Omicidio Satnam Singh, le motivazioni della condanna

Quarantasei pagine per ribadire quanto è scaturito dal dibattimento: Satnam Singh il giorno in cui si ferì gravemente -il 17 giugno 2024 – nelle campagne di Borgo Santamaria a Lattina riportando l’amputazione del braccio destro ed una copiosa emorragia in seguito al contatto con un avvolgitelo senza alcuna protezione poteva salvarsi se il suo datore di lavoro Antonello Lovato lo avesse assistito e chiesto l’intervento del personale del 118. Ne sono convinti i giudici togati e popolari della Corte d’assise di Latina nella 46 pagine in cui motivano la sentenza emessa lo scorso 8 luglio cui avevano condannato a 16 anni di reclusione Antonello Lovato con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. La Corte, presieduta dal giudice Mario La Rosa, a latere Francesca Ribotta, scrive a più riprese che Satnam, in Italia senza un regolare permesso di soggiorno e con una paga da fame, si sarebbe potuto salvare se Lovato, oltre ad una pioggia di violazioni in termini di sicurezza sui luoghi di lavoro, dopo l’amputazione del braccio destro di Satnam non avesse perpetrato quelli che la Corte d’Assise definisce “comportamenti commissivi e omissivi che hanno inciso in modo decisivo” sul decesso del bracciante indiano avvenuto il 19 giugno di due anni fa presso l’ospedale San Camillo di Roma.

I legali di Lovato, gli avvocati Stefano Perotti e Mario Antinucci, nelle loro arringhe avevano tentato di deresponsabilizzare il loro assistito in relazione alla morte dopo due giorni di Satnam affermando come il decesso sia avvenuto esclusivamente a causa del contatto dell’arto con l’avvolgitelo. La difesa di Lovato aveva chiesto semmai una condanna per omicidio colposo aggravato. La Corte d’Assise con le sue motivazioni ha detto il contrario e cioè che Lovato abbia messo in atto una serie di azioni finalizzate all’occultamento di quanto accaduto. Tra queste la macabra sistemazione dell’arto decapitato una cassetta di plastica, il lavaggio del furgone su cui venne sistemato Satnam, lo spostamento dei mezzi coinvolti nell’incidente ,la rimozione di copiose tracce ematiche, la sottrazione dei telefonini della vittima e della moglie e, infine, la fuga di Lovato. Nelle motivazioni la Corte d’Assise definisce determinante il contributo fornito con la costituzione di parte civile dell’avvocato Giovanni Lauretti della signora Soni Soni e spiega le ragioni del riconoscimento delle attenuanti in sede di condanna.

Satnam Singh – Antonello Lovato

A Lovato sono state riconosciute la sua incensuratezza, la “partecipazione attiva” al dibattimento e la decisione di ristorare la signora Soni con le somme guadagnate con il lavoro svolto nei primi mesi trascorsi in carcere. Come si ricorderà la Corte d’assise aveva applicato a Lovato anche l’interdizione perpetua dei pubblici uffici e aveva riconosciuto una provvisionale per 120mila euro a Soni Soni e ai familiari di Satnam rigettando quelle per sindacati e enti parti civili. La Corte aveva considerato otto le persone offese: la madre di Satnam, Jasveer Kaur, il padre, i fratelli di Satnam Singh, il padre, Gurmukh Singh, tutti difesi dall’avvocato Giuseppe Versaci.

Le altre persone offese erano i sindacalisti Giovanni Mininni della Flai Cgil e Giuseppe Massafra della Cgil di Latina, difesi dagli avvocati Simone Sabbattini, Antonio Valori e Andrea Ronchi. Parti civili anche i Comuni di Latina e Cisterna, rispettivamente assistiti dagli avvocati Cinzia Mentullo e Maria Concetta Belli, e l’Anmil (associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), assistita dall’avvocato Massimiliano Gabrielli. Il processo, oltre alle indagini della Procura, aveva fatto leva sui commoventi racconti di Soni Soni sul conto di “Navi”, come era chiamato Satnam da amici e conoscenti. Era giunto in Italia nel 2016. Dopo aver ottenuto il primo permesso di soggiorno, era diventato, a scadenza del lasciapassare, un vero e proprio invisibile come tanti extracomunitari.

Nelle sue motivazioni depositate mercoledì la Corte d’Assise sostiene come “Lovato” fosse “gravato di un obbligo di impedire l’evento lesivo che ha portato alla perdita dell’arto di Satnam Srngh in ragione della sua posizione datoriale di fatto, ma nel caso di specie vi è di più in quanto questi ha successivamente assunto un comportamento concludente inequivoco soccorrendo nell’immediatezza la vittima e caricandola sul furgone, sicché avrebbe dovuto portarla in ospedale o chiamare i soccorsi, così evitando l’evento morte o ritardandone il verificarsi”. I soccorsi sono stati richiesti tardivamente, dopo 45’, un lasso temporale nel corso del quale Satnam ha perso circa “il 15% del patrimonio ematico complessivo circolante nel corpo di un essere umano”.

Il tempo perduto è stato determinante per il decesso e i giudici lo dicono nella parte conclusiva delle loro motivazioni: “In questi casi il tempo non sappiamo se porta alla salvezza o meno ma sicuramente concede delle opportunità al paziente maggiori rispetto al mio attendere”. Con una terribile conclusione: “SeLovato Antonello avesse tenuto la condotta doverosa richiesta, ossia accompagnare il suo lavoratore presso un presidio sanitario o avesse immediatamente richiesto l’intervento di un’ambulanza presso la sua azienda agricola, Satnam Singh non sarebbe morto o comunque l’evento si sarebbe verificato in epoca successiva o con minore intensità”. La Corte d’assise cerca di trovare una ragione, semmai ci fosse, alla condotta dell’imprenditore di Borgo Santa Maria: Era più interessato a proteggere la sua azienda, sperando che la situazione di irregolarità non emergesse”.