L’Azienda sanitaria interrompe senza preavviso il rapporto di lavoro con i due dipendenti condannati. Il processo si è concluso dopo oltre quattro anni: tre anni e sei mesi a Rainone, due anni a Esposito e un anno all’ex senatore Moscardelli
LATINA – La sentenza di primo grado sullo scandalo dei concorsi dell’Asl di Latina produce le prime conseguenze sul piano lavorativo. L’Azienda sanitaria pontina ha disposto il licenziamento senza preavviso di Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito, entrambi coinvolti nel procedimento giudiziario relativo alle selezioni pubbliche bandite nel 2020.
I provvedimenti sono contenuti in due distinte deliberazioni sottoscritte dalla direttrice generale dell’Asl, Sabrina Cenciarelli. L’azienda ha così definito la posizione disciplinare dei due dipendenti dopo la conclusione del processo davanti al Tribunale di Latina.
Rainone ed Esposito erano già stati sospesi dal servizio nel 2021, in seguito all’esecuzione delle misure cautelari disposte durante le indagini. Da allora percepivano il 50 per cento della retribuzione. Con le nuove deliberazioni, l’Asl ha deciso di interrompere definitivamente e senza preavviso entrambi i rapporti di lavoro.
Le condanne decise dal Tribunale
Il processo di primo grado si è concluso il 12 dicembre, dopo oltre quattro anni di udienze. La prima risaliva al 1° ottobre 2021. Nel corso del procedimento si sono succeduti tre presidenti del collegio: inizialmente Aldo Morgigni, quindi Laura Morselli e, infine, Mario La Rosa.
Dopo circa tre ore di camera di consiglio, il collegio composto da Mario La Rosa, Francesca Zani e Paolo Romano ha condannato Rainone a tre anni e sei mesi, disponendo nei suoi confronti anche l’interdizione dai pubblici uffici. Due anni sono stati inflitti a Esposito, mentre l’ex senatore del Partito democratico Claudio Moscardelli è stato condannato a un anno per rivelazione di segreto d’ufficio.
Per tutti è stata concessa la sospensione condizionale della pena. Si tratta di una decisione di primo grado e, pertanto, non definitiva.
Rainone e Moscardelli sono stati invece assolti dall’accusa di corruzione. Il Tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni, da quantificare in un separato giudizio civile, in favore degli enti costituiti nel processo. Non è stato riconosciuto, invece, il diritto al risarcimento alle altre parti civili, comprese due candidate che avevano partecipato a una delle procedure finite al centro dell’inchiesta.
Le richieste della Procura
Le pene stabilite dal Tribunale sono risultate, in parte, inferiori rispetto a quelle sollecitate dall’accusa. Al termine della requisitoria, il pubblico ministero Valerio De Luca aveva chiesto quattro anni e due mesi per Moscardelli, quattro anni e sei mesi per Rainone e due anni per Esposito.
Per questi ultimi due, la Procura aveva invocato l’assoluzione dal primo capo d’imputazione e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Per Moscardelli, invece, era stata chiesta una diversa qualificazione giuridica della contestazione relativa alla rivelazione del segreto d’ufficio, mentre l’accusa di corruzione era rimasta in piedi fino alla sentenza.
Nel processo si erano costituiti parte civile l’Asl di Latina, le aziende sanitarie di Viterbo e Frosinone, la Regione Lazio, il Comune di Latina, l’associazione antimafia “Antonino Caponnetto” e Confconsumatori Lazio Aps. Tra le parti civili figuravano anche Chiara Gatta e Sofia Lo Stocco, partecipanti al concorso per 70 assistenti amministrativi.
Le due procedure finite sotto inchiesta
Il procedimento è nato dalla convergenza di due distinte attività investigative, condotte rispettivamente dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza di Latina. Le indagini, successivamente riunite, avevano acceso i riflettori su due concorsi pubblici organizzati in forma aggregata tra diverse aziende sanitarie del Lazio.
La prima procedura riguardava l’assunzione di 23 collaboratori amministrativi professionali di categoria D ed era stata bandita congiuntamente dalle Asl Roma 3, Latina, Viterbo e Frosinone. L’Asl pontina ricopriva il ruolo di ente capofila.
La seconda selezione metteva a disposizione 70 posti da assistente amministrativo di categoria C e coinvolgeva le Asl di Frosinone, Latina, Viterbo e Roma 3, anche in questo caso con l’azienda pontina nel ruolo di capofila.
Secondo l’impianto accusatorio, le procedure sarebbero state condizionate attraverso interventi diretti ad agevolare alcuni concorrenti. Le contestazioni hanno riguardato, a vario titolo, la regolarità degli atti, la preparazione delle prove e la divulgazione di informazioni che avrebbero dovuto rimanere riservate.
