ARCE, Omicidio mollicone – “La lesione ritrovata sulla porta della caserma di Arce è più compatibile con un cranio che con un pugno”. E’ questa in sintesi la conclusione dell’ingegnere Remo Sala, consulente della Procura Generale di Roma, sentito in aula nell’ultima udienza del processo di Appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone. Si tratta di una tesi che va a rafforzare l’ipotesi dell’accusa, secondo cui il primo giugno del 2001 la testa della 18enne sarebbe stata sbattuta da Marco Mottola, al culmine di una lite, contro la porta, fino a farle perdere i sensi. La giovane sarebbe stata poi soffocata e abbandonata nel boschetto di Fonte Cupa. Marco Mottola è imputato in concorso con la madre Annamaria e il padre Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce. Quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver danneggiato la porta con un pugno sferrato di piatto durante una discussione con il figlio Marco. I tre dopo essere stati assolti due volte sono ora nuovamente imputati nel processo di Appello bis, dove sta andando in scena una battaglia di consulenze fra accusa e difesa.
Per l’ingegnere Sala, consulente della procura generale, il foro visibile sulla porta combacia con l’osso orbitale della testa di Serena Mollicone mentre se fosse stata colpita con un pugno avrebbe lasciato un segno più piccolo, circa la metà. “Il consulente ha escluso categoricamente che la lesione sulla porta sia stata provocato dal pugno di piatto sferrato dal maresciallo Mottola. La tesi dell’accusa è stata ampiamente confermata dal consulente della procura” commentano i legali della famiglia Mollicone, gli avvocati Antonio Iafrate e Federica Nardoni. Di parere opposto invece il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mottola, sentito in aula davanti ai giudici della Corte di Assise d’Appello di Roma, secondo cui “non c’è alcuna prova che quel foro sulla porta sia stato provocato dall’impatto con la testa di Serena Mollicone”. Per il consulente della difesa inoltre “non c’è certezza sulla genuinità del ‘reperto’ porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l’abbia toccata”. Lavorino ha inoltre evidenziato che “non c’è certezza sulla genuinità del ‘reperto’ porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l’abbia toccata”. E’ slittata, invece, l’escussione della professoressa Cristina Cattaneo, consulente dell’accusa, che avrebbe dovuto relazionare in aula sulla compatibilità tra la lesione sul legno della porta e il cranio della 18enne, ma anche sull’epoca della morte. Si torna in aula il 29 ottobre quando continuerà la deposizione del professor Lavorino unitamente a quella dei militari dei Ris dei Carabinieri sulla questione dei nastri che immobilizzarono il cadavere di Serena. Non sono state mai trovate impronte digitali e tracce di Dna appartenenti ai tre imputati nel secondo processo d’appello
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