Formia / Il Tar annulla l’interdittiva antimafia al ristorante Marì: “Decisione affrettata della Prefettura”

FORMIA – Non fu corretta, anzi fu “affrettata”, la decisione della Prefettura di Latina che il 9 marzo scorso aveva notificato un’interdittiva antimafia emessa ai danni della società “FabFar srl” che dal 2023 gestisce in via Unità d’Italia il ristorante “Marì” in località Vindicio a Formia. A sentenziarlo con una sentenza di merito è stata la prima sezione del Tar di Latina (presidente Donatella Scala, consiglieri Francesca Romano ed Emanuela Traina) che, dopo aver inizialmente respinto l’istanza di sospensiva presentata dall’imprenditore attraverso l’avvocato Luca Scipione, ha dovuto prendere atto di due pronunciamenti emessi dalla terza sezione del Consiglio di Stato, sia con un provvedimento monocratico del presidente Michele Corradino che con una sentenza collegiale (Raffaele Greco presidente, consiglieri Ezio Fedullo, Luca Di Raimondo, Angelo Roberto Cerroni ed Enzo Bernardini, aveva già escluso un qualsivoglia condizionamento mafioso nell’attività aziendale di Formia attraverso il padre – Salvatore Ferrara – dell’attuale gestore ed amministratore, Fabrizio.

I giudici amministrativi di Latina hanno preso atto anche loro come Salvatore Ferrara sia stato sì interessato nel 2016 da un’inchiesta in materia di giochi e scommesse illegali ma non è stato mai condannato per associazione camorristica per un mai chiarato rapporto con il clan Tancredi. Insomma il pericolo di ingerenza di Salvatore Ferrara nella gestione della società “Fab Far SArl” non appare fondato” e l’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Latina – si legge nelle motivazioni della sentenza pubblicata il 5 novembre dopo la discussione del ricorso lo scorso 9 ottobre – si basa “su una base indiziaria contraddistinta dalla solidità necessaria a giustificare la gravosa misura interdittiva antimafia applicata” il 9 marzo scorso.

Al termine del ricorso di merito la prima sezione del Tar di Latina ha condannato la Prefettura di Latina e dunque il Ministero degli Interni, assistiti dall’avvocatura generale, al pagamento delle spese legali per un importo di 3000 euro. Già il Consiglio di Stato aveva censurato il provvedimento della Prefettura di Latina quando aveva rilevato che “i sintomi di collegamento della società ricorrente con la criminalità organizzata menzionati nel provvedimento impugnato, necessari ad arricchire una prognosi di condizionamento non risolvibile nel rapporto parentale tra il titolare della suddetta società ed il genitore gravato da controindicazioni, sono desunti da rapporti che, per il modo trasparente con il quale si sono manifestati e per le ragioni, apprezzabili da un punto di vista socio-economico, ad essi sottese non consentono di inferire il pericolo di ingerenza paventato dalla Prefettura di Latina”.

L’interdittiva antimafia della Prefettura di Latina era scaturita – come si ricorderà – anche da un’informativa dei Carabinieri circa un presunto rapporto tra la “Fabfab srl” con la società proprietaria dell’immobile in cui è ubicato il ristorante “Marì”. Per i giudici amministrativi di secondo grado questo presunto rapporto è “riconducibile ad un regolare e formale contratto di locazione avente causa corrispettiva. Poi il rapporto di lavoro part time, non più in essere, della società ricorrente con il padre del suo amministratore unico è stato instaurato in epoca successiva alla costituzione della prima e si spiega con la pregressa esperienza del suddetto nel campo della ristorazione in cui la stessa opera. Inoltre i rapporti di lavoro della ricorrente con altri soggetti controindicati hanno carattere episodico, rispetto a quelli complessivamente instaurati dalla prima nel corso della sua attività, e durata estremamente limitata”.

