La lega esce dalla maggioranza del consiglio provinciale di Latina

LATINA – Sono trascorsi soltanto sei mesi dal rinnovo del consiglio provinciale di Latina e la Lega si è dichiarata già fuori dalla maggioranza di centrodestra che aveva eletto alla presidenza con percentuali bulgare il sindaco di Monte San Biagio Federico Carnevale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso c’è stata giovedì mattina. Bisognava eleggere i presidenti delle sei commissioni permanenti varate dal consiglio provinciale ed il presunto accordo politico tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega è saltato.

Prevedeva il conferimento di due presidenze agli azzurri, altrettante al partito di Giorgia Meloni e la quinta al carroccio. E invece Forza Italia ha portato a casa le presidenze delle commissioni Pubblica Istruzione, Lavori Pubblici-Attività tecniche e Affari generali con Pina Rosato di Gaeta, Pasquale Casalini di Sezze e Jessica Di Trocchio di Fondi. Le presidenze ottenute da Fratelli d’Italia sono state quelle allo Sviluppo e Tutela del territorio con Renzo Scalco di Latina e quella alla Programmazione, Statuto, Regolamenti e Formazione con Pierluigi Di Cori di Cisterna.

E’ rimasto all’asciutto l’unico consigliere provinciale della Lega, il minturnese Niccolò Graziano, che dopo essersi astenuto sul voto delle prime due presidenze, ha abbandonato i lavori nonostante la Lega avesse rimediato due vice presidenze con lo stesso Graziano in quelle capitanate dai consiglieri Pasqualini e Scalco. E’ bastato poco che scoppiasse il caso che ha confermato l’isolamento della Lega, partito sempre più ridotto all’osso nell’amministrazione provinciale – dove a marzo ha confermato con il resto più alto l’unico consigliere (Graziano ha preso il posto del formiano Nicola Riccardelli che non si era ricandidato dopo aver capito di non poter far a meno dell’altissimo voto ponderato dei consiglieri comunali di Latina – e nei vari comuni.

Un fatto è certo: quanto avvenuto giovedì mattina potrebbe bloccare il processo di riavvicinamento della Lega nei confronti di Fratelli d’Italia e soprattutto, di Forza Italia nei comuni in cui voterà per le amministrative la prossima primavera. Formia e Minturno su tutte. Una curiosità: l’unica presidenza eletta all’unanimità è stata quella alla trasparenza che la minoranza ha indicato nel sindaco del Partito Democratico di Roccasecca dei Volsci Barbara Petroni, la sfidante del neo presidente Carnevale alle elezioni di secondo livello della scorsa primavera. L’elezione delle presidenze delle sei commissioni alla Provincia ha confermato il dominio assoluto di Forza Italia che ha avuto neppure durante la presidenza di Gerardo Stefanelli, eletto con i voti degli azzurri, del Pd e delle liste civiche.

La terza presidenza rivendicata da Graziano sarebbe dovuta essere quella della consigliera comunale e neo provinciale di Gaeta Pina Rosato? Di certo, Forza Italia è andata subito all’incasso a pochi giorni da quando aveva dovuto cedere la vice presidenza dell’ente che, “prenotata” dal Senatore Claudio Fazzone per il consigliere comunale di Sezze Pasquale Casalini, è andata ad appannaggio dell’avvocato Pierluigi Torelli, presidente del consiglio comunale di Sermoneta di Fratelli d’Italia e ritenuto l’ombra del consigliere regionale autosospeso Enrico Tiero. La fuoriuscita della Lega dalla maggioranza alla Provincia non provocherà gli incubi al presidente Carnevale che ha una maggioranza blindatissima (8 consiglieri su 12,quattro di Fi e altrettanti di Fdi) a fronte di una nuova minoranza ibrida che, facendo leva sulla Lega ,sul Pd e sui civici, è, paradossalmente ,la stessa, per esempio, che siede al consiglio comunale di Formia.

LE REAZIONI
La Lega al momento – partito che sembra in liquidazione – non ha una guida provinciale. Dai tempi delle amministrative al comune di Fondi della scorsa primavera la reggente sembra essere la deputata di Latina Giovanna Miele. E’ toccata a lei – lei salita sul carroccio dopo aver abbandonato Forza Italia – a stigmatizzare lo scippo subito dal suo ex partito: ”È con rammarico, e nostro malgrado, che la Lega si trova costretta a uscire dal governo della Provincia di Latina.

Non è una scelta presa a cuor leggero, ma una decisione necessaria, perché alla Lega non viene riconosciuto il ruolo che gli elettori le hanno affidato come forza politica di maggioranza”. E’ stato questo il suo primo commento che sembra quasi esternare il “pentimento” di aver sostenuto alla corsa alla presidenza del sindaco azzurro di Monte San Biagio: “La Provincia è un ente di secondo livello. Sono stati i consiglieri comunali del territorio, espressione diretta della volontà dei cittadini, a scegliere con chiarezza una presidenza di centrodestra e quindi un governo di centrodestra. È stata una vittoria netta e schiacciante, costruita con il contributo determinante di tutte le forze della coalizione, Lega compresa. Proprio per questo non è accettabile che a una forza di maggioranza non vengano riconosciuti la dignità, il ruolo e le responsabilità che le spettano in quanto eletta. Il rispetto degli equilibri della coalizione non è una questione di poltrone. È rispetto per il voto dei consiglieri e, attraverso di loro, per i cittadini della provincia di Latina”.

In serata si è aggiunto il commento di un amareggiato e deluso consigliere provinciale Nicolò Graziano:” Non aver assegnato alla Lega neanche una presidenza di commissione – ha dichiarato– è l’espressione chiara e oggettiva di una delegittimazione di una componente centrale del centrodestra nella formazione dell’esecutivo provinciale. Questo nonostante la Lega abbia scelto di presentare una propria lista, composta da consiglieri comunali, e abbia intercettato una parte importante del voto di centrodestra dei consiglieri della provincia, determinando la mia elezione. Avrei dovuto far parte attivamente del governo provinciale, per senso di responsabilità e per rispetto del mandato ricevuto dai miei elettori. Loro sapevano bene che il governo sarebbe stato di centrodestra, e quel mandato oggi non viene rispettato” – ha concluso il consigliere di Minturno. Ma chi vince, capisce e soprattutto “cummanna”. E non l’ha mai detto il Senatore Claudio Fazzone.