Distrutta una parte del sentiero diretto all’eremo di San Michele e alla statua del Cristo. Escursionisti messi in sicurezza, impegnati Vigili del fuoco, Protezione civile e mezzi aerei. Proseguono il monitoraggio dell’area e gli accertamenti sulle cause
FORMIA – Una nuova, profonda ferita attraversa il versante formiano dei Monti Aurunci. L’incendio divampato nel pomeriggio di sabato 5 settembre ha distrutto una vasta porzione di vegetazione tra Monte Campone e Pornito, raggiungendo la prima parte dello storico percorso naturalistico e religioso che conduce all’eremo di San Michele Arcangelo e alla statua del Cristo Redentore.
Le fiamme non si sono limitate alle sterpaglie e alla vegetazione bassa, ma hanno raggiunto alcune superfici boschive, interessando lecci, pini e macchia mediterranea. Il fuoco ha percorso il canalone compreso tra Monte Campone e Pornito, avvicinandosi alle aree di maggiore pregio naturalistico poste più in alto.
Soltanto il tempestivo impiego dei mezzi aerei e il successivo cambiamento della direzione del vento hanno impedito al fronte di avanzare ulteriormente verso la sommità di Monte Campone. L’estensione esatta della superficie bruciata dovrà essere stabilita attraverso i sopralluoghi e i rilievi tecnici, ma la lunga macchia scura lasciata dall’incendio è già chiaramente visibile da Formia e dagli altri centri del Golfo.
Il rogo si è sviluppato in una zona particolarmente impervia, difficilmente raggiungibile dalle squadre di terra. Le fiamme, alte e visibili a diversi chilometri di distanza, hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco del distaccamento di Gaeta, delle organizzazioni di Protezione civile e dei mezzi della flotta aerea antincendio.
Un Canadair ha effettuato ripetuti lanci d’acqua sul fronte più esteso, mentre gli elicotteri hanno operato sulle zone nelle quali il fuoco avanzava tra la vegetazione. Per velocizzare le operazioni sono stati utilizzati anche alcuni punti di approvvigionamento idrico disponibili nelle vicinanze, evitando ai velivoli trasferimenti più lunghi.
La fase più delicata si è verificata quando il fumo e le fiamme hanno reso impraticabile la strada utilizzata per scendere dalla montagna. In quel momento sul Redentore si trovavano turisti ed escursionisti, alcuni dei quali sono rimasti temporaneamente isolati nella zona di Monte Lapillo.
I volontari del Ver Sud Pontino, coordinati da Antonio Tomao, hanno raggiunto l’area e organizzato l’allontanamento delle persone presenti. Gli escursionisti sono stati accompagnati verso il rifugio Pornito, dove hanno potuto attendere in sicurezza il completamento delle operazioni e il ripristino delle condizioni necessarie per tornare a valle.
Non risultano persone ferite, ma per diverse ore il rapido avanzamento del fuoco ha provocato forte preoccupazione. Il rifugio, normalmente utilizzato come punto di accoglienza e ristoro per chi percorre i sentieri degli Aurunci, è diventato un presidio di emergenza per i visitatori sorpresi dall’incendio.
Le operazioni non si sono concluse con lo spegnimento del fronte principale. Anche nella giornata successiva i volontari della Protezione civile hanno effettuato diversi passaggi nella zona di Monte Campone, controllando i punti maggiormente esposti e verificando che il vento non riattivasse braci o focolai rimasti nascosti tra la vegetazione.
Le cause dell’incendio sono ancora oggetto di accertamento. La conformazione del fronte e la possibile presenza di più punti di partenza dovranno essere valutate dagli organi competenti. In assenza di conclusioni ufficiali non è ancora possibile stabilire con certezza se il rogo abbia avuto origine dolosa, colposa oppure accidentale.
Il bilancio ambientale appare comunque pesante. Oltre alla vegetazione arborea e alla macchia mediterranea, il fuoco ha danneggiato alcune strutture poste lungo il percorso e destinate alla protezione e al servizio degli escursionisti. Saranno necessari controlli per verificare la stabilità dei tratti interessati, le condizioni del fondo e la sicurezza complessiva dell’itinerario.
