FORMIA – Lacrime, emozioni, commozione e tanti doverosi applausi. Quella trascorsa martedì sera dalla comunità parrocchiale del Villagio Don Bosco è già diventata una serata “scolpita” nel cuore e nelle menti delle oltre mille persone che hanno voluto semplicemente dire “grazie” al parroco, don Mariano Salpinone, che, dopo 27 anni di sacerdozio, ha deciso di “spegnere il telefonino, di cambiare naturalmente numero e di cominciare una nuova e coraggiosa vita”, quella di missionario, grazie alla “generosa ospitalità dell’ordine religioso dei Saveriani”, nella lontana ma sempre più vicina Cina. Il sacerdote di Gaeta, entrato nel prestigioso seminario minore di Conca quando aveva soltanto dieci anni e mezzo, ha fatto una rivelazione che la dice lunga sulla sua personalità e tempra: “Quando annunciai la mia volontà di effettuare un percorso che a 25 anni mi avrebbe consentito di diventare sacerdote, mia madre in quella circostanza pianse come piango io questa sera. Mi mise le mutandine di ricambio in una valigia di color giallo e sperò che, dopo una settimana, tornassi a casa. Non l’ho più fatto ma, poi, ha capito, insieme a mio padre e ai miei fratelli, quello che avevo nel cuore e hanno condiviso, eccome, la mia decisione di farmi prete”
E che sacerdote è stato don Mariano che ora dovrà cambiare nome: “Ma li ya nuo”. Il suo congedo dalla comunità del Villaggio Don Bosco avviene, per quanto possa essere paradossale, nel momento in cui aveva cominciato a raccogliere i frutti di quanto seminato nel corso di questi anni: la sistemazione della struttura destinata agli immigrati e ai senza tetto, la ricostruzione in due mesi nel 2023 della chiesa dopo il devastante incendio che la distrusse parzialmente ed il recupero funzionale dello stabile principale dell’Oratorio riqualificato grazie alla “miracolosa fruizione” del Bonus 110 e alla tempestività dei lavori eseguiti dall’impresa di Gaeta “Appalti & Servizi” di Marco Crocco. “Il discorso di commiato di questa sera – ha aggiunto don Salpinone – l’ho cominciato a scrivere qualche tempo fa ma non l’ho mai completato. Mi ricordo qual è stato sempre l’inizio. Ho pensato di essere una formica nera, su una pietra nera, in una notte illuminata da una luna nera. Dio la segue e la ama”.
Don Salpinone in un intervento interrotto dagli applausi e dalla sua umana commozione ha inanellato un’infinità di ricordi e di retroscena. Ha rivelato per esempio di aver scritto una lettera nel 1996, 30 anni, all’allora Arcivescovo di Gaeta Pierluigi Mazzoni, chiedendo di andare in Cina, in missione. “Mi rispose che dovevo attendere perché non erano maturi i tempi. Aggiunsi che il Signore mi aspetta là e so che, potrei essere anche un po’ folle, ne vale la pena”.
Questo coraggio “a mandarmi a quel paese – ha aggiunto don Mariano con un’acuta dose di intelligenza – l’ha avuto don Gigi, l’Arcivescovo. Voi avete pregato, lo so, che questo momento non arrivasse mai ma – rivolgendosi agli oltre 1000 fedeli che hanno riempito il prato in riva al mare di Acquatraversa – il Signore è stato, e scusatemi se ve lo dico con tutto il bene che vi voglio, più forte e determinato di voi”. Risate a go go. Don Mariano Salpinone ufficialmente da martedì sera è un sacerdote dimissionario ma con una motivazione radicale, di quella che ti cambia la vita. Per sempre. Per questo motivo durante una semplice e profonda Concelebrazione eucaristica – don Salpinone per esempio, ha chiesto di ripetere le letture ed il passaggio del Vangelo (Gesù risorto che appare agli apostoli impauriti nel cenacolo e li invita ad andare nel Mondo per annunciare la buona Novella) della messa dell’ordinazione sacerdotale – Monsignor Vari, affiancato da tanti sacerdoti (ma non tutti) diocesani e non, gli ha consegnato, dopo la benedizione, la croce missionaria, simbolo del mandato con cui la Chiesa lo invia verso questa nuova esperienza.
E’ stato un momento forte che don Mariano ha metabolizzato con una battuta. Si è rivolto al parroco della frazione di Penitro, don Shawry Konka, che gli è succeduto dopo quella dell’attuale Vicario foraneo di Minturno, don Cristofaro Adriano: “Vedete gli indiani – rivolgendosi a don Sharwy – ci stanno invadendo. Temo che lo facciano quanto prima anche i cinesi. Vi prego lasciatemi andare, vi porterò tutti nel cuore…”. E sono tanti a Formia ma nell’intera chiesa di Gaeta ad avere maturato la convinzione che questo prete, coraggioso “e un po’ folle”, deve fare altro ora. Monsignor Vari lo ha detto a chiare lettere in un’omelia che non è stata facile: “Il nostro cuore si apre a confini imprevisti. Dobbiamo ringraziare il Signore perché ci rendi degni di donare un sacerdote della nostra Chiesa. Fa che sia un coraggioso messaggero del Vangelo, portatore del tuo amore nel mondo e testimonianza credibile della Resurrezione. Il Crocifisso ed il Vangelo, Mariano, ti accompagnino lungo le strade dell’Umanità perché possa diventare speranza di un mondo nuovo. La Croce sia compagna indivisibile del tuo futuro apostolato , sostegno continuo a fronte delle nuove difficoltà che non mancheranno”
La comunità parrocchiale del Villaggio Don Bosco avrà un sostituto temporaneo, il parroco della Chiesa di Santi Lorenzo e Giovanni Battista, il Vicario della Forania di Formia don Carlo Lembo. Subito dopo l’estate l’Arcivescovo Vari formalizzerà una scelta che non sarà facile dopo che don Salpinone è diventato un punto di riferimento per tutti, credenti e non, giovani alla ricerca di un punto di riferimento, famiglie sull’orlo del precipizio, sofferenti “dell’animo e del corpo”.
