Sperlonga / Il Comune chiede quasi un milione di danni ai Carabinieri Forestali: il caso finisce in Parlamento

SPERLONGA – Il comune di Sperlonga chiede un risarcimento danni per un importo che sfiora il milione di euro a due sottoufficiali dei Carabinieri Forestali, all’epoca Nipaf. che nell’agosto 2013 sequestrarono un’area destinata a parcheggio a ridosso della rinomata spiaggia di Bazzano e ora il caso approda in Parlamento. La deputata del Movimento Cinque Stelle Stefania Ascari ha presentato martedì un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa per chiedere conto di un’inedita iniziativa risarcitoria che, promossa dall’avvocato Gabriele Germano per conto del comune di Sperlonga, sarà discussa e valutata il prossimo 4 gennaio davanti il giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Roma Assunta Canonaco.

La deputata dei Cinque Stelle nell’interrogazione ripercorre le tappe dell’intera vicenda che, iniziata con l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso il 3 agosto 2013 dal Gip del Tribunale di Latina ai danni di un’area espropriata dal comune per realizzarvi un parcheggio, tra dissequestri e richieste di delucidazioni sull’operato degli stessi Carabinieri Forestali si concluse il 18 aprile 2024,dopo 11 anni. La Corte di Appello di Roma sentenziò la restituzione dell’area al comune che ora,però, chiede i danni. Essenzialmente per la perdita dell’incasso che avrebbe potuto introitare nel corso del tempo e per i danni di immagine provocati dalla revoca del finanziamento concessogli dalla Regione. L’intera vicenda è stata segnalata dal comitato “Argine” all’Onorevole Ascari che, contestando apertamente le 34 pagine della richiesta danni avanzata dall’avvocato Germano, chiede ai tre ministri del governo Meloni se siano a conoscenza dei fatti esposti, quali iniziative di competenza intendano assumere per “tutelare la serenità, l’integrità professionale e la posizione giuridica dei Carabinieri Forestali coinvolti in un’azione giudiziaria derivante dal puntuale e corretto svolgimento di funzioni di polizia giudiziaria delegate dall’Autorità Giudiziaria” e se non ritengano “opportuno promuovere verifiche ispettive e accertamenti specifici in merito ai profili di compatibilità, trasparenza e ai possibili conflitti d’interesse che caratterizzano la difesa del comune di Sperlonga verificando il ruolo e i legami intercorsi tra i soggetti coinvolti nell’iter del piano integrato e i rappresentanti legali nel contenzioso in essere”.

I Ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto sono stati invitati, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, a “fare piena luce sulla trasparenza dei procedimenti amministrativi e giudiziari pregressi relativi all’area di Bazzano e ai contesti territoriali collegati nel comune di Sperlonga, garantendo il pieno rispetto della legalità e la protezione di chi la tutela sul territorio”.

Per l’Onorevole Ascari l’azione legale intrapresa dal comune di Sperlonga controi Carabinieri “appare configurarsi come un atto strumentale e intimidatorio, volto a creare una sorta di incompatibilità ambientale nei confronti di chi ha condotto delicate indagini delegate su beni, aree di Bazzano e vicende amministrative coinvolgenti direttamente amministratori locali e relativi congiunti, nonché accertamenti sfociati nei procedimenti sull’Hotel Grotta di Tiberio”. A dire delladeputata delM5s “sorgono interrogativi di assoluta rilevanza e gravità in merito a possibili situazioni di conflitto di interesse all’interno del contenzioso, con particolare riferimento all’avvocato difensore del Comun”.L’interrogazione parlamentare chiede infatti di accertare “se lo stesso sia figlio di un ex funzionario della Soprintendenza che, all’epoca dei fatti, partecipò alla conferenza dei servizi e fu coinvolto nell’approvazione del piano integrato, e se il medesimo professionista o la sua famiglia risultino altresì titolari di unità immobiliari all’interno del piano integrato stesso-ha concluso la deputata Ascari – La persistenza di vicende giudiziarie decennali spesso concluse con prescrizioni o rallentamenti procedurali alimenta il timore di logiche sistemiche opache a discapito della trasparenza e della legalità amministrativa;

