le quali la morte del piccolo Gabriele Ubaldo Petrucci, avvenuta lo scorso 18 aprile nella piscina di un complesso termale di Suio a Castelforte è scaturita da una tragica fatalità. L’hanno annunciato i legali delle quattro persone che il sostituto Procuratore Alfredo Mattei ha indagato con l’ipotesi di omicidio colposo.
Si tratta dei titolari delle due società che gestiscono la struttura termale, il legale rappresentante della società incaricata della manutenzione dell’impianto e un addetto alla manutenzione delle piscine che, responsabili anche del compito di assistere i bagnanti presenti in mare, hanno dato mandato a due consulenti di parte, gli ingegneri Francesco Saltarelli e Daniele Sparagna, di controbattere alle conclusioni cui sono giunti i periti del Pm Mattei in merito alla tragedia in cui ha perso la vita il 18 aprile il piccolo Gabriele Ubaldo Petrucci, di soli 7 anni di Roma.
I legali difensori, gli avvocati Gianfranco Testa e Angelo Raucci, sono pronti a controbattere alle conclusioni cu sono giunti i consulenti nominati dalla Procura secondo i quali il braccio destro della vittima sarebbe stato risucchiato nella bocchetta della piscina, trattenuto con una forza tale da impedirgli di riemergere. L’arto era saldamente trattenuto e Gabriele non sarebbe mai stato in grado di liberarsi da solo. Lo confermerebbe un’estesa ecchimosi trovata sullo stesso braccio, compatibile con un’azione definita “aspirativa intensa e prolungata” alla stessa stregua della presenza – l’hanno evidenziato gli esami tossicologici ed istologici- di diatomee nei campioni biologici, ritenuti compatibili con la prolunga immersione in acqua. Si preannuncia una guerra di perizie anche per quanto riguarda l’esito dell’autopsia.
Sarebbe emerso che l’intrappolamento dell’arto di Gabriele avrebbe provocato il suo annegamento – il decesso sarebbe avvenuto per un’”asfissia meccanica violenta” – così come la griglia di protezione non sarebbe stata conforme. Gli avvocati Testa e Raucci hanno preannunciato che utilizzeranno il termine dei 20 giorni previsti dal Codice di proceduta penale dopo la conclusione delle indagini preliminari per presentare “dettagliate” memorie scritte a cui saranno allegate le consulenze tecniche dei periti di parte. I consulenti delle quattro difese sono pronti a ribadire come l’impianto posto poi sotto sequestro dopo la tragedia fosse sottoposto invece ad una manutenzione quotidiana.
I tecnici della Procura sostengono il contrario e, cioè che aperture della bocchetta consentivano il passaggio del braccio del bambino. Perché? Sarebbe state apportate modifiche rispetto al progetto originario. E l’ipotesi di reato dell’omicidio colposo è stata configurata per l’esistenza di un nesso – confermata dal legale di parte civile, l’avvocato Francesco Lauri – tra la configurazione dell’impianto, il risucchio, l’intrappolamento e il conseguente annegamento.