GAETA – Condizionatori fuori uso, finestre che non possono essere aperte e temperature elevate. È questa la situazione denunciata dal consigliere comunale del Partito Democratico Emiliano Scinicariello negli uffici del Giudice di Pace di Gaeta, struttura ospitata in locali di proprietà comunale.
Secondo quanto riferito dal consigliere, le condizioni ambientali avrebbero già avuto ripercussioni sull’attività giudiziaria: diverse udienze sarebbero state interrotte e altre rinviate a dicembre proprio a causa del disagio provocato dalle alte temperature.
A rendere più complicata la situazione ci sarebbe anche l’impossibilità di garantire un adeguato ricambio d’aria. Alcune finestre, sempre secondo la denuncia, sarebbero rotte e ricoperte di escrementi di piccioni, rendendone di fatto difficile l’apertura.
Il problema, sottolinea Scinicariello, non riguarderebbe soltanto il comfort di chi lavora o frequenta gli uffici giudiziari, ma anche la sicurezza e la salute dei lavoratori. Nelle ordinanze con cui sono state rinviate alcune udienze viene infatti richiamato il rischio che temperature elevate possano aumentare la possibilità di lesioni e incidenti derivanti da stanchezza, perdita di concentrazione e decisioni errate.
Un tema che assume particolare rilievo in un luogo di lavoro nel quale quotidianamente si svolgono attività che richiedono attenzione e concentrazione.
A segnalare la situazione all’amministrazione comunale sarebbe stato anche il Presidente del Tribunale di Cassino, che, secondo quanto riferito dal consigliere, avrebbe inviato una comunicazione al Comune di Gaeta dopo le segnalazioni provenienti dalla struttura. Nella lettera sarebbe stato richiesto il ripristino dell’impianto di climatizzazione, il corretto funzionamento delle finestre e la bonifica dell’area interessata.
Nonostante questo intervento, sostiene Scinicariello, la situazione non sarebbe stata ancora risolta.
Il consigliere torna così a sollevare anche una questione politica, ricordando come il Giudice di Pace rappresenti, a suo giudizio, «l’ultimo presidio di legalità» rimasto sul territorio. La sua accusa è che non si tratti di un problema legato alla disponibilità economica dell’ente, ma di una presunta mancanza di attenzione e di volontà politica.
” una gravissima forma di mancanza di rispetto – sostiene Scinicariello – verso l’ultimo presidio della legalità sul nostro territorio e verso i dipendenti che lì lavorano in condizioni disumane”.
Al di là dello scontro politico, resta dunque il tema delle “condizioni di lavoro all’interno degli uffici giudiziari”. Una situazione che, se confermata, non riguarderebbe soltanto il disagio provocato dal caldo, ma la necessità di garantire ambienti adeguati e sicuri a chi vi lavora e a chi ogni giorno vi accede per esercitare il proprio diritto alla giustizia.
Per Scinicariello, il caso del Giudice di Pace diventa quindi anche un simbolo dell’attenzione che un’amministrazione dovrebbe riservare ai luoghi nei quali viene esercitata la funzione pubblica e, soprattutto, alle persone che vi lavorano.