SABAUDIA, Inchiesta chioschi – Sostituzione della misura degli arresti domiciliari con la sospensione dal servizio per la durata di un anno. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Roma (presidente Maria Agrini, a latere Olga Manuel ed Enrica Villani) nei confronti dei dirigenti dei settori Lavori Pubblici e demanio del Comune di Sabaudia, il formiano Giuseppe Caramanica e la sorana Elisa Cautilli, finiti ai domiciliari, insieme all’ex vice sindaco ed assessore alla cultura Giovanni Secci, con l’accusa di turbata libertà degli incanti in relazione all’assegnazione di cinque chioschi alla vigilia della stagione balneare 2025.

I provvedimenti di revoca della misura coercitiva sono stati notificati ai due dirigenti nel pomeriggio di venerdì dagli agenti della tenenza di Sabaudia della Guardia di Finanza presso le abitazioni dei due indagati, nella frazione formiana di Penitro e a Terracina. Se una moderata soddisfazione per la decisione del Riesame (che aveva discusso i ricorsi nella giornata del 3 marzo) è stata espressa dai legali di Caramanica e Cautilli, gli avvocati Massimo Signore, Giulio Mastrobattista e Francesco Fedele, il Tribunale della libertà ha confermato invece per gravi indizi di colpevolezza i domiciliari per l’ex vice sindaco di Sabaudia e coordinatore comunale di Forza Italia Secci.

Il legale difensore Renato Archidiacono non ha escluso di ricorrere in Cassazione appena saranno depositate le motivazioni del Riesame entro 45 giorni. Davanti il Tribunale della libertà il collegio difensivo aveva tentato di ridimensionare la portata delle accuse mosse dalla Procura a causa delle quali erano finiti ai domiliciari il 17 febbraio scorso, subito dopo l’interrogativo preventivo effettuato dal Gip del Tribunale di Latina Cario. Secci, Caramanica e Cautilli sono accusati di aver affidato cinque chioschi a imprenditori ritenuti familiari o conoscenti degli ex operatori balneari a cui era scaduta nel 2024 la concessione demaniale. La discussione dei ricorsi era stata anticipata da due provvedimenti inattesi dalle difese: gli ordini professionali competenti avevano sospeso Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautulli applicando una norma di cent’anni fa, Regio Decreto 2537 del 1925. Il legale di Secci, Renato Archidiacomo ha pendente l’istanza di ricusazione promossa contro il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Sarà discussa dalla quarta sezione penale della Corte d’Appello il 19 marzo prossimo dopo che l’istanza, dichiarata ammissibile dai giudici di secondo grado, è finita nel mirino dello stesso procuratore generale Erminio Amelio che ha chiesto di avere dal Tribunale di Latina l’intero fascicolo riguardante la parte di Secci e l’ordinanza d’arresto (ai domiciliari) sottoscritta dal Gip Cario. Secondo Archidiacono il Gip, concedendo le proroghe agli inquirenti per la registrazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali ai danni dei tre indagati, affermava già la “sussistenza di gravi indizi”.

Insomma, secondo questa difesa, il Gip Cairo avrebbe violato l’’articolo 37 del Codice di procedura penale andando oltre con considerazioni spettanti, semmai, ad un magistrato inquirente. Se questa istanza di ricusazione dovesse essere accolta dalla Corte d’Appello, costringerebbe il presidente del Tribunale di Latina a coinvolgere un Gip diverso dal dottor Cario per l’esame delle richieste delle misure cautelari provenienti dalla Procura e, di conseguenza, per lo svolgimento dell’interrogatorio preventivo previsti dalla riforma Cartabia.

La riforma e la conferma dei provvedimenti cautelari nei confronti di Caramanica, Cautilli e Secci seguono di alcune ore la notifica di un secondo avviso di garanzia per il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca che, indagato a piede libero e senza alcuna richiesta per la vicenda dei cinque chioschi, è finito nei guai per aver esercitato pressioni, sia con telefonate che durante alcuni incontri, sul comandante della locale guardia costiera al fine di allentare i controlli sulle spiagge. I fatti si sarebbero verificati durante la stagione balneare 2025 quandoil primo cittadino – secondo le risultanze investigative della Procura – avrebbero chiesto di allentare i controlli nei confronti degli assistenti bagnanti (sorpresi addirittura a dormire durante l’orario consentiti alla balneazione), sull’attività dei chioschi e sui lavori alla Bufalara. Difeso dall’avvocato Domenico Mariani, il sindaco di Sabaudia ha preannunciato di chiedere nei prossimi giorni visione e copia degli atti per i quali è indagato dalla Procura di via Ezio.
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