GAETA – Anche il mare del Golfo di Gaeta ha raggiunto temperature tropicali – oltre 30 gradi a 15 metri di profondità – ed il fenomeno sta provocando una drammatica moria di mitili nei campi di allevamento esistenti tra Formia e Gaeta, soprattutto delle cozze della specie Mytilus galloprovincialis. Il dato è carente per difetto e secondo le prime stime degli operatori le perdite superano il 50% dell’intera produzione. A lanciare un autentico allarme,che oltre che essere ambientale riveste anche una valenza economico-occupazionale, è il Consorzio Molluschicoltura del Golfo di Gaeta che, raggruppando la gran parte degli operatori del settore, chiede alle istituzioni regionali e agli organismi scientifici competenti accertamenti urgenti, un sopralluogo nelle aree produttive e il riconoscimento dello stato di emergenza e calamità naturale e ambientale, con l’attivazione degli strumenti di sostegno previsti per il settore. L’eccezionale surriscaldamento delle acque ha raggiunto e superato la soglia di tolleranza fisiologica della specie, determinando condizioni di grave stress termico e la conseguente moria del prodotto.
A destare particolare preoccupazione sono i dati registrati dalle sonde poste dagli enti scientifici pubblici nei campi di mitilicoltura nelle acque del Golfo e temperature superiori ai 30 gradi anche a 15-20 metri di profondità evidenziano la straordinarietà delle condizioni ambientali alle quali sono stati sottoposti gli allevamenti. Gli operatori del settore, soprattutto di Gaeta,allargano le braccia quando sostengono come la perdita del prodotto si sia verificata nonostante il rigoroso rispetto delle corrette pratiche di allevamento da parte loro. A rappresentare la drammaticità dell’evento e le preoccupazioni degli operatori è il presidente del Consorzio Molluschicoltura del Golfo Antonello Buono in una lettera inviata al presidente della Regione Lazio,agli assessori regionali all’agricoltura e allo sviluppo Economico, al dipartimento di Prevenzione dell’Asl e al Ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida. Gli allevatori delle cozze,difendendo a denti stretti il loro operato circa quelle che definiscono “azioni correttive” di fronte alla portata dell’evento, affermano come il comparto “risulti particolarmente vulnerabile davanti a fenomeni climatici estremi di tale intensità”. I molluschicoltori temono di dover fronteggiare un vero e proprio collasso dell’ecosistema locale con possibili con possibili conseguenze sulla biodiversità marina delle aree produttive e sull’equilibrio degli ecosistemi interessati.
A questa emergenza ambientale si aggiunge una gravissima emergenza economica.La perdita di una quota così consistente della produzione mette infatti a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese di molluschicoltura, con inevitabili ripercussioni sui lavoratori e sulle loro famiglie. La lettera inviata alla Regione Lazio,all’Asl e al Ministero per le politiche agricole contiene una serie di “urgenti richieste”. Innanzitutto il servizio Veterinario regionale e l’Istituto Zooprofilattico procedano, in tempi stretti e a seguito delle verifiche ritenute opportune, “ad accertare l’entità del fenomeno e le cause della moria, utilizzando anche i monitoraggi, i dati strumentali e i referti ufficiali disponibili”. La stessa Regione Lazio è stata invitata a porre in essere “tutte le attività necessarie affinché venga tempestivamente valutato e, ove ne ricorrano i presupposti, riconosciuto lo stato di emergenza e di calamità naturale e ambientale, attivando tutti i tavoli di crisi necessari e gli strumenti di ristoro economico e sostegno previsti a favore del settore della molluschicoltura”.
Il Consorzio chiede inoltre che vengano valutate “tutte le ulteriori misure straordinarie di sostegno necessarie a garantire la continuità produttiva e occupazionale delle imprese colpite”.Le imprese aderenti alle Organizzazioni di Produttori hanno già manifestato la propria piena disponibilità a collaborare con le autorità competenti, mettendo a disposizione dati, documentazione e informazioni utili per consentire una rapida valutazione della situazione. Gli operatori si dichiarano inoltre disponibili a partecipare a un sopralluogo congiunto e urgente nelle aree in concessione, affinché le istituzioni possano constatare direttamente la gravità della moria e l’entità dei danni subiti. “Chiediamo alle istituzioni di intervenire rapidamente. Non siamo di fronte a una normale difficoltà produttiva, ma a un evento di portata eccezionale che rischia di compromettere il futuro di un intero comparto – ha concluso un preoccupato presidente Buono – Il Consorzio confida pertanto in un celere riscontro e nell’immediata attivazione delle competenti strutture istituzionali, nell’interesse delle imprese, dei lavoratori e della tutela dell’ambiente marino.”
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