FORMIA – “Quando ci si opera tre volte, non ci si aspetta niente e si cerca di viverla giorno per giorno, sperando di venirne fuori. Contenta di avercela fatta e di essere riuscita dopo tanto tempo ad allenarmi senza dolori, perché i tendini da tre o quattro anni mi davano un gran fastidio. A volte sono uscita dal campo di allenamento piangendo per la felicità di potermi allenare finalmente bene e in questa stagione si era visto qualcosa di positivo già dalle prime gare. Questa forza l’ho trovata dentro di me, dalla voglia di fare, da quella fiamma che arde dentro e che è rimasta accesa”.
Formia ed il suo centro di preparazione olimpica “Bruno Zauli” sono davvero contente da quando venerdì una sua cittadina e anche una sua atleta ha sfatato un tabù che l’atletica italiana si trascinava stancamente da sempre: vincere una competizione internazionale in una specialità, il salto triplo femminile, per certi versi nuova ma non nuovissima. E’ riuscita nell’impresa una persona che, oltre ad essere bella, è una bella persona. Dariya Derkach, nonostante le sue 33 primavere ed un’infinità di acciacchi e di ricorsi in sala operatoria, ha vinto l’oro continentale nel triplo con il nuovo primato personale di 14 metri e 60 centimetri (con un vento favorevole, +1,9, entro il limite). L’ha fatto dominando una gara, che non era facile sin dalle qualificazioni, dall’inizio alla fine. Ha coronato la durissima e specifica preparazione compiuta con il suo tecnico Alessandro Nocera sulle pedane del Cpo “Bruno Zauli” a stretto gomito con tanti podisti e bambini della città che l’adorano per la sua bellezza e soprattutto, per il suo temperamento che può essere da insegnamento per chi cade e fa fatica a rialzarsi.
Dariya ha vinto i campionati europei al di là delle più ottimistiche previsioni. Il 2025 fu un anno terribile per l’atleta italo-ucraiana che aveva pensato anche di appendere al chiodo le sue scarpette chiodate. Tre interventi chirurgici al tendine d’Achille avrebbero costretto chiunque a mollare. E invece la Derkach, vuoi per la spinta motivazionale del compianto direttore del Cpo “Bruno Zauli” Davide Tizzano vuoi per quella arrivatele dal gruppo sportivo dell’aeronautica per la quale è tesserata, ha deciso di riprovarci e di tentare di rimpinguare quel bottino internazionale che sino a venerdì sera era costituito dall’argento ottenuto nel febbraio 2023 agli Europei indoor di Istanbul. Che quella di Birmingham sia stata una gara azzeccata, dominata e anche fortunata la conferma è arrivata dalla sequenza dei salti: 14,53 di poco ventoso (+2.1) in avvio, poi 14,48 (+1.3) e un nullo oltre i quindici metri, fino all’exploit al quarto salto in cui la portacolori dell’Aeronautica, migliorando il suo “personal best” di otto centimetri ha battuto la belga Saliyya Guisse (14,46/+2.4) e la bulgara Aleksandra Nacheva (14,40/+3.4).
DARIYA, DALL’UCRAINA CON SOFFERENZA
Dariya è stata costretta a lasciare il paese natio…per necessità. Quando ha pensato di farvi ritorno a cadenza periodica per visitare i suoi adorati genitori la guerra e l’invasione russa di Vladimir Putin ha complicato non poco i suoi piani. La sua infanzia però è statale simile a tanti bambini occidentali con un’integrazione che quest’ultimi non hanno. Quel piccolo batuffolo con gli occhi blu e i capelli biondi i suoi castelli di sabbia non li ha costruito su una spiaggia normale ma nella buca del salto in lungo ammirando papà Serhiy, atleta di livello dell’ex Unione Sovietica delle prove multiple, e mamma Oksana, molto brava, lei, nell’esordiente triplo. La vita di Dariya non è stata -come detto -una passeggiata di salute. Era ancora bambina quando mamma Oksana coraggiosamente venne in Italia per garantire, come il marito, il pane ai suoi figli. Era il 2001.La signora attraverso una conoscente trovò un lavoro a Pagani, vicino Salerno, ma rimase solo per pochi mesi.
