Sfruttamento sessuale di minori online un denunciato anche a Latina

LATINA – Uno dei soggetti denunciati nell’ambito della recente operazione contro lo sfruttamento sessuale dei minori online è residente nella provincia di Latina. È quanto emerge da una complessa indagine condotta dalla Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, che ha portato alla luce una rete internazionale coinvolta nel cosiddetto “live distant child abuse”, una delle forme più gravi e insidiose di violenza sessuale sui minori perpetrata a distanza tramite videochiamate.

L’attività investigativa, avviata dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (CNCPO) della Polizia Postale, ha consentito di ricostruire un sistema strutturato e ramificato, fondato su contatti preventivi, accordi dettagliati e pagamenti elettronici. All’interno di questo circuito criminale operavano i cosiddetti buyer, ovvero soggetti che commissionavano in tempo reale abusi sessuali su minori, e i trafficker o vendor, intermediari che si trovavano fisicamente accanto alle vittime e che rendevano possibile la violenza.

Secondo quanto emerso, gli abusanti stabilivano tempi, modalità e richieste specifiche delle violenze, acquistando la possibilità di assistere e dirigere gli abusi via webcam. I pagamenti avvenivano tramite somme di denaro di modesta entità, definite tips, trasferite attraverso i principali servizi di money transfer, così da non attirare sospetti né controlli economico-finanziari approfonditi.

Il primo contatto tra abusanti e intermediari avveniva su piattaforme asiatiche dedicate agli adulti. Durante queste interazioni venivano proposti spettacoli alternativi e, tra i “servizi” offerti, anche quelli che coinvolgevano bambini. Successivamente, le conversazioni si spostavano in stanze virtuali private, dove veniva avviata una vera e propria trattativa, calibrata sulle preferenze dell’abusante e sulla disponibilità del vendor. Qualora quest’ultimo non fosse stato in grado di soddisfare direttamente le richieste, provvedeva a mettere in contatto il cliente con altri intermediari.

Le vittime sono in gran parte bambini molto piccoli, provenienti da contesti di estrema vulnerabilità sociale ed economica, condizioni che favoriscono lo sfruttamento. Parallelamente, gli investigatori stanno approfondendo la posizione di alcuni utenti occidentali che avrebbero intrapreso viaggi nei Paesi asiatici per commettere abusi fisici diretti, il cosiddetto hand on abuse.

L’indagine trae origine da un’attività sotto copertura condotta dagli investigatori del CNCPO e del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Milano, con il supporto delle strutture di Roma, Trento e Reggio Calabria. Fondamentale si è rivelata anche la cooperazione internazionale con Homeland Security Investigations degli Stati Uniti ed Europol, impegnate da anni nel contrasto alla pedopornografia online. Attraverso sofisticate tecniche informatiche di de-anonimizzazione, gli agenti sono riusciti a infiltrarsi in comunità riservate di abusanti, ricostruendo i flussi finanziari e risalendo all’identità dei responsabili.

Le attività investigative, particolarmente complesse, sono il risultato di un continuo confronto tra i principali gruppi investigativi mondiali specializzati nel settore, che condividono e incrociano dati prima di concentrarsi sui target di rispettiva competenza.

L’operazione ha portato all’arresto di due uomini, di 47 e 31 anni, nelle province di Trento e Reggio Calabria. Sono stati inoltre sequestrati gli account utilizzati per le videochiamate e decine di migliaia di file pedopornografici. Altri quattro soggetti, di età compresa tra i 47 e i 57 anni, residenti nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano, sono stati denunciati. Tutti i dispositivi informatici sono stati sequestrati e sono attualmente al vaglio degli inquirenti per ulteriori accertamenti; durante le perquisizioni sono emerse evidenze ritenute coerenti con i profili investigativi delineati.

La Polizia di Stato ha infine ribadito che la responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti e che tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a sentenza definitiva.