Gaeta / Necroforo trovato impiccato in cantina: indagata una 51enne per istigazione al suicidio, disposta l’autopsia

GAETA – Istigazione al suicidio. E’ l’ipotesi di reato con cui il Sostituto Procuratore Andrea Corvino ha iscritto sul registro degli indagati il nome di una donna di 51 anni di Gaeta in relazione agli sviluppi, clamorosi, relativi al decesso di un necroforo di 48 anni di Gaeta trovato ufficialmente morto suicida la mattina del 13 febbraio 2026 nella cantina dell’abitazione in cui abitava con la moglie nella storica via Indipendenza.

La svolta alle indagini svolte dal commissariato di Polizia nelle ultime ore si è arricchita di un nuovo capitolo oltre all’avviso di garanzia notificato alla donna difesa dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo: la verifica del contenuto del traffico e della messaggistica del telefonino dell’uomo – dal 2024 dipendente dell’”Antica Impresa onoranze funebri di Salvatore Salemme” di Gaeta – il giorno della tragedia o nei giorni precedenti. Il magistrato titolare delle indagini lunedì 2 novembre incaricherà un perito informatico per verificare anche il traffico telefonico sul telefonino del 48enne e su quello della donna con la quale l’uomo si sarebbe intrattenuto negli ultimi giorni più volte prima di mettere in atto l’insano gesto.

Sullo sfondo ci sarebbero difficoltà economiche palesate dal 48enne che avrebbe cominciato ad incontrare la donna per metterlo in contatto con chi, della sua strettissima cerchia di conoscenti, avrebbe potuto e dovuto risolvere i suoi problemi. La consulenza tecnica consentirà di vedere se il telefono della vittima e quello dell’indagata hanno avuto uno scambio di chat o di telefonate e soprattutto se nelle ore e giorni precedenti la morte erano agganciati alla stessa cella di ripetizione del segnale, in questo caso un impianto che serve il quartiere di Calegna.

Non è sicuro al momento se quello stesso giorno, il 13 febbraio 2026, i due si siano visti in un posto oppure in due punti diversi della città, anche questo dettaglio potrà emergere solo all’esito della perizia tecnica sui telefoni, così come eventuali altri incontri nei giorni o nelle settimane precedenti.Le indagini potrebbero trovare spunti interessanti anche dalla verifica dei conti correnti del 48enne o eventuali contratti finanziari che potrebbero essere stati alla base di tutto, per quanto la vittima non abbia mai confidato a nessuno, nemmeno ai familiari più stretti di avere problemi di ordine economico, né di aver ricevuto minacce per eventuali debiti sconosciuti sia alla moglie che ai fratelli.

Le indagini della Procura sono avvolte da uno stretto e comprensibile riserbo ma a promuoverle è stato soltanto il legale della moglie del necroforo. L’avvocato Pasquale Di Gabriele aveva messo per iscritto in esposto al Commissariato alcune anomalie raccontategli dalla donna: la porta della cantina chiusa all’esterno e la momentanea sparizione delle chiave, poi misteriosamente ricomparse nella buca della busta della locatrice dell’abitazione in cui avevano vissuto per 15 anni in via Indipedenza il necroforo e la moglie. Il Pm Corvino, dopo aver letto una prima informativa della Polizia e aver aperto un fascocolo contro ignoti senza alcuna ipotesi di reato, aveva già disposto la riesumazione del cadavere del 48enne – ad effettuarla il 6 novembre prossimo saranno gli stessi colleghi di lavoro dell’uomo – per essere sottoposto il giorno dopo ad autopsia.

Ad eseguirla presso l’obitorio dell’ospedale Santa Scolastica di Cassino sarà il medico legale Gabriele Margiotta. La stessa famiglia vuole vederci chiaro e in quest’ottica ha nominato il dottor Giorgio Bolino. L’autopsia dovrà chiarire una volta per tutte come morì otto mesi fa il 48enne di Gaeta nella cantina dell’appartamento preso in affitto 15 anni fa in concomitanza del matrimonio dal quale non aveva avuto figli. L’immediata ricognizione cadaverica stabilì che il decesso era avvenuto per asfissia dovuta ad una corda legata volontariamente al collo.

L’autopsia in programma il 7 novembre dovrà verificare le cause della morte e se questa sia avvenuta in conseguenza di altro reato. Il ritrovamento delle chiavi è stata una messa in scena per depistare le stesse indagini? I familiari hanno escluso che il 48enne necroforo avesse dei problemi, di qualsiasi natura, prima della scelta di mettere in atto l’insano gesto. Il 48enne aveva tentato la l’elezioneal consiglio comunale di Gaeta in occasione delle amministrative del 2017, quelle in cui Cosimino Mitrano si riconfermò sindaco al termine del primo turno.