Proroga piscicoltura nell’area sensibile, “la carta vocazionale non prevede la sperimentazione”

GOLFO DI GAETA, proroga concessioni piscicoltura – Nonostante le smentite di circostanza dei sindaci di Formia e Gaeta, Gianluca Taddeo e Cristian Leccese, la Regione annulli l’emendamento che, presentato dall’assessore al bilancio e all’agricoltura Giancarlo Righini nell’ambito della legge di stabilità 2026, prevede una proroga di tre anni a favore degli impianti di pescicoltura operanti nello specchio di mare tra Formia e Gaeta. Il circolo di Formia e del Sud pontino di Europa Verde lancia l’allarme sulla tutela dell’area sensibile istituita dalla legge regionale 4/2008 sulla tutela del Golfo di Gaeta, ora “minacciata dagli ultimi provvedimenti presi in sede regionale. La Carta vocazionale dell’Acquacoltura per il Lazio, approvata dalla Regione, prevede molto esplicitamente che l’area interna del Golfo sia preclusa alla nuova acquacoltura e che gli impianti esistenti debbano essere spostati offshore . La Carta è chiara e – affermano Beniamino Gallinaro e Mariarita Manzo – non induce ad ambiguità: indica le zone idonee senza alcuna necessità di sperimentare, se la delocalizzazione sia possibile”.

Anche Europa Verde, come il Pd, è convinta come quella che viene presentata come una delocalizzazione sia in realtà una proroga triennale che consente alla piscicoltura intensiva di restare a svolgere attività nel cuore dell’Area Sensibile. Il nuovo comma 1 ter della medesima legge è inequivocabile: per gli allevamenti che presentano un piano di delocalizzazione, il Comune competente per territorio può concedere un ulteriore periodo di permanenza all’interno del Golfo , fino a un massimo di trentasei mesi. Ciò più semplicemente significa che si tratta di una permanenza aggiuntiva, cioè di una proroga condizionata”. Il circolo formiano e del Golfo di Europa Verde è perplesso anche sulla terminologia di cui fa ricorso l’emendamento dell’assessore Righini ‘fase di sperimentazione: “Non cambia il dato giuridico e le conseguenze che comporta: la sperimentazione offshore non evita la presenza degli allevamenti nel Golfo, la accompagna”. I sindaci di Formia e Gaeta avevano dichiarato, “dopo anni di immobilismo”, una buona notizia: l’avvio della sperimentazione in mare aperto. Non sono d’accordo Gallinaro e Manzo di Sinistra Verde: “La norma regionale non prevede lo stop immediato della piscicoltura : consente, per chi presenta il piano, come abbiamo già detto, di rimanere fino a 36 mesi all’interno dell’Area Sensibile”. In pratica, gli impianti sperimentano offshore, ma continuano a gravare sul Golfo per tutto il periodo di prova. E’ questo il dato che desta allarmismo e preoccupazione. “Nel nostro mare, all’interno dell’area riconosciuta Sensibile continueranno a svolgersi – continuano Gallinaro e Manzo – le fasi cruciali del ciclo produttivo. Grave ci sembra, inoltre, la riscrittura del comma 1 bis, che introduce un limite di “due ettari” per le attività di semina, primo accrescimento degli avannotti e stazionamento del pesce maturo”.

Riepilogando – secondo l’interpretazione di Europa Verde – “non ci sembra corretto sostenere che la piscicoltura ‘non resta’ nel Golfo, perché non è ciò che accadrà. Resteranno in funzione le fasi che hanno rilevanza ambientale e che continuano a insistere sull’Area Sensibile. Insomma, dichiarare che non vi è alcuna proroga non corrisponde a quanto la stessa legge enuncia, riconoscendo espressamente quest’ultima un ‘ulteriore periodo di permanenza’ fino a 36 mesi per gli allevamenti che aderiscono al percorso. Inoltre, il riferimento ai due ettari è con molta evidenza un limite pericolosamente ambiguo. La norma non chiarisce se si tratta di un tetto complessivo per l’intera Area Sensibile o di un limite per singolo operatore. Questa vaghezza è inaccettabile: se dovesse riguardare (non è chiaro) ogni impianto , il limite potrebbe moltiplicarsi indefinitamente, vanificando ogni tutela. In un’Area Sensibile, una soglia formulata in questo modo è tutt’altro che garanzia: rischia di trasformarsi in un moltiplicatore, non in un freno. Vorremmo chiarezza su questo dato. Non vogliamo rimanere ad una valutazione per così dire tecnica anche se fondamentale. Ci interessa il dato politico- aggiungono i due esponenti di Europa Verde – Si ci muove consentendo tre anni in più di pressione sull’Area Sensibile. Una cosa intollerabile”.
Sul piano politico Europa Verde, al di là di questi “aspetti critici evidenziati”, ribadiamo che la scelta politica è “chiara e certamente contraria alle nostre aspettative. Invece di far coincidere l’avvio della sperimentazione offshore con una riduzione immediata della pressione nel Golfo, si concede un triennio di coesistenza tra sperimentazione e permanenza in Area Sensibile”.

L’istituita (e ora violata) Area sensibile si trova già in un contesto ambientale “già critico per nutrienti, fioriture algali e qualità delle acque”. Le cronache degli ultimi anni hanno documentato fioriture algali, schiume e acque torbide in piena stagione balneare. Gli stessi comunicati dell’Arpa Lazio e del Comune hanno ammesso come il fenomeno “sia legato all’eccesso di nutrienti – azoto e fosforo – provenienti da scarichi urbani e pressioni antropiche. Europa Verde, inoltre, tenta di rispondere ad un interrogativo pesantissimo: come si possono risolvere questi problemi se si mantiene la piscicoltura nell’Area Sensibile per altri tre anni e si rinvia ancora l’adeguamento dei depuratori?

“Esprimiamo grande preoccupazione e rabbia – concludono Beniamino Gallinaro e Mariarita Manzo -Chiediamo con forza di abbandonare la filosofia delle deroghe e di abbracciare quella dei fatti concreti e dell’accelerazione”. La Regione Lazio è stata invitata, pertanto, ad abrogare i nuovi commi 1 bis e 1 ter e il ripristino del divieto effettivo di piscicoltura nell’Area Sensibile; la definizione chiara del limite di superficie totale, non per singolo operatore, “per evitare interpretazioni espansive”, l’adeguamento immediato dei depuratori di Gaeta e Formia al trattamento terziario per azoto e fosforo, con pubblicazione dei dati sui carichi inquinanti; un cronoprogramma vincolante per la delocalizzazione reale degli allevamenti offshore, con monitoraggi indipendenti e trasparenti. L’Area Sensibile del Golfo di Gaeta è nata per proteggere il mare, non per legittimare- concludono Gallinaro e Manzo -proroghe e ambiguità a favore di interessi privati. La Regione Lazio faccia marcia indietro e rimetta al centro la tutela ambientale e la salute del territorio…”.