Caso Mario Roggero, appare uno striscione a Marina di Minturno: il Comune lo rimuove

MINTURNO – Uno striscione con la scritta «Simonelli sta con Mario Ruggero» è apparso sul cavalcavia di via Simonelli, a Marina di Minturno, ed è stato rimosso nel giro di poche ore dal Comune perché collocato senza autorizzazione e ritenuto potenzialmente pericoloso per la circolazione stradale.

Il messaggio, nel quale il cognome del gioielliere piemontese Mario Roggero era riportato erroneamente come “Ruggero”, esprimeva solidarietà all’uomo condannato in via definitiva per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività commerciale. La parola “Simonelli”, denominazione dialettale con cui viene indicata Marina di Minturno, sembrava voler estendere simbolicamente la presa di posizione all’intera comunità della frazione costiera.

A disporre la rimozione è stata l’amministrazione comunale con l’ordinanza numero 266 del 17 luglio. Il provvedimento è arrivato dopo una segnalazione presentata al Comune dal gruppo politico del Partito democratico di Minturno e il successivo sopralluogo effettuato dal personale dell’ente.

Gli accertamenti hanno permesso di verificare che lo striscione, di dimensioni definite «non misurabili», era stato fissato alla ringhiera e al parapetto del cavalcavia. Per la sua esposizione non era stata rilasciata alcuna autorizzazione, né il necessario nulla osta da parte del Comune, proprietario della strada.

Il cavalcavia di via Simonelli, inoltre, non rientra tra gli spazi destinati alle pubbliche affissioni o alla propaganda. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, la collocazione del telo in una posizione visibile dalla carreggiata avrebbe potuto distrarre gli automobilisti e, in caso di vento, creare un potenziale pericolo per la circolazione sottostante.

Il Comune ha pertanto ordinato la rimozione d’ufficio, affidandone l’esecuzione al personale operaio comunale e riservandosi di recuperare le spese sostenute qualora vengano individuati i responsabili. Al momento non è stato possibile risalire né all’autore materiale dell’affissione né al soggetto che l’avrebbe commissionata: sullo striscione non comparivano firme, simboli o indicazioni di appartenenza.

IL CASO ROGGERO

Mario Roggero è il gioielliere di Grinzane Cavour, nel Cuneese, protagonista di una vicenda giudiziaria iniziata il 28 aprile 2021. Dopo una rapina nel suo negozio, durante la quale erano presenti anche la moglie e la figlia, Roggero inseguì all’esterno i tre malviventi e sparò diversi colpi con una pistola legalmente detenuta. Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, mentre Alessandro Modica rimase ferito.

Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, quando il commerciante aprì il fuoco i rapinatori avevano già abbandonato il negozio e stavano fuggendo. Per questa ragione è stata esclusa la legittima difesa, poiché non sarebbe più esistito un pericolo attuale per Roggero e per i suoi familiari.

Condannato in primo grado a 17 anni, Roggero ha ottenuto in appello una riduzione della pena a 14 anni e 9 mesi. La condanna è poi diventata definitiva dopo la decisione della Cassazione. Il caso ha alimentato un acceso dibattito politico e mediatico, con manifestazioni di solidarietà e richieste di grazia avanzate da esponenti del centrodestra.

È proprio nel clima creato dalla sentenza definitiva che si inserisce lo striscione comparso a Marina di Minturno.

La vicenda ha immediatamente acceso il confronto anche sui social. Alcuni utenti hanno condiviso il contenuto del messaggio, considerandolo un’espressione di solidarietà nei confronti del gioielliere e una presa di posizione sui temi della sicurezza e della legittima difesa. Altri hanno invece sottolineato il carattere abusivo dell’affissione e la necessità di rispettare le regole, soprattutto quando manifesti e striscioni vengono collocati su infrastrutture stradali.

Non sono mancate le critiche nei confronti della segnalazione del Partito democratico e della rapidità dell’intervento comunale, interpretati da alcuni commentatori come un tentativo di censurare il contenuto del messaggio. Una lettura contestata da chi evidenzia come l’ordinanza non esprima alcuna valutazione politica sulla frase, ma motivi la rimozione esclusivamente con l’assenza delle autorizzazioni e con i possibili rischi per la sicurezza stradale.