Interdittiva antimafia ad un ristorante di Formia sospesa dal Cds

FORMIA, Interdittiva antimafia – Uno spiraglio, inatteso, si è aperto martedì per la vicenda legata alla società “FabFab srl” che, proprietaria del ristorante “Marì” in via Unità d’Italia, era stata raggiunta da un’interdittiva antimafia emessa ai suoi danni il 9 marzo scorso dalla Prefettura di Latina. Il provvedimento Prefettizio mercoledì 15 aprile era stato, per certi versi, confermato dalla prima sezione di Latina del Tar (presidente Donatella Scala) che aveva respinto l’istanza di sospensiva presentata dalla società “FabFab srl”, La battaglia legale dell’avvocato Luca Scipione aveva davanti due strade: chiedere l’annullamento del provvedimento alla stessa Prefettura oppure rivolgersi al Consiglio di Stato. E così è stato. La società “FabFab srl” ha deciso di presentare appello al Consiglio di Stato. I giudici amministrativi di Palazzo Spada in sede monocratica – presidente Michele Corradino – hanno sospeso l’ordinanza numero 111/2026 del Tar con tutti gli atti impugnati, compresa l’interdittiva antimafia, e hanno fissato la discussione del ricorso in sede collegiale il 14 maggio prossimo quando “i motivi di appello potranno trovare adeguato approfondimento” e in attesa “potranno ritenersi prevalenti le ragioni di tutela della continuità aziendale”. La difesa della società, rappresentata dall’avvocato Scipione ha proposto al Consiglio di Stato le stesse questioni prospettate alla sezione di Latina del Tar, tra cui l’avvenuta violazione del contraddittorio procedimentale, l’inadeguatezza della motivazione con cui la prefettura ha escluso la possibilità per la società di accedere al “controllo collaborativo”, che è una misura che consente alla società di continuare ad operare dimostrando la mancanza di qualsivoglia condizionamento mafioso, nonché l’insussistenza dei presupposti su cui la prefettura ha adottato la misura interdittiva, fondate su alcune pregresse vicende processuali del padre (Salvatore) dell’attuale proprietario Fabrizio. Il genitore era stato assunto dalla società “FabFab srl”. In effetti, per quanto concerne le vicende processuali di Salvatore Ferrara, rimasto coinvolto in una inchiesta del 2016 per dei reati in materia di giochi e scommesse illegali, è stato documentato e spiegato ai giudici amministrativi che lo stesso non sia stato mai condannato per associazione camorristica. Si tratta di una circostanza quest’ultima di cui ha preso atto già il Tar di Latina che, pur respingendo la domanda di sospensiva, ha ritenuto che vi fossero le condizioni per presentare istanza di riesame della misura interdittiva alla prefettura di Latina.
L’avvocato Scipione ha fatto rilevare poi come Ferrara padre, dopo essere stato indagato, ha definito completamente tutti i procedimenti penali senza nessuno strascico e conseguenza. Rimasto senza lavoro, Ferrara senior è stato assunto dalla società del figlio Fabrizio come dipendente di sala dopo diversi mesi dall’avvio della attività di ristorazione per poi interromperlo. “Fabrizio Ferrara e l’attività di ristorazione “Marì” sono completamenti estranei a condizionamenti e collegamenti con la criminalità organizzata e, vieppiù, col clan dei Casalesi. Nel ricorso al Tar e al Consiglio di Stato abbiamo evidenziato – ha commentato l’avvocato Scipione – e dimostrato come questa società sia stata aperta con regolari finanziamenti pubblici e privati e si finanzi esclusivamente, come risulta in modo trasparente dai suoi rapporti bancari, con i proventi derivanti dalla sola attività di ristorazione, che per l’impegno e la cura profusa dal Ferrara Fabrizio e dai suoi dipendenti sta avendo un graduale ma crescente apprezzamento da parte della clientela sempre più numerosa”.

Lo testimonia, inoltre, una perizia di parte di un importante consulente finanziario del comprensorio. “Il proprietario e amministratore della società Fabrizio Ferrara – ha aggiunto l’avvocato Scipione – è un giovane che non ha nessuna pendenza penale di alcun tipo ed è sempre stato dedito all’attività di studio prima e lavoro nel campo della ristorazione da circa tre anni. Dispiace aver rilevato come la ricostruzione contenuta nella relazione dei Carabinieri di Latina e relativa a Salvatore Ferrara sia frutto di macroscopici equivoci che stiamo chiarendo e che hanno trovato ora un primo importante riconoscimento giudiziario col provvedimento di sospensiva emesso dal Consiglio di Stato”.
L’interdittiva antimafia della Prefettura di Latina nei confronti di questo ristorante di Formia fa cenno, inoltre, alla presenza nei suoi organici di un dipendente con precedenti per reati in materia di stupefacenti: “La società amministrata da Fabrizio Ferrara era completamente ignara di questa circostanza soggettiva – ha aggiunto precisando Scipione- Si è trattato di un dipendente che ha lavorato solamente un paio di mesi alla fine dell’anno 2023 a fronte di altri diciotto rapporti lavorativi, alcuni dei quali in essere, con personale dipendente di specchiata professionalità e integrità morale”. E il ricorso, accolto, dal Consiglio di Stato affronta anche la circostanza di come il ristorante “Marì” sia stato aperto grazie “ad un regolare contratto di locazione” e la FabFab procede “normalmente al pagamento in modo trasparente al pagamento dei canoni mensili, analogamente ad altre società che svolgono tranquillamente la propria attività in locali presi in locazione dalla stessa proprietà”.
I giudici in sede collegiale del Consiglio di Stato si pronunceranno nel merito il prossimo 14 maggio