Il 49enne è accusato di anni di vessazioni, aggressioni e minacce. In un’occasione avrebbe afferrato la donna per il collo davanti ai carabinieri
SEZZE – “Ti faccio riempire di denunce, ti rovino e ti taglio la gola”. È una delle minacce che un uomo di 49 anni avrebbe rivolto alla compagna dopo che la donna aveva raggiunto il figlio minorenne, fuggito di casa in seguito all’ennesimo episodio di violenza. Poco prima, secondo l’accusa, il ragazzo era stato colpito dal padre con uno schiaffo al volto così forte da provocargli una contusione e un’emorragia all’occhio sinistro, giudicate guaribili in otto giorni.
Ora il 49enne, di nazionalità egiziana, è stato rinviato a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. Dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna e del figlio. Il processo inizierà il prossimo 12 novembre davanti al giudice monocratico Roberta Brenda.
L’uomo, difeso dall’avvocato Silvia Perciballe, respingerà le accuse nel corso del dibattimento. La compagna si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Vincenzo Buffardi.
Nelle carte dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Francesco Caporotundo, viene ricostruito un clima familiare segnato da gelosia, controllo e continue umiliazioni. Una quotidianità che, secondo l’accusa, sarebbe stata scandita da insulti, minacce e aggressioni, alcune delle quali avvenute davanti ai due figli minorenni.
La donna sarebbe stata presa a calci e colpita con un pugno alla spalla. Durante uno dei litigi, il compagno avrebbe cercato di strapparle il telefono dalle mani, rompendole gli occhiali. In un’altra occasione l’avrebbe afferrata per il collo, minacciando di «farla a pezzi» qualora avesse tentato di lasciare la casa.
A ottobre la scena si sarebbe ripetuta persino davanti ai carabinieri, intervenuti nell’abitazione di Sezze per l’ennesima lite. Anche in quella circostanza il 49enne avrebbe stretto la donna al collo in presenza dei figli.
Alle violenze fisiche e verbali si sarebbe aggiunta, sempre secondo la ricostruzione della Procura, una forma di pressione economica. L’uomo non avrebbe contribuito al sostentamento dell’intero nucleo familiare: avrebbe fatto la spesa soltanto per sé e per il figlio più piccolo, lasciando che la compagna provvedesse da sola alle proprie necessità, a quelle dell’altra figlia minorenne e dell’anziano padre convivente.
L’ultimo episodio contestato risale al dicembre scorso. Dopo essere stato schiaffeggiato e ferito a un occhio, il figlio sarebbe scappato di casa. La madre lo avrebbe raggiunto, provocando la reazione dell’uomo e la telefonata con le pesanti minacce: «Ti faccio riempire di denunce, ti rovino e ti taglio la gola».
Il rinvio a giudizio apre ora la fase del processo, nel corso del quale dovranno essere verificate le contestazioni formulate dalla Procura. La responsabilità dell’imputato potrà essere stabilita soltanto con una sentenza definitiva.