Medicinali sottratti dall’ospedale Dono svizzero, la polizia perquisisce l’abitazione di un medico di Formia

FORMIA – Il riserbo è comprensibilmente riservato in quanto l’inchiesta – secondo quanto è trapelato – è solo agli inizi e, coordinata dalla Procura di Cassino, promette anche sviluppi clamorosi. Sviscerando gli aspetti di un’indagine parallela a quella originaria, gli inquirenti hanno effettuato una mirata perquisizione presso l’abitazione di un noto medico di Formia in servizio sino a qualche mese fa presso l’ospedale “Dono Svizzero”. Al professionista, impegnato in prima persona in politica e trasferito in una struttura inaugurata nel frattempo dall’Asl sul territorio del Golfo, sono stati sequestrati medicinali che, sottratti nel corso del tempo dagli scaffali del reperto in cui il medico presta servizio, avrebbero procurato all’azienda sanitaria di Latina un danno che, secondo le prime e sommarie stime, sfiorerebbe i 100mila.

Le indagini si trovano in una fase delicata ed embrionale e sono incentrate a sviluppare le finalità sull’utilizzo di questi farmaci – si ipotizza per contrastare forme di obesità dei pazienti – definiti compatibili per l’attività svolta dal medico dopo il conseguimento di un master universitario ad hoc. Se l’Asl chiarisce di non aver ricevuto alcuna forma di comunicazione sul sequestro operato, non è la prima volta che medici del Dono Svizzero siano incappati in controllo analoghi. Il 9 gennaio 2019 i Carabinieri dei Nas misero nei guai un “aiuto” del Pronto soccorso del nosocomio formiano.

E’ stato accusato e condannato dal Tribunale di Cassino per truffa e falso per aver sottoscritto diverse ricette che, secondo le indagini svolte, sarebbero servite per l’impropria erogazione di uno spray oppioide, destinato a contrastare forme tumorali, il “Pefcent 100 milligrammi” ma sostanzialmente ceduto a tossicodipendenti della zona da parte di una farmacia compiacente di Marina di Minturno. Lo scorso giugno la terza sezione del Consiglio di Stato, confermando una sentenza del marzo 2025 del Tar, ha condannato questa attività a risarcire l’Asl di Latina per un importo di oltre 203mila euro.

Se i Carabinieri sorpresero un dipendente della farmacia mentre compilava una prescrizione in presenza della paziente destinataria del medicinale, il Consiglio di Stato ha confermato la correttezza dell’operato dell’Asl, la cui commissione sull’erogazione dei farmaci aveva chiesto alla struttura di Marina di Minturno di annullare le ricette o convalidarne il pagamento. Per i giudici amministrativi di secondo grado il farmacista resta il principale soggetto responsabile del controllo sulla regolarità delle prescrizioni, anche quando eventuali illeciti coinvolgano il medico prescrittore che per questa vicenda – come detto – fu condannato penalmente dal Tribunale di Cassino.

La farmacia – insomma – non era esente da responsabilità, soprattutto nel verificare la presenza di prescrizioni ripetute riferite alla stessa paziente, valutare l’anomalia quantitativa delle confezioni dispensate, contattare il medico prescrittore in caso di dubbi ed infine segnalare alla ASL eventuali situazioni sospette. E le prescrizioni mediche oggetto dell’indagine dei Carabinieri dei Nas non erano state disposte da un medico di medicina di generale ma da un “aiuto” del pronto soccorso dell’ospedale di Formia