Falsi matrimoni tra Gaeta, Formia e Minturno, 4 assoluzioni

GAETA – La soffiata al commissariato di Polizia di Gaeta arrivò da un suo sedicente informatore: indagate su un gruppo di persone che sta favorendo, tra Gaeta, Formia e Minturno, l’immigrazione clandestina, Come? Attraverso lo svolgimento di falsi matrimoni civili. Naturalmente in cambio di laute somme di danaro che venivano distribuite tra i componenti dell’organizzazione. L’indennità più alta andava naturalmente a chi fingeva di essere (falsamente) colpito da Cupido da belle ragazze marocchine desiderose di cambiare vita arrivando in Italia. Questa ricostruzione della Procura di Cassino – il magistrato titolare delle indagini fu il sostituto Procuratore Beatrice Siravo – non ha superato l’esame del Tribunale di Cassino che ha assolto, con la formula perché il fatto non sussiste quattro persone residenti a Gaeta e a Minturno. Si tratta di L.D.G., ora 34 anni, R.G., di 57 anni, di C.D.V, di 66 anni e di A.S, di 60 anni.

Erano accusati di aver violato la normativa, il decreto legislativo 286/98, che contrasta con condanne altissime e termini prescrittivi decisamente lunghi forme di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli imputati, assolti ora dal collegio penale formato da Lo Mastro (presidente), D’Andrea e Malvagni a latere, avrebbe fatto parte di un’organizzazione che dal 2012 si sarebbe specializzata nel favorire, attraverso una serie di collaudati meccanismi, l’ingresso di ragazze di nazionalità marocchina. L’espediente era celebrare, tra Gaeta e Minturno, fittizi matrimoni civili in cambio dei quali le famiglie d’appartenenza delle “promesse” italiane erano costrette a versare somme di danaro variabili dai 3000 ai 5000 euro.

L’organizzazione era talmente collaudata – come ha riportato in aula il sostituto procuratore Alfredo Mattei – che si era dotata della figura dello psicologo – naturalmente falso – che si recava in Marocco per attestare, sempre fittiziamente, situazioni depressive a favore di quelle ragazze che per guarire erano “consigliate” a raggiungere l’Italia per coronare i loro (falsi) sogni d’amore. Naturalmente non tutte hanno pagato quanto pattuito e questa è stata una delle ragioni avanzate dal collegio difensivo formato dagli avvocati Marco Magliuzzi, Stefano Ciapanna, Gemma Armenante e Augusto Casinelli per ottenere l’assoluzione dei loro assistiti quando il Pm Mattei aveva chiesto condanne variabili dai quattro anni e cinque mesi a sei anni di reclusione a fronte delle indicazioni del Codice che per i reati contestati prevedono pene dai 6 ai 16 anni e 15mila euro di multa, variabili in base alle severe aggravanti previste.

Per questa indagine due degli indagati – S.H.,ora 60enne e P.D.I.di 59 anni di Gaeta – in sede di udienza preliminare avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato e, difesi dagli avvocati Massimo Perrino e Giuseppe Ammendola, avevano rimediato, a differenza degli altri quatto presunti componenti dell’organizzazione ora assolti (le motivazioni sono attese nei prossimi 90 giorni), pene varibiali dai 2 ai 4 anni, ora oggetto di un probabile ricorso in Appello.