FORMIA – La terza sezione del Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza numero 111/2026 del Tar, ha annullato l’interdittiva antimafia confermata dalla prima sezione della Prefettura di Latina (presidente Donatella Scala) lo scorso 9 marzo ai danni della società “FabFar srl”, proprietaria del ristorante “Marì” in località Vindicio a Formia. I giudici di palazzo Spada, in seduta collegiale, hanno confermato l’ordinanza monocratica del presidente Michele Corradino e, accogliendo l’istanza difensiva dell’avvocato Luca Scipione, hanno escluso un qualsivoglia condizionamento mafioso nell’attività aziendale di Formia attraverso il padre (Salvatore Ferrara) dell’attuale gestore ed amministratore, Fabrizio.
L’uomo nel 2016 era stato sì interessato da un’inchiesta in materia di giochi e scommesse illegali ma non è stato mai condannato per associazione camorristica. I giudici Raffaele Greco (presidente), Ezio Fedullo, Luca Di Raimondo, Angelo Roberto Cerroni ed Enzo Bernardini hanno ritenuto che, “pur a fronte del coinvolgimento del padre del titolare della società “Fabfab srl” in vicende penali indicative di un significativo grado di prossimità dello stesso agli ambienti della criminalità organizzata, il pericolo di ingerenza di quest’ultima, attraverso Salvatore Ferrara, nella gestione della suddetta società non appare fondato, sulla scorta della sommaria valutazione tipica della presente fase cautelare, su una base indiziaria contraddistinta dalla solidità necessaria a giustificare la gravosa misura interdittiva applicata con il provvedimento impugnato in primo grado”.
Il Consiglio di Stato censura il provvedimento della Prefettura di Latina quando rileva che “i sintomi di collegamento della società ricorrente con la criminalità organizzata menzionati nel provvedimento impugnato, necessari ad arricchire una prognosi di condizionamento non risolvibile nel rapporto parentale tra il titolare della suddetta società ed il genitore gravato da controindicazioni, sono desunti da rapporti che, per il modo trasparente con il quale si sono manifestati e per le ragioni, apprezzabili da un punto di vista socio-economico, ad essi sottese non consentono di inferire il pericolo di ingerenza paventato dalla Prefettura di Latina”. L’interdittiva antimafia della Prefettura di Latina scaturiva anche da un’informativa dei Carabinieri circa un presunto rapporto tra la “Fabfab srl” con la società proprietaria dell’immobile in cui è ubicato il ristorante “Marì”.
Per i giudici amministrativi di secondo grado questo presunto rapporto è “riconducibile ad un regolare e formale contratto di locazione avente causa corrispettiva. Poi il rapporto di lavoro part time, non più in essere, della società ricorrente con il padre del suo amministratore unico è stato instaurato in epoca successiva alla costituzione della prima e si spiega con la pregressa esperienza del suddetto nel campo della ristorazione in cui la stessa opera. Inoltre i rapporti di lavoro della ricorrente con altri soggetti controindicati hanno carattere episodico, rispetto a quelli complessivamente instaurati dalla prima nel corso della sua attività, e durata estremamente limitata”. Il Consiglio di Stato ha superato il mancato rilascio della sospensiva da parte del Tar (che ora dovrà pronunciarsi nel merito) rilevando come l’attività della “Fabfab srl” è “contraddistinta da piena autonomia patrimoniale e gestionale e la cui nascita risulta avvenuta in un contesto caratterizzato dalla tracciabilità dei relativi flussi finanziari. Con l’interdittiva Prefettizia subirebbe un pregiudizio grave ed irreparabile a fronte di un pericolo di condizionamento mafioso che, oltre ad essere fondato su dati non univoci e comunque non indicativi della sua incombente realizzazione, non risulta connotato dalla cronicità necessaria a dimostrare l’insussistenza dei presupposti applicativi della misura alternativa della prevenzione collaborativa”.
La difesa della società rappresentata dall’avvocato Scipione ha proposto al Consiglio di Stato le stesse questioni prospettate alla sezione di Latina del Tar, tra cui l’avvenuta violazione del contraddittorio procedimentale, l’inadeguatezza della motivazione con cui la Prefettura ha escluso la possibilità per la società di accedere al “controllo collaborativo”, che è una misura che consente alla società di continuare ad operare dimostrando la mancanza di qualsivoglia condizionamento mafioso, nonché l’insussistenza dei presupposti su cui la prefettura ha adottato la misura interdittiva, fondate – come detto – su alcune pregresse vicende processuali del padre (Salvatore) dell’attuale proprietario Fabrizio. Il genitore era stato sì assunto dalla società “FabFab srl” e l’avvocato Scipione ha fatto rilevare nel ricorso discusso positivamente giovedì come Ferrara padre, dopo essere stato indagato, ha definito completamente tutti i procedimenti penali senza nessuno strascico e conseguenza. Rimasto senza lavoro, Ferrara senior è stato assunto dalla società del figlio Fabrizio come dipendente di sala dopo diversi mesi dall’avvio della attività di ristorazione per poi interromperlo. “Fabrizio Ferrara e l’attività di ristorazione “Marì” sono completamenti estranei a condizionamenti e collegamenti con la criminalità organizzata e, vieppiù, col clan dei Casalesi. Nei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato abbiamo evidenziato – ha commentato l’avvocato Scipione – e dimostrato come questa società sia stata aperta con regolari finanziamenti pubblici e privati e si finanzi esclusivamente, come risulta in modo trasparente dai suoi rapporti bancari, con i proventi derivanti dalla sola attività di ristorazione, che per l’impegno e la cura profusa dal Ferrara Fabrizio e dai suoi dipendenti sta avendo un graduale ma crescente apprezzamento da parte della clientela sempre più numerosa”.
Lo testimonia, inoltre, una perizia di parte di un importante consulente finanziario del comprensorio. “Il proprietario e amministratore della società Fabrizio Ferrara – ha aggiunto l’avvocato Scipione – è un giovane che non ha nessuna pendenza penale di alcun tipo ed è sempre stato dedito all’attività di studio prima e lavoro nel campo della ristorazione da circa tre anni. Dispiace aver rilevato come la ricostruzione contenuta nella relazione dei Carabinieri di Latina e relativa a Salvatore Ferrara sia frutto di macroscopici equivoci che stiamo chiarendo e che hanno trovato ora un primo importante riconoscimento giudiziario col provvedimento di sospensiva emesso dal Consiglio di Stato”.
L’interdittiva antimafia della Prefettura di Latina nei confronti di questo ristorante di Formia fa cenno, inoltre, alla presenza nei suoi organici di un dipendente con precedenti per reati in materia di stupefacenti: “La società amministrata da Fabrizio Ferrara era completamente ignara di questa circostanza soggettiva – ha aggiunto precisando Scipione- Si è trattato di un dipendente che ha lavorato solamente un paio di mesi alla fine dell’anno 2023 a fronte di altri diciotto rapporti lavorativi, alcuni dei quali in essere, con personale dipendente di specchiata professionalità e integrità morale”.
E il ricorso, accolto, dal Consiglio di Stato affronta anche la circostanza di come il ristorante “Marì” sia stato aperto grazie “ad un regolare contratto di locazione” e la FabFab procede “normalmente al pagamento in modo trasparente al pagamento dei canoni mensili, analogamente ad altre società che svolgono tranquillamente la propria attività in locali presi in locazione dalla stessa proprietà”.