Il Tar, come le due pronunce del Consiglio di Stato, ha rilevato come l’attività della “Fabfab srl” si sia “contraddistinta da piena autonomia patrimoniale e gestionale e la cui nascita risulta avvenuta in un contesto caratterizzato dalla tracciabilità dei relativi flussi finanziari. Con l’interdittiva Prefettizia subirebbe un pregiudizio grave ed irreparabile a fronte di un pericolo di condizionamento mafioso che, oltre ad essere fondato su dati non univoci e comunque non indicativi della sua incombente realizzazione, non risulta connotato dalla cronicità necessaria a dimostrare l’insussistenza dei presupposti applicativi della misura alternativa della prevenzione collaborativa”.

La difesa della società rappresentata dall’avvocato Scipione ha proposto al Tar le stesse questioni prospettate alla sezione di Latina quando fu chiesta la sospensiva, poi rigettata, dell’efficacia dell’interdittiva antimafia. Tra queste l’avvenuta violazione del contraddittorio procedimentale, l’inadeguatezza della motivazione con cui la Prefettura aveva escluso la possibilità per la società di accedere al “controllo collaborativo”, che è una misura che consente alla società di continuare ad operare dimostrando la mancanza di qualsivoglia condizionamento mafioso, nonché l’insussistenza dei presupposti su cui la Prefettura aveva adottato la misura interdittiva, fondate – come detto – su alcune pregresse vicende processuali del padre (Salvatore) dell’attuale proprietario Fabrizio.

Il genitore era stato sì assunto dalla società “FabFab srl” e l’avvocato Scipione ha fatto rilevare nel ricorso come Ferrara padre, dopo essere stato indagato, ha definito completamente tutti i procedimenti penali senza nessuno strascico e conseguenza. Rimasto senza lavoro, Ferrara senior è stato assunto dalla società del figlio Fabrizio come dipendente di sala dopo diversi mesi dall’avvio della attività di ristorazione per poi interromperlo. “Fabrizio Ferrara e l’attività di ristorazione “Marì” sono completamenti estranei a condizionamenti e collegamenti con la criminalità organizzata e, vieppiù, col clan dei Casalesi. Nei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato abbiamo evidenziato – ha commentato l’avvocato Scipione – e dimostrato come questa società sia stata aperta con regolari finanziamenti pubblici e privati e si finanzi esclusivamente, come risulta in modo trasparente dai suoi rapporti bancari, con i proventi derivanti dalla sola attività di ristorazione, che per l’impegno e la cura profusa dal Ferrara Fabrizio e dai suoi dipendenti sta avendo un graduale ma crescente apprezzamento da parte della clientela sempre più numerosa”.
Lo testimonia, inoltre, una perizia di parte di un importante consulente finanziario del comprensorio.

“Il proprietario e amministratore della società Fabrizio Ferrara – ha aggiunto l’avvocato Scipione – è un giovane che non ha nessuna pendenza penale di alcun tipo ed è sempre stato dedito all’attività di studio prima e lavoro nel campo della ristorazione da circa tre anni. Dispiace aver rilevato come la ricostruzione contenuta nella relazione dei Carabinieri di Latina e relativa a Salvatore Ferrara sia frutto di macroscopici equivoci che stiamo chiarendo e che hanno trovato ora un primo importante riconoscimento giudiziario col provvedimento di sospensiva emesso dal Consiglio di Stato”.

L’interdittiva antimafia della Prefettura di Latina nei confronti di questo ristorante di Formia fa cenno, inoltre, alla presenza nei suoi organici di un dipendente con precedenti per reati in materia di stupefacenti: “La società amministrata da Fabrizio Ferrara era completamente ignara di questa circostanza soggettiva – ha aggiunto precisando Scipione- Si è trattato di un dipendente che ha lavorato solamente un paio di mesi alla fine dell’anno 2023 a fronte di altri diciotto rapporti lavorativi, alcuni dei quali in essere, con personale dipendente di specchiata professionalità e integrità morale”.

E il ricorso, accolto, dal Consiglio di Stato affronta anche la circostanza di come il ristorante “Marì” sia stato aperto grazie “ad un regolare contratto di locazione” e la FabFab procede “normalmente al pagamento in modo trasparente al pagamento dei canoni mensili, analogamente ad altre società che svolgono tranquillamente la propria attività in locali presi in locazione dalla stessa proprietà”.