SABAUDIA, Inchiesta chioschi – Tutto come previsto. Come da noi annunciato la difesa dell’ex vice sindaco e “autosospeso” coordinatore comunale di Forza Italia di Sabaudia Giovanni Secci, l’avvocato Renato Archiadicono, ha ricusato il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario alla vigilia dell’interrogatorio preventivo previsto nell’ambito della richiesta degli arresti domiciliari formalizzata dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano nell’ambito dell’inchiesta sul presunto ed illegittimo affidamento nella tarda primavera 2025 di cinque chioschi sul lungomare della città delle dune.

Cario è stato ricusato ai sensi dell’articolo 37 del Codice di procedura penale – è stato lo stesso avvocato Archidiacono a depositarla lunedì in Corte d’Appello – perché già durante le indagini della Procura avrebbe manifestato “indebitamente” il proprio convincimento sul contenuto dell’imputazione, non garantendo così il principio di imparzialità. Cosa sia successo l’ha specificato il legale molto bene ai cronisti presenti in piazza Buozzi dopo che il suo assistito, l’ex vice sindaco di Sabaudia Setacci, ha consegnato personalmente al dottor Cario una lunga ed articolata memoria difensiva.

Secondo l’avvocato Archidiacomo “l’istanza di ricusazione non ha nulla di personale nei confronti del dottor Cairo che era e resta un ottimo magistrato. Ma l’eccezione è di natura tecnico-processuale. Il giudice per le indagini preliminari in un’ordinanza di ben sei pagine con cui autorizzava lo scorso 11 luglio lo svolgimento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali è andato forse oltre manifestando un convincimento – ha terminato l’avvocato Archidiacono – sulla fondatezza dell’ipotesi accusatoria”. Naturalmente l’interrogatorio preventivo dell’ex vice sindaco Secci è stato sospeso. A decidere sulla richiesta della sua difesa sarà ora la quarta sezione della Corte d’Appello che potrebbe accoglierla – a quel punto ad effettuare l’interrogatorio preventivo sarà un Gip diverso dal dottor Cairo – o, molto presumibilmente, respingerla. In questa circostanza dovrà essere rifatta la convocazione di Secci ed il Gip Cario chiamato ad accogliere o meno l’istanza del Pm Miliano che, presente all’interrogatorio, era pronto a ribadire il suo castello accusatorio. Cosa che è avvenuta poi per gli altri due indagati, i dirigenti dei settori Lavori Pubblici e Demanio del comune di Sabaudia, il formiano Giuseppe Caramanica e la privernate Elisa Cautilli, entrambi accusati, come l’ex vice sindaco Secci, di turbata libertà degli incanti.

Il primo che ha accettato di rispondere alle domande del Gip Cario è stato l’architetto Giuseppe Caramanica che, assistito dall’avvocato Massimo Signore, ha precisato la propria posizione chiarendo le ragioni ed i percorsi del procedimento amministrativo “asseritamente turbato” nell’interesse di alcuni concessionari locali. Caramanica in un’ora e mezzo ha precisato e ribadito, sia in fatto che in diritto, la correttezza del suo operato amministrativo per quanto di propria competenza nonché l’assenza di contatti se non ordinari con la componente politica. Il professionista di Formia ha precisato di aver partecipato ad una sola riunione tecnico-operativa ribadendo come l’iniziale decisione di escludere il primo classificato al bando – un ristoratore di Latina – fosse contemplata dal capitolato perché l’interessato non aveva versato al comune una tranche nei termini previsti del canone concessorio. Si è espressa con questa motivazione anche la dirigente del settore demanio del comune di Sabaudia, la privernate Elisa Cautilli, presentatasi davanti il Gip Cario affiancata dagli avvocati Giulio Mastrobattista e Pasquale Fedele.
In attesa che i giudici d’appello valutino la richiesta di ricusazione dell’avvocato Archidicono è facile ipotizzare che la decisione del Gip Cario nei confronti di Caramanica e Cautelli – che hanno sempre continuato a prestare servizio al comune di Sabaudia pur senza alcun potere di firma – non sarà immediata. In base alle risultanze dei Carabinieri Forestali e della Guardia di Finanza Caramanica ha adottato le determinazioni dirigenziali numero 726 del 2 aprile 2025, numero 755 del 3 aprile 2025 e quella numero 980 del 2 maggio 202 che, contenenti una serie di previsioni e prescrizioni, erano finalizzate – secondo la tesi della Procura – a favorire l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali, e professionali. Per la Procura si sarebbero consumati conflitti d’interessi in quanto lo stesso vice sindaco ed assessori Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.
Il teorema accusatorio della Procura è il seguente: questi presunti favoritismi e il precedente conflitto d’interessi avrebbero consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto dell’affidamento “potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale. Le indagini di Finanza e Carabinieri Forestali hanno accertato come queste prescrizioni avrebbero previsto l’installazione di moduli corrispondenti, nelle dimensioni e nelle caratteristiche costruttive a quelli già nella disponibilità dei precedenti concessionari decaduti. Nonostante in occasione della conferenza dci servizi, fosse stato indicato, di concerto con gli enti pubblici partecipanti, come modello da recepire nel bando di gara il cosiddetto “chiosco tipo” avente caratteristiche oggettive predeterminate quali l’indicazione puntuale degli spazi interni ed esterni e, comunque, diverse da quelle in possesso dei concessionari decaduti.
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