FORMIA – Fu corretta la decisione del Questore di Latina Fausto Vinci di sospendere per dieci giorni la licenza di somministrazione di alimenti e bevande all’Hotel Bajamar di Formia, teatro di una violenta rissa scoppiata durante il veglione di Capodanno 2025. L’ha sentenziato il presidente della prima sezione del Tar di Latina respingendo il ricorso della proprietà della struttura che, censurando l’operato della Questura, aveva chiamato in causa il Ministero degli Interni e del dottor Vinci, firmatario – come detto – dell’ordinanza notificata il 29 gennaio 2025. Il patron dell’albergo, l’imprenditore Roberto Sorrenti, aveva eccepito la legittimità del provvedimento del Questore – cui era seguita anche un’interrogazione parlamentare del gruppo di Fratelli d’Italia, poi ritirata – sostenendo come “il personale del locale, appena accortosi della rissa avrebbe immediatamente acceso da remoto le luci della sala, fermato la musica e interrotto la serata e chiamato le forze dell’ordine”.
Il ricorso al Tar sottolineava dunque la violazione dell’articolo 100 del Testo Unico di pubblica sicurezza circa la mancata allerta delle forze dell’ordine e l’assenza della licenza “in quanto nel locale non era in corso una festa da ballo”. Il ricorso del Bajamar è stato respinto perché la sospensione del Questore di Latina non ha carattere sanzionatorio bensì “preventivo per la sicurezza e l’ordine pubblico che prescinde dall’accertamento di responsabilità del gestore dei locali dove i fenomeni contestati si sono verificati” e, dunque “deve ritenersi ragionevole e proporzionata la misura applicata dal questore”. Nelle motivazioni i giudizi amministrativi ricordano come “dai tabulati telefonici e dalle relazioni versate in atti” dal Ministero dell’Interno “contrariamente a quanto sostenuto dalla società Bajamar “che le forze dell’ordine, al momento della rissa scoppiata nel locale, sono state sì allertate da alcuni partecipanti al veglione mentre le prime chiamate dei dipendenti del locale sono avvenute solo 40/50 minuti dopo l’inizio dei fatti”. Il Tar, condannando la società Bajamar a pagare le spese di giudizio quantificate in 3000 euro, sottolinea, concludendo, “come la rissa, grave si è svolta all’interno del locale dove vi erano più di 200 persone che hanno rischiato di rimanere coinvolte” e, dunque, la sospensione della licenza del Questorte di Latina “è motivata e non risulta affetta da alcun vizio di legittimità manifesto”.
La sentenza del Tar che ha respinto il ricorso della “Bajamar srl” è diventata subito materia di scontro politico. Il capogruppo consiliare del Partito Democratico Luca Magliozzi parla di “una vicenda grave, per la quale non ci fu soltanto la chiusura temporanea del locale, ma furono emessi anche sei Dacur nei confronti dei soggetti coinvolti, alcuni dei quali riconducibili a clan del territorio. Già questo avrebbe dovuto imporre un po’ di prudenza. Quella vicenda poteva restare dentro il suo perimetro naturale: un’attività privata ritiene ingiusto un provvedimento, lo impugna e attende la decisione del giudice. Il problema è che non è andata così”. Magliozzi chiama in causa, pur senza mai citarlo, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, presidente di Fratelli d’Italia e storico legale dell’imprenditore Roberto Sorrenti.
Ed il capogruppo Dem rincara la dose quando sostiene come alla chiusura temporanea di un anno e mezzo del Bajamar ha fatto seguito “una campagna pubblica durissima contro il Questore e l’operato delle Forze dell’ordine. Una pressione mediatica contro presidi dello Stato che ha dell’incredibile. Si è arrivati a convocare una conferenza stampa per mettere in discussione la ricostruzione di rappresentanti dello Stato. Si sono rivolti attacchi diretti a chi aveva gestito quella vicenda, insinuando dubbi pesantissimi sul loro operato arrivando, di fatto, a metterne in discussione anche la buona fede. L’apice è stato raggiunto quando questi attacchi contro Questore e forze dell’ordine sono stati portati addirittura in Parlamento”. Attraverso il deputato di Fratelli d’Italia, Luciano Ciocchetti, era stata presentata (ma poi misteriosamente ritirata) un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno che, nei fatti, metteva sotto accusa l’operato del Questore e delle Forze dell’ordine.
“Una cosa enorme. Mai vista – aggiunge Magliozzi – Talmente enorme che quell’interrogazione è stata poi fatta ritirare. Evidentemente anche a Roma, dentro lo stesso partito, qualcuno deve essersi reso conto dell’imbarazzo e della gravità di quello che stava accadendo. E qui viene il punto politico: i protagonisti di quella vicenda non sono semplici cittadini. Da una parte Roberto Sorrenti, imprenditore, figura politicamente esposta nella vita cittadina e vicino ai Fratelli d’Italia, tanto da essere nominato dal Presidente Rocca alla guida della Comunità Arcipelago Isole Ponziane. Dall’altra Pasquale Cardillo Cupo, non solo avvocato della struttura, ma Presidente del Consiglio comunale di Formia. Un avvocato può difendere un cliente e un imprenditore la propria attività. Ma quando la difesa diventa un attacco pubblico alla Questura, diventa un fatto politico e istituzionale. Ed è proprio la sentenza del Tar a rendere tutto ancora più grave. Perché il giudice conferma che il provvedimento della Questura era legittimo: non c’è stato nessun abuso e nessuna persecuzione, solo un provvedimento legittimo e fondato nel merito. Dopo questa sentenza non resta solo una figuraccia. Resta un fatto molto più grave: in una città come Formia, dove il tema della sicurezza è particolarmente sentito, persone che ricoprono ruoli politici e istituzionali hanno contribuito a screditare pubblicamente la Questura e le Forze dell’ordine”.
Per il Pd si può contestare un provvedimento “ma trasformare una vicenda privata in una campagna pubblica contro la Questura, portarla fino in Parlamento, è un’altra cosa. È un messaggio pericoloso. Significa indebolire un presidio fondamentale per tutta la comunità. Dopo questa sentenza è evidente che si sia superato il limite. Qualcuno dovrebbe chiedere scusa alla Questura, alle Forze dell’ordine e alla città. E, francamente, non è detto che stavolta basti”. Purtroppo si..