LA VICENDA

Il comune di Sperlonga ebbe non pochi motivi di rammaricarsi dopo aver ricevuto una sentenza della seconda sezione penale della Corte d’Appello che nel 2024 aveva fatto scorrere i titoli di coda su vicenda tanto inverosimile quanto grottesca a conferma, molte volte, dell’impossibilità di molti enti locali di realizzare opere pubbliche a fronte dello svolgimento di un braccio di ferro, di un’opposizione da parte dei privati. I giudici di secondo grado (presidente Galileo D’Agostino, consiglieri Laura Fortini e Roberto Pilla), riconoscendo la legittimità dell’operato dell’amministrazione comunale, le restituirono un vasto terreno che, espropriato ad un privato tra la strada regionale Flacca e la spiaggia di Bazzano, lungo il litorale di levante di Sperlonga, avrebbe dovuto ospitare un’area di sosta (su una superfice di quasi 13mila metri quadrati)grazie ad un finanziamento regionale di un milione e mezzo di euro. Avrebbe dovuto…perché quest’opera era finita nel cassetto come uno dei tanti sogni mai realizzati a Sperlonga.

La vicenda trovò la sua incredibile genesi quando il 12 luglio 2011 il comune emise il decreto di esproprio dell’area al legittimo proprietario. Si instaurò un durissimo contenzioso davanti il Tar prima ed il Consiglio di Stato quando due consiglieri comunali – Joseph Maric e l’avvocato Tony De Simone – e l’ex dirigente del settore Lavori Pubblici Massimo Pacini- finirono nei guai nell’atto dell’immissione in possesso dell’area che il comune di Sperlonga aveva correttamente espropria e liquidato. I tre finirono indagati e dovettero subire un processo che con l’ipotesi di reato di concorso in abuso d’ufficio terminò il 13 ottobre 2020 con una sentenza del loro proscioglimento per avvenuta prescrizione ed il “dissequestro e la restituzione di quanto ancora, eventualmente, in sequestro all’avente diritto”. In effetti l’area di Bazzano era stata sequestrata dai Carabinieri Forestali il 3 agosto 2013 su disposizione – come detto -del Gip del Tribunale di Latina.

La seconda sezione penale della Corte d’appello sentenziò diverse cose. Innanzitutto confermò la sentenza di proscioglimento nei confronti di Maric, De Simone e Pacini ma soprattutto censurò l’operato dei Carabinieri Forestali che avevano erroneamente riconsegnato l’area al precedente proprietario, nel frattempo costituitosi parte civile nel processo d’appello. I giudici – secondo il comune – andarono oltre ordinando che i Carabinieri restituissero l’area oggetto di esproprio notificato il 28 luglio 2011 al legittimo proprietario, il comune di Sperlonga. Il motivo? Gli avvisi di esecuzione del decreto d’esproprio “erano stati ritualmente notificati al precedente proprietario …..gli atti di messa in esecuzione eranostati respinti dai competenti giudici con sentenze divenute definitive”.

Lo stesso Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza numero 4948 del 29 ottobre 2015 riconobbe la sussistenza di “un provvedimento oblatorio, valido ed efficace del quale il comune di Sperlonga ha acquisito la disponiblità ed il possesso dei suoli dagli appellanti e aveva proceduto alla loro recinzione”. E con quale amara considerazione: davanti a questo infinito ginepraio giuridico il comune di Sperlonga perse il finanziamento regionale di un milione e mezzo di euro e i bagnanti frequentanti la spiaggia di Bazzano dovranno attendere chissà ancora per quando un’area sosta. Incredibile ma vero.