Perdite idriche, Acqualatina nella black list della Cgia di Mestre

LATINA – L’acqua erogata da Acqualatina nel capuologo Latina continua a perdersi a causa delle sue reti obsolete e datate. A certificarlo ora è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, l’importante e prestigiosa associazione degli artigiani e delle piccole imprese che ha esaminato la situazione nei comuni capoluoghi di Provincia in Italia. Quello di Latina purtroppo non brilla nella “black list” della Cgia: quasi il 68% dell’acqua immessa in rete non arriva a destinazione. Si tratta di un dato che pone il comune di Latina al quarto posto con due numeri che la fanno da padrone: dei 517 litri pro capite al giorno immessi in rete, 350 vanno persi. Secondo la Cgia hanno fatto peggio soltanto i comuni di Potenza con una perdita idrica del 71%, di Chieti dove si tocca il 70,4% e de L’Aquila con il 68,9%. Si tratta di numeri “lontanissimi” da quelli dei comuni ritenuti virtuosi: Milano dove le perdite idriche raggiungono il 13,4%, Pordenone con il 12,1%, Monza con l’11%, Pavia con il 9,4% e Como con il 9,2%.

Il comune di Latina indossa questa simbolica maglia nera anche nei riguardi dei altri quattro centri capuologo del Lazio: quello che sta meglio – si fa per dire – è il comune di Roma, 71° con una dispersione idrica del 27,9%; Frosinone è 20° con una perdita del 55,1% dell’acqua immessa in rete, Rieti si trova al 32esimo posto con una dispersione idrica del 46,9% mentre Viterbo è 47esimo con una dispersione del 46,2%. Nella classifica riservata alle regioni il Lazio si difende con il 46,2%, la situazione più critica è in Basilicata, la regione “più sprecona” d’Italia con una dispersione d’acqua su quanto immesso in rete che è pari al 65,5%. Seguono l’Abruzzo con il 62,5%, il Molise con il 53,9%, la Sardegna con il 52,8% e la Sicilia con il 51,6%. E le conseguenze del dato laziale hanno un carattere economico.

Se su scala nazionale – utilizzando il prezzo medio per unità di misura calcolato a livello territoriale da Cittadinanza Attiva” – il dato è stato stimato in 9,8 miliardi di euro, quello laziale arriva a superare il miliardo e mezzo. Hanno fatto meglio – si fa per dire – la Sicilia e la Lombardia con una perdita ciascuna di un miliardo di euro. Insomma in Italia nel 2022 è andato perso il 42% dell’acqua immessa in rete – praticamente 157 litri per ogni italiano – provocando un buco che – come detto – sfiora i 10 miliardi di euro. Secondo il report del centro studi dell’Cgia la dispersione idrica ha diverse concause: naturalmente le rotture lungo le condotte, l’età avanzata degli impianti, gli errori di misurazione dei contatori e gli usi non autorizzati (allacci abusivi). E sono stati considerati responsabili di questo fenomeno anche i tanto cari fontanili nei centri urbani di tanti paesi, soprattutto del centro sud Italia, provocando “erogazioni considerevoli e di conseguenza a elevate perdite”.