SABAUDIA, Inchiesta Chioschi – Si trovano da martedì mattina agli arresti domiciliari l’ex vice sindaco ed assessore alla cultura del comune di Sabaudia oltre che coordinatore comunale (sospeso) di Forza Italia Giovanni Secci e i dirigenti dei settori Lavori Pubblici e demanio dello stesso comune, il formiano Giuseppe Caramanica e la privernate Elisa Cautilli. Lo ha deciso, sciogliendo la riserva che si era concesso dopo gli interrogatori preventivi, il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Secci, Caramanica e Cautilli sono accusati di turbata libertà degli incanti per aver pilotato nel maggio 2025 – secondo l’ipotesi della Procura – l’assegnazione di cinque chioschi sul lungomare di Sabaudia a imprenditori ritenuti familiari o conoscenti degli ex operatori balneari a cui era scaduta nel 2024 la concessione demaniale.
Il provvedimento di Cario, richiestogli dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano , sta facendo molto rumore perché notificato a 48 ore dal pronunciamento della quarta sezione penale della Corte d’Appello in relazione alla richiesta di ricusazione formalizzata dal legale di Secci, l’avvocato Renato Archidiacono. Il magistrato era stato accusato il 20 gennaio scorso, primancora degli interrogatori preventivi, di aver violato l’articolo 37 del Codice di procedura penale perché, autorizzando durante le indagini della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali lo svolgimento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti dei tre indagati – il quarto a piede libero, senza alcuna richiesta della Procura, è il sindaco forzista di Sabaudia Alberto Mosca – sarebbe andato oltre la richiesta pervenutagli dalla Procura affermando la “sussistenza di gravi indizi”.
Secondo le risultanze della Procura l’ex sindaco Secci e i dirigenti Caramanica e Cautilli – che martedì mattina erano regolarmente al lavoro pur senza alcun potere di firma – per favorire i secondi classificati si sarebbero adoperati per revocare la concessione al primo classificato, un ristoratore di Latina che ha poi l’ha riottenuta dopo aver presentato un ricorso al Tar di Latina. A prescindere dai tre provvedimemti cautelari martedì mattina l’istanza di ricusazione del Gip Cario – presentata dall’avvocato Renato Archidiacono – sarà ugualmente discussa il 19 febbraio dalla quarta sezione penale della Corte d’appello. Si tratta di uno snodo importante dell’intero iter giuridico-processuale. Qualora la ricusazione di Cario venisse accolta – “intanto è stata dichiarata ammissibile e questo è già un elemento fondamentale” ha dichiarato l’avvocato Archidiacono – l’interrogatorio preventivo chiesto dal Pm Miliano dovrà essere compiuto da un altro Gip e soprattutto verrebbe dichiarati nulli gli interrogatori cui erano stati sottoposti gli altri due dirigenti indagati che, finiti ora ai domiciliari, sono assistiti rispettivamente dagli avvocati Massimo Signore e Giulio Mastrobattista.
Secondo la tesi accusatoria della Procura, stando alle risultanze investigative dei Carabinieri Forestali e della Guardia di Finanza a Secci, i tre indagati avrebbero condizionato l’esito del bando pubblico e in questo modo sarebbe stato danneggiato il ristoratore che se lo era aggiudicato a favore dei secondi classificati che – il pm Miliano- familiari e amici dei precedenti concessionari. La decisione di Cario ha colto di sorpresa l’avvocato Archidiacono: “La discussione della ricusazione del Gip Cario – ha dichiarato il legale – era prevista soltanto tra 48 ore e non tra tre mesi. Ribadisco, l’istanza non ha nulla di personale contro un ottimo magistrato che resta il dottor Cario ma intende eccepire una palese violazione di una disposizione ben precisa del vigente codice di procedurale penale”. E lo scontro, complice la campagna referendaria in corso, è soltanto alle battute iniziali