FONDI – Non chiedetele, per carità, di accettare in un futuro prossimo la candidatura a sindaco del centro sinistra al Comune di Fondi. La sua risposta, molto elegante ed educata, sarebbe “No grazie”. Vittoria Nallo, 30 anni, campeggia nell’ultimo numero del settimanale “L’Espresso” in una rubrica che sta avendo molto successo: le migliori giovani promesse – 60 – della politica italiana. Lo storico e prestigioso settimanale ha deciso di coinvolgere su un tema della stringente attualità quelle che considera le promesse della politica italiana.
A succedere a Valeria Campagna, una delle fondatrici insieme a Damiano Coletta di Latina Bene Comune e attuale consigliera comunale a Latina e vice segretaria del Pd laziale, è ora la figlia di un ginecologo che a Fondi ha permesso l’arrivo di tante cicogne e di far felici tante famiglie. Se papà Sandro si è rivelato essere una delle colonne dell’ospedale “San Giovanni Di Dio”, Vittoria ha deciso di intraprendere l’attività della mamma che tutti a Gaeta, quelli dotati di una buona memoria, ricordano per essere stata uno dei tecnici progettisti della chiesa di Santo Stefano nel quartiere di via Eucalipti.
La vita ha portato Vittoria a Torino dove attualmente, oltre ad esercitare l’attività di architetto, è componente del consiglio regionale del Piemonte nel gruppo renziano di Italia Viva dopo aver iniziato il suo apprendistato in una circoscrizione nel centro urbano del capuologo piemontese. Eppure la trentenne Nallo, prima di laurearsi in architettura al Politecnico di Torino, aveva un particolare feeling per la divisa cominciando a frequentare la Nunziatella a Napoli. Si è avvicinata alla politica con la scuola “Meritare l’Europa” di Italia Viva ed il sindaco di Minturno ed ex presidente della Provincia di Latina, Gerardo Stefanelli, conosce molto bene la mancata ginecologa di Fondi: “Una ragazza in gamba, intelligente e preparata che farà molta strada in politica”.
L’Espresso naturalmente ha chiesto alle sessanta migliori espressioni della politica italiana Unde30 un tema e trattare e Vittoria ha pensato a papà Sandro quando ha acceso ilsuo pc per parlare di inverno demografico e di denatalità: “Ne parliamo molto meno di ciò che accade dopo la nascita di un figlio, quando una famiglia che ha scelto di credere nel futuro si trova troppo spesso davanti a servizi insufficienti e costi difficili da sostenere. Oggi solo un bambino su tre accede a un servizio educativo per la prima infanzia. Se il nido pubblico non c’è, restano due strade: pagare una retta privata o riorganizzare il lavoro di uno dei genitori.
E, troppo spesso, a farlo è la madre. Un nido non dovrebbe essere il premio di una graduatoria né una spesa che una famiglia deve potersi permettere. Riconoscere l’educazione da zero a sei anni come parte del percorso educativo significa farne un diritto universale, garantendo l’accesso a ogni bambino, indipendentemente dal reddito e dal Comune in cui nasce. Una scelta che permetterebbe di superare una politica fatta di bonus e agevolazioni, restituendo alle famiglie una certezza: sapere che quel servizio esiste e che è davvero disponibile.
Investire nello 0-6 vuol dire permettere a più donne di non sacrificare lavoro e aspirazioni, ridurre disuguaglianze che iniziano prima della scuola e rendere meno gravosa la scelta di avere un figlio. Un proverbio africano dice che per crescere un bambino serve un intero villaggio. Se vogliamo un’Italia capace di immaginare il futuro, in cui avere figli non sia un atto di coraggio – ha concluso la consigliera regionale del Piemonte di Iv ma fondana doc – dobbiamo considerare la crescita dei bambini non come un compito delle sole famiglie, ma come una responsabilità dell’intero Paese”.