LATINA – Nessuna emergenza e nessun nuovo contagio dopo quello – autoctono – del 29enne dimesso sabato dall’ospedale Goretti. Nessuna emergenza West Nile nel Lazio, ma attenzione alta da parte dell’Asl Latina sulla sorveglianza dopo il primo caso registrato nel 2026. Il paziente 29enne risultato positivo al virus del West Nile, caso autoctono perché non era stato all’estero, sta bene ed è stato dimesso sabato scorso dall’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.
L’Asl ha attuato le misure previste dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi visto anche il focolaio che lo scorso anno ha colpito la provincia. E’ stata predisposta la disinfestazione nel raggio di 200 metri dall’abitazione del paziente e sono in corso accertamenti sugli spostamenti effettuati nei 21 giorni precedenti al contagio (tempo dell’incubazione della malattia) per la predisposizione di ulteriori disinfestazioni, se saranno necessarie. Il virus West Nile non si trasmette da persona a persona e quindi non sono previsti né il tracciamento dei contatti né l’isolamento. L’azienda sanitaria negli ultimi mesi ha coordinato le azioni necessarie a tenere sotto controllo le zanzare portatrici del virus, più frequentemente del tipo Culex le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo.
L’Asl Latina mantiene sempre alta l’attenzione e può contare su un consolidato e ben collaudato sistema epidemiologico, clinico e diagnostico in costante raccordo con il Seresmi e la Regione Lazio. Su questo caso registrato all’ospedale di Latina è intervenuto sui social Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Per l’esperto, già direttore generale Prevenzione del ministero della Salute e direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, “sarebbe auspicabile una tempestiva e dettagliata informazione ai cittadini sia sulla distribuzione del virus sul territorio che sulle misure da adottare a fini di prevenzione”. “Ho cercato diverse fonti per capire quale sia l’attuale situazione epidemiologica relativamente alla diffusione del virus West Nile in Italia. Incrociando i dati Ecdc con quelli del Cns (Centro nazione sangue, ndr) dell’Iss, casi umani – in totale 7 – sarebbero stati sinora riportati in Piemonte (2), Campania, Toscana, Lombardia, Veneto e Lazio. Evidentemente non risulta confermato un caso precedentemente segnalato sulla stampa nell’Oristanese”. “Diversi pool di zanzare infette – ha aggiunto Rezza – sono stati riscontrati in Emilia, Lombardia e Veneto, positività nell’avifauna in Sardegna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, mentre una positività sarebbe stata rinvenuta in un equide in Sicilia. Sembrerebbe pertanto che, a fronte di casi umani già diagnosticati, non sia stata riscontrata alcuna positività in uccelli o zanzare in Italia centro meridionale”.
“Andrebbe capito se ciò sia dovuto a una minore capacità di cattura, con relativi difetti di sensibilità della sorveglianza animale in diverse parti del Paese. È comunque importante – sottolinea – che anche in queste regioni i casi umani vengano prontamente identificati”. “Resta sul tavolo il problema relativo alle limitate informazioni disponibili a livello nazionale, probabilmente a causa dei ben noti problemi connessi con la privacy, derivanti da carenze nei decreti attuativi del Premal – ha rimarcato concludendo Rezza – I dati raccolti e trasmessi da parte delle Regioni permettono ad ogni modo di attivare le dovute misure di controllo del sangue (sotto il coordinamento del Cns di Iss) e di implementare gli interventi di disinfestazione da parte di Asl ed enti locali”, precisa il medico, invitando comunque a un’attività di informazione precisa puntuale sulla presenza del virus lungo la Penisola e gli interventi da attuare