L’amministrazione comunale era rappresentata in prima fila dal sindaco Gianluca Taddeo che, affiancato da solo consigliere comunale di maggioranza Antonio Miele, è rimasto sino alla conclusione della festa che ne è seguita con un commovente taglio della torta. “Ma li ya nuo” aveva lanciato un indiretto monito alla politica ad affrontare due emergenze “che stanno minando il futuro di giovani e famiglie che continuano a scoppiarsi: lo spaccio della droga ed gioco d’azzardo. La città si trova davanti ad un bivio pericoloso”- ha concluso rivolgendo lo sguardo ad un sacerdote che la politica l’ha sfidata e la sfida anche da un altare, il parroco di Sant’Erasmo, don Alfredo Micalusi
IL DOCUMENTO DEL CONSIGLIO PASTORALE
Il ringraziamento dell’intero consiglio Pastorale è stato esternato in un documento letto da Chiara Bauco di cui riportiamo i passaggi più significativi.
“Caro don Mariano, abbiamo provato a mettere insieme i sentimenti di tutti, di gratitudine al Signore e a te, in questo saluto, ma non siamo sicuri di esserci riusciti. In questo momento di passaggio così intenso, il primo sentimento di noi tutti, ancora oggi, è quello di chiederti sbigottiti come ti venga in mente di lasciarci. Ma tu ci hai insegnato che, quando il Signore parla, non ci lascia tranquilli. Hai fatto scelte difficili sin da giovane, e questa tua partenza per la Cina ne è l’ennesima testimonianza, che, nella fede, ci fa sentire uniti con te nel dolore della separazione ma anche nella gioia della nuova missione che ti attende. Guardandoci intorno, vediamo quante opere spirituali e materiali hai edificato per Formia, per la tua amata Chiesa locale. Da subito, 15 anni fa, hai risistemato l’oratorio. Quando pensavi di aver concluso la sistemazione della chiesa e dell’auditorium, la comunità ne è stata privata con l’incendio: senza perderti d’animo, ti sei subito messo all’opera per la ricostruzione.
Quando ormai i tempi erano quasi scaduti, in pochissimi mesi, con la tua determinazione instancabile, sei riuscito a risistemare anche le altre strutture. Guardandoci indietro, riconosciamo i tratti impressi nel tuo ministero tra noi: hai amato le cose semplici, hai privilegiato i poveri e i piccoli: hai accolto gli stranieri; hai sostenuto le famiglie povere; hai sempre assicurato un pasto a chi era in difficoltà; hai convissuto con chi aveva smarrito il senno o la dignità ed era evitato per prudenza; hai accolto giovani con dipendenze significative e sei amato da giovani che non frequentano la comunità ma che in te hanno visto una Chiesa attraente per tutti! Per ciascuno di noi hai avuto una parola buona, mostrando una vicinanza speciale e attenta, soprattutto a chi è segnato da una grande sofferenza. Di te custodiremo tanti momenti unici, comprese quelle espressioni di stupore e di rassegnazione che ci restano stampate nel cuore, come i tuoi immancabili “Wow” e “Santa pace”.
Ora che ti prepari a partire, non sei solo. Siamo profondamente grati all’Arcivescovo perché in prima persona, e insieme a tutta la Chiesa diocesana – in primis con i tuoi confratelli – ti accompagna in questa nuova missione. E tu sai che su di noi potrai sempre contare. Grazie alla tua fede instancabile, alla tua forza e alla tua passione, questa parrocchia è diventata come un coro polifonico dalle mille voci diverse che, superando ogni giorno fatiche e prove, oggi canta unita le lodi del Signore. Ora siamo noi quel coro che vuole sostenerti, affinché tu non debba mai ripetere nel tuo cuore, come nel salmo 136: “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”.
Restando uniti nel Signore, noi saremo sempre la tua terra. Raccoglieremo la tua eredità qui in parrocchia, in oratorio. Il nuovo parroco sarà molto amato, se lo ameremo almeno la metà di quanto vogliamo bene a te e se faremo tesoro della tua testimonianza. Ti proteggano Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, i salesiani che ti hanno preceduto in questa comunità, in particolare don Mario Marin che in tante circostanze hai menzionato, i primi sacerdoti che ti hanno accompagnato nella tua vocazione, in particolare don Ettore Santoro; i tuoi cari genitori che sono stati qui tra noi, accuditi con tanto amore da te e dai tuoi fratelli … Che anche ora guidino i tuoi passi verso questa nuova terra!”
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