Ponza d’autore, Gratteri interviene sul caso del gioielliere Roggero

PONZA d’autore, l’intervento di Nicola Gratteri – Chi costruisce oggi la verità? Chi orienta il racconto della realtà? E quanto la (dis)informazione condiziona il dibattito pubblico, la politica e le grandi scelte del nostro tempo? Sono state queste le domande al centro della XVII edizione di “Ponza D’Autore” svolta venerdì e sabato sera in Piazza della Chiesa dei Santi Silverio e Domitilla. Ideata e curata da Valentina Fontana, realizzata da Vis Factor con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, della Regione Lazio e del Comune di Ponza, la rassegna si è confermata uno dei principali appuntamenti estivi dedicati al confronto tra istituzioni, politica, giornalismo e cultura, proponendo anche quest’anno un programma costruito attorno ai grandi temi dell’attualità.

Dopo l’apertura del calendario 2026 con Pantelleria – Mediterraneo D’Autore, dedicata alle nuove sfide geopolitiche del Mediterraneo, Ponza in questa “due giorni” ha spostato l’attenzione su un tema che attraversa ogni ambito della vita pubblica: la (dis)informazione, intesa non soltanto come fake news, ma come insieme di narrazioni, percezioni, propaganda e nuovi strumenti digitali che influenzano politica, economia, giustizia e società. La prima serata è stata dedicata al rapporto tra politica, informazione e costruzione del consenso, per poi affrontare il tema della credibilità dei dati economici, del racconto mediatico della giustizia e del ruolo della satira nel dibattito pubblico. Sul palco si sono alternati protagonisti delle istituzioni, del giornalismo e della magistratura, tra cui Claudio Durigon, Nicola Gratteri, Luca Palamara e Federico Palmaroli (Osho).

La seconda serata ha allargato lo sguardo allo scenario internazionale e alla competizione delle narrazioni, approfondendo le dinamiche di quello che rappresenta un vero e proprio ecosistema della disinformazione. Sono intervenuti, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, Carlo Calenda, Massimo Giannini, Pietro Francesco Dettori, Gino Zavalani e Stefania Andreoli, per riflettere su diplomazia, propaganda, consenso, comunicazione digitale e sui meccanismi che orientano il modo in cui interpretiamo la realtà. A condurre gli incontri sono stati Gianluigi Nuzzi, Davide Desario, Peter Gomez e Roberto Inciocchi, accompagnando il pubblico in un percorso che ha messo a confronto sensibilità, esperienze e punti di vista differenti, nel segno del pluralismo che da sempre caratterizza Ponza D’Autore.

Attesissimo è stato l’intervento del magistrato più blindato d’Italia, il capo della Procura di Napoli Nicola Gratteri. Sul caso del gioielliere Mario Roggero finito in carcere dopo la sentenza passata in giudicato per aver ucciso gli autori dell’ennesima rapina subita ha dichiarato: “Credo che queste polemiche siano politiche, nel senso che è chiaro che nel momento in cui c’è una sentenza definitiva della Corte di Cassazione e nel momento in cui le prove sono state acquisite, con molti video che documentano, bisogna accettare le leggi, il codice è quello, gli articoli sono quelli. Di grazia non si può parlare prima di andare in carcere. Ci vuole un percorso, bisogna dimostrare fattivamente il ravvedimento se c’è stato. Sono gli educatori poi all’interno del carcere che documenteranno la progressione, il cambiamento, il mutamento, anche psicologico del detenuto. Non possiamo continuare a fare i processi sui giornali o in televisione o nelle trasmissioni televisive”. Sulla giustizia, dopo l’esito referendario di marzo che ha bocciato la legge di riforma del governo Meloni, il Procuratore Gratteri non è stato tenero nei confronti di Palazzo Chigi: “Sicuramente si poteva fare di più e meglio. E’ sul codice di procedura penale che bisognava concentrarsi. In realtà sono state fatte le riforme che hanno rallentato la giustizia”.

Il magistrato dal palco ha sottolineato che “quando si è insediato questo governo, ognuno si è diviso i compiti. La Lega voleva l’autonomia differenziata, Fratelli d’Italia il presidenzialismo, la giustizia è stata appaltata da Forza Italia. Forza Italia che è stato sostanzialmente, per quelli che sono stati i progetti e le idee, dei tre partiti quello più coerente. Da subito, in chiaro, ha detto qual era il programma sulla giustizia: voleva smontare la legislazione, rendere più difficile l’acquisizione della prova. E tutte le riforme che sono state fatte sono servite a rallentare l’acquisizione della prova, ad alzare sempre di più l’asticella”, ha ribadito Gratteri.

Dal Capo della Procura di Napoli è arrivata una nota positiva: “Quello che ho ritenuto veramente utile è stata la legge – ha spiegato – che consente di intercettare gli hacker, di arrestarli e farli diventare anche collaboratori di giustizia. E’ stata veramente utile ed è stata applicata per la prima volta a Napoli, ci ha consentito di arrestare l’hacker che era entrato nel dominio del ministero della Giustizia, che aveva centinaia di password dei magistrati, che si leggeva la posta quando voleva. Però è ovvio che non basta aumentare la pena di un anno, ma bisognava modificare il codice di procedura penale. Ciò che serviva era dare risposte alla gente che non può aspettare sette anni per avere una sentenza, ma piuttosto un anno, un anno e mezzo”, ha spiegato.

Gratteri, infine, non poteva non pronunciarsi sul 34° anniversario della strage di via D’Amelio in cui sono morti Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta: “Da quel tragico evento ad oggi si è raggiunta l’assuefazione alla mafia, cioè l’idea che la mafia non c’è perché la mafia non spara, perché non fa stragi. In realtà la mafia c’è, esiste, è solo cambiata, è solo mutata. In realtà le mafie non uccidono perché non c’è bisogno di uccidere. Riescono molto bene a corrompere con le ingenti somme di denaro che hanno, provenienti soprattutto dal traffico di cocaina”.