Processo chioschi di Sabaudia, prima udienza

SABAUDIA – E’ stata un’udienza inaugurale assai movimentata e vivace quella del giudizio immediato iniziato lunedì mattina con un’ora e mezzo di ritardo davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina Elena Sofia Ciccone relativamente all’inchiesta della Procura secondo la quale agli inizi dell’estate 2025 sarebbe stata pilotata la gara pubblica per l’assegnazione della gestione di cinque chioschi sul lungomare di Sabaudia. Il processo è iniziato in ritardo perché c’è stata una dimenticanza per quanto riguarda il trasferimento coatto disposto dal Gip Giuseppe Cario nel palazzo di Giustizia di piazza Buozzi del principale imputato, l’ex vice sindaco ed assessore al demanio del comune di Sabaudia Giovanni Secci, ai domiciliari dallo scorso febbraio.

Il dibattimento, in cui sono imputati per turbativa d’asta anche i dirigenti comunali Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautilli, ha registrato la partecipazione di tantissimi cittadini di Sabaudia e ha vissuto altri momenti di scontro. Il primo dei quali c’è stato quando l’imprenditore di Latina Fabrizio Gallo – secondo le risultanze investigative del Pm Giuseppe Miliano sarebbe stato danneggiato a causa della revoca delle concessioni attribuitegli inizialmente dal Comune – ha chiesto di costituirsi parte civile attraverso l’avvocato Giovanni Lauretti evidenziando come le sue ragioni fossero state ribadite da una sentenza del Tar che aveva annullato gli atti di gara del comune di Sabaudia. Si sono opposti alla richiesta i legali dei tre imputati, gli avvocati Renato Archidiacono, Giulio Mastrobattista, Francesco Fedele e Massimo Signore, secondo i quali il richiedente non è legittimato a costituirsi parte civile non compare neppure nel capo d’imputazione formulato dalla Procura.

Il processo è stato così rinviato al 27 luglio quando il giudice dovrà sciogliere questa ed un’altra riserva riguardante la richiesta delle difese di ascoltare in aula alcuni testimoni. Per la Procura, rappresentata in aula dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano, non serve questo adempimento perché sono sufficienti le intercettazioni telefoniche ed ambientali eseguite durante le indagini dalla Finanza e dai Carabinieri Forestali. L’assoluto protagonista dell’udienza di lunedì è stato l’avvocato Archidiacono, il legale che, dopo aver ricusato il Gip Giuseppe Cario (la Corte d’Appello ha rigettato il suo ricorso), attende da giorni le motivazioni della Corte di Cassazione con cui ha annullato con rinvio l’ordinanza ai domiciliari per l’ex sindaco ed ex coordinatore comunale di Forza Italia di Sabaudia Secci. Soltanto dopo che la Suprema Corte avrà depositato le motivazioni del suo rigetto la difesa di Secci – l’unico rimasto ai domiciliari (provvedimento, quest’ultimo, sostituito per Caramanica e Cautilli con la sospensione dal servizio) – potrà chiedere un nuovo pronunciamento da parte del Riesame sulla legittimità del provvedimento cautelare emesso il 2 febbraio dal Gip Cario ed eseguito 15 giorni più tardi su richiesta della Procura

“Vogliamo che il processo sia celere e giusto e chiederemo con forza l’audizione di alcuni nostri testi” – ha commentato l’avvocato Archidiacono dopo che lo stesso Tribunale aveva inizialmente rinviato al prossimo settembre la seconda udienza del giudizio immediato disposto dal Gip Cario. Secondo l’accusa Secci, Caramanica e Cautilli avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Queste presunte condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata. Secci, Caramanica e Cautilli devono difendersi dall’accusa di turbativa d’asta perché con una serie di determine (chieste dalla politica) ed emesse nell’aprile e maggio 2025 avrebbero favorito l’aggiudicazione dei cinque chioschi a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Secci sarebbe incappato in un conflitto d’interesse per aver svolto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali. La teoria accusatoria del Pm Miliano è la seguente: i favoritismi orchestrati dai dirigenti Caramanica e Cautilli ed il conflitto d’interessi di Secci avrebbero consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.