Il sentiero colpito rappresenta uno dei percorsi più importanti del Parco naturale regionale dei Monti Aurunci. Dal rifugio Pornito sale verso l’eremo di San Michele Arcangelo, incastonato nella parete rocciosa, e prosegue fino alla vetta del Monte Redentore. Si tratta di un itinerario frequentato durante tutto l’anno da escursionisti, pellegrini e visitatori attratti dal valore naturalistico, storico e religioso della zona.
Dalla sommità il panorama abbraccia il Golfo di Gaeta, le isole pontine e una vasta porzione della costa tirrenica. Questa combinazione di ambiente, paesaggio e spiritualità ha reso il Redentore una delle principali mete del turismo lento nel Sud pontino. Per questo le conseguenze del rogo non riguardano soltanto il patrimonio boschivo, ma anche la fruibilità della montagna e le attività economiche e turistiche sviluppatesi attorno ai suoi sentieri.
Tra le essenze danneggiate figura anche l’erica multiflora, una pianta particolarmente diffusa nell’area di Monte Campone. La sua fioritura autunnale colora di lilla il versante e costituisce una risorsa importante per le api in un periodo dell’anno nel quale le altre fioriture diventano meno abbondanti.
La perdita di questa vegetazione è destinata ad avere conseguenze sull’intero ecosistema. Il fuoco modifica gli habitat della fauna, riduce le fonti di nutrimento per gli insetti impollinatori e lascia il terreno maggiormente esposto all’erosione. Con l’arrivo delle piogge più intense aumenterà anche il rischio di dilavamento lungo i pendii privati della copertura vegetale.
L’incendio di sabato è soltanto l’ultimo di una serie di episodi che hanno interessato il versante formiano degli Aurunci. Il 9 agosto un altro rogo si era sviluppato in via della Montagna, la strada che collega la frazione di Maranola con i sentieri alle pendici del Redentore. In quella circostanza le fiamme avevano lambito un bosco centenario ed erano state domate con l’intervento del Ver Sud Pontino, delle squadre di Protezione civile di Gaeta e Minturno e di un elicottero regionale. L’episodio è stato documentato da La Cronaca.
Il precedente più grave risale invece al 24 agosto 2019, quando un vasto incendio distrusse circa duecento ettari di vegetazione sul Monte Redentore. Quindici escursionisti, rimasti bloccati davanti al fronte del fuoco, furono raggiunti e messi in salvo insieme a un cane. Per domare le fiamme vennero impiegati due Canadair dei Vigili del fuoco e due elicotteri della Regione Lazio. La conformazione impervia del territorio rese anche allora particolarmente difficili le operazioni da terra. La ricostruzione dell’intervento è conservata nell’archivio del Corriere della Sera.
La frequenza degli incendi ripropone il problema della prevenzione, della manutenzione dei sentieri e della sorveglianza delle strade di accesso alla montagna. Diventa inoltre essenziale aggiornare puntualmente il catasto comunale delle aree percorse dal fuoco, dal quale discendono i vincoli stabiliti dalla legge quadro numero 353 del 2000.
La normativa vieta per dieci anni il pascolo e la caccia sui soprassuoli delle zone boscate attraversate dagli incendi e impedisce per quindici anni il cambiamento della destinazione delle aree interessate. Ai Comuni spetta il compito di censire i terreni bruciati e di aggiornare annualmente la relativa mappatura. Le disposizioni sono contenute nell’articolo 10 della legge 353 del 2000.
Dopo l’emergenza sarà dunque necessario delimitare con precisione la superficie percorsa dal fuoco, censire le strutture danneggiate e stabilire quali tratti del sentiero possano essere nuovamente aperti agli escursionisti. Dovranno inoltre proseguire le verifiche sull’origine dell’incendio e sull’eventuale presenza di responsabilità umane.
Sul Redentore resta intanto una nuova distesa annerita. È il segno lasciato da poche ore di fuoco su un patrimonio naturale che avrà bisogno di anni per ricostituirsi. L’efficienza dei Vigili del fuoco, dei piloti e dei volontari ha impedito che il bilancio diventasse ancora più grave. Ma la successione degli incendi dimostra quanto sia necessario proteggere la montagna prima che le fiamme tornino ancora una volta a minacciarla.
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