FROSINONE, CECCANO – Associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale attraverso l’emissione di fatture per operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti, omessa presentazione e versamento dell’Iva, occultamento e distruzione di documenti contabili e, ancora, riciclaggio e auto riciclaggio di proventi illeciti e trasferimento fraudolento di valori. E’ il pesante e grave impianto accusatorio che la Procura della Repubblica di Frosinone, attraverso il sostituto Procuratore Samuel Amari, ha ipotizzato nei confronti di ben 53 persone componenti di un’organizzazione che aveva la base tra il capuologo ciociaro e Ceccano con collaudate ramificazioni sull’intero territorio nazionale. Gli indagati ora, dopo la conclusione delle indagini preliminari, rischiano il processo. Se si svolgerà o meno, lo deciderà il Gup del Tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante nell’udienza preliminare fissata per il prossimo 4 dicembre, alle ore 15. Questo sodalizio, secondo la procura, era presieduto da Lorenna Rinna, Andrea Michella e Vincenzo Massa e si avvaleva innanzitutto di una serie di ditte individuali e di società- molte delle quali esistenti solo sulla carta – per l’emissione di fatture false a favore di altri soggetti che – e l’hanno accertato le indagini sintetizzate in una richiesta di rinvio a giudizio di ben 147 pagine – facevano parte della stessa organizzazione criminale che dunque utilizzava le cosiddette società cartiere. Il danaro che arrivava attraverso i bonifici sui loro conti correnti postali e bancari veniva successivamente girato su carte postpay e altri correnti postali e bancari in uso a diversi altri componenti l’organizzazione. Questo stratagemma – secondo la Procura – serviva al gruppo per avere in tempo reale il danaro accreditato utilizzando istituti bancari e postali della provincia di Frosinone. La Procura è arrivata a due conclusioni investigative che ora dovranno essere vagliate dal Gup. L’effetto perseguito dall’associazione è stato duplice: quello fiscale, di consentire alle società beneficiarie del danaro di “stornare dagli utili societari le rilevanti somme versate corrispondenti ai pagamenti delle false fatture emesse dalla “cartiere” e di rientrare in possesso di quantitativi di danaro contante e in nero. Poco meno di 50 milioni di euro. Ha preannunciato bagarre già davanti il Gup Morante il nutrito collegio difensivo degli imputati, molti dei quali assistiti dall’avvocato Antonio Ceccani.