Gli arresti e l’avvio del processo
Le misure cautelari furono eseguite nel 2021. Rainone ed Esposito vennero sottoposti agli arresti domiciliari; poche settimane più tardi la stessa misura fu applicata anche a Moscardelli. Le ordinanze erano state firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giuseppe Cario.
Rainone ricopriva all’epoca l’incarico di presidente della commissione esaminatrice ed era stato direttore amministrativo facente funzione dell’Asl, oltre che direttore della struttura complessa competente per il reclutamento del personale. Esposito prestava invece servizio come funzionario dell’Azienda sanitaria.
Moscardelli, già senatore ed ex componente della Commissione parlamentare Antimafia, era accusato di essersi interessato alla posizione di due partecipanti al concorso per 23 collaboratori amministrativi: Giuseppe Tomao, già presidente del Consiglio comunale di Minturno e attualmente assessore nella giunta guidata da Gerardo Stefanelli, e Matteo Di Domenico, figlio dell’esponente politica gaetana Pina Rosato. Le loro posizioni erano confluite in un distinto filone dell’inchiesta.
Secondo la ricostruzione sostenuta dalla Procura, l’esponente politico avrebbe segnalato i due candidati a Rainone affinché fossero favoriti durante le prove. Le accuse ipotizzavano anche la predisposizione di domande concordate. Tale ricostruzione, tuttavia, deve essere letta alla luce della sentenza: Moscardelli e Rainone sono stati assolti dal reato di corruzione, mentre l’ex senatore è stato condannato soltanto per la rivelazione del segreto d’ufficio.
Gli esami degli imputati
Nel marzo 2025 Esposito aveva scelto di sottoporsi all’esame davanti al collegio. Era chiamato a rispondere delle contestazioni di falsità ideologica in atti pubblici e rivelazione di segreti d’ufficio.
Rainone aveva invece rinunciato all’esame. Moscardelli era comparso davanti ai giudici nel giugno successivo, a quasi quattro anni dall’arresto, per fornire la propria versione sui rapporti intrattenuti con Rainone e sulle segnalazioni relative ai candidati.
Nel corso delle dichiarazioni, l’ex senatore aveva riconosciuto come un errore l’aver presentato Tomao e Di Domenico a Rainone, respingendo però la ricostruzione secondo cui tale interessamento sarebbe stato finalizzato ad alterare il regolare svolgimento delle selezioni.
Le motivazioni della sentenza
Nelle motivazioni, il Tribunale ritiene provata oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità penale di Rainone ed Esposito per la falsità ideologica in atti pubblici. Secondo i giudici, entrambi avrebbero agito con piena consapevolezza dell’illiceità delle rispettive condotte e della loro rilevanza penale.
Il collegio ha invece escluso che fosse stata dimostrata l’effettiva comunicazione delle batterie dei quiz. La presenza, tra i candidati meglio classificati, di parenti o persone legate a esponenti politici non è stata considerata sufficiente a provare la preventiva divulgazione delle domande scritte.
Una valutazione differente è stata espressa per le prove orali e per i cosiddetti “pensierini”, ossia le indicazioni che, secondo l’accusa, Rainone avrebbe fornito ad alcuni partecipanti segnalati da Moscardelli.
Per il Tribunale, il contenuto delle conversazioni acquisite durante le indagini mostrerebbe con chiarezza che Rainone interveniva sull’organizzazione delle prove previste per il giorno successivo. Il presidente della commissione avrebbe chiesto ai candidati quale macro-argomento preferissero ricevere durante il colloquio, orientando in questo modo lo svolgimento dell’esame orale.
È proprio questo passaggio, insieme alle irregolarità riscontrate nella formazione degli atti della procedura, ad avere assunto un peso centrale nella decisione con cui è stata riconosciuta la responsabilità di Rainone ed Esposito.
La decisione dell’Asl
La conclusione del primo grado ha consentito all’Asl di Latina di definire i procedimenti disciplinari rimasti aperti dopo la sospensione del 2021. Con le due deliberazioni firmate dalla direttrice generale Cenciarelli, l’azienda ha applicato la sanzione più grave prevista nel rapporto di pubblico impiego: il licenziamento senza preavviso.
La scelta segna la cessazione definitiva del rapporto di lavoro con i due dipendenti, pur in presenza di una sentenza penale ancora impugnabile. Il procedimento disciplinare e quello giudiziario seguono infatti percorsi autonomi, con regole, finalità e conseguenze differenti.
Resta aperto il capitolo delle impugnazioni, mentre sul piano civile dovrà essere determinata l’entità dei danni da riconoscere agli enti ammessi al risarcimento. Per l’Asl pontina, che nel processo si era costituita parte civile, i licenziamenti rappresentano intanto il primo provvedimento organizzativo assunto dopo la sentenza che ha chiuso il processo di primo grado sulla cosiddetta “Concorsopoli”.