Nel gennaio dell’anno successivo venne raggiunta in Italia dal marito e dai figli con l’auspicio di poter tornare indietro. I genitori di Dariya qualche anno lo fecero nel momento in cui le loro condizioni di vita migliorarono ma papà Serhiy fu determinante per il futuro sportivo di sua figlia che nell’inverno italiano andava al campo di atletica di Salerno e di Nocera Inferiore in t-shirt quando i suoi neo compagni di gioco indossavano felpe e cappotti: “Ma se il vostro freddo per me è quasi caldo che ci posso fare?”- fu la sua prima giustificazione ai genitori dei suoi amichetti che la guardavano con un mix di sospetto e di curiosità
L’obiettivo era quello tipico della cultura sovietica: l’istruzione deve essere accompagnata sempre e comunque dalla pratica sportiva. E così che la biondissima Dariya si cimentò, quasi derivante da un obbligo paterno, prima nelle prove multiple e poi le salto in lungo e infine in quello triplo. Per Dariya sono stati fondamentali le esperienze, sportive e umane, nel Cus Salerno e nell’Atletica Vis Nova, società della nobiltà campana dell’atletica leggera con cui vinse 26 titoli giovanili e15 titoli italiani assoluti.
Dariya è donna coraggiosa ed audace è quando mamma e papà tornarono in Ucraiana operò una scelta ancora più forte, quella di rimanere in Italia. E così che nel 2013, 13 anni fa, arrivò con la cittadinanza italiana la maglia azzurra dopo aver rifiutato negli anni alcune offerte arrivatele da altri Paesi europei. L’oro europeo di giovedì sera ha confermato come l’Inghilterra porti bene alla Derkach. Il suo debutto in azzurro avvenne agli Europei a squadre sempre oltre Manica e, più precisamente, a Gateshead. Chiuse con un anonimo sesto posto la gara di salto in lungo. Ai Mondiali di Mosca sempre del 2013 non riuscì a qualificarsi per la finale, una delusione mitigata l’anno dopo da due medaglie ai Giochi del Mediterraneo under 23 in Francia, da alcuni titoli giovanili e dalla prima esperienza olimpica come quella a Rio de Janeiro nel 2016. Una possibile e positiva svolta alla sua carriera poteva essere rappresentata dall’argento europeo indoor di Instanbul. Macchè. Gli infortuni continuarono a perseguitarla e ne risentirono l’ottavo posto nel 2023 ai Mondiali di Budapest e l’analogo piazzamento alle Olimpiadi di Parigi del 2024.
L’oro di Birmingham è stato considerato uno dei risultati tecnicamente più sorprendenti ottenuti dalla spedizione azzurra in rapporto al 2025,davvero, terribile per l’atleta diventata formiana a tutti gli effetti. Prima l’infortuno a febbraio al meeting indoor di Liévin, in Franci, poi due operazioni al tendine d’Achille sinistro, a metà giugno e poi a fine luglio per un’infezione, prima di un altro intervento a metà novembre al destro. Prima dello scorso Natale Daria è ricomparsa nel catino dello stadio degli Aranci per la gioia dei suo adorati fans, i podisti amatori e bambini di Formia(e non solo). In quel momento iniziò la rincorsa all’oro europeo che Dariya ha dedicato giustamente ai suoi genitori “per le sofferenze patite a causa di questa assurda guerra” e per un sportivo e dirigente che da qualche mese non c’è più, il direttore del Cpo “Bruno Zauli” Davide Tizzano.
Il manager napoletano stava già male ma continuò dal suo ufficio ad incitare – cosa che ha fatto il suo successore, il fratello del giornalista di Raisport Alberto Rimedio, Fabio – la triplista dell’aeronautica. Tizzano con sua prematura e dolorosa scomparsa ha impoverito l’assetto dirigenziale del Coni alla vigilia di una scommessa che sarà sicuramente vinta dal nostro comitato olimpico: i Giochi del Mediterrano (confermata la presenza del manager formiano Enzo Bartolomeo) in programma dal 19 agosto a Taranto e in una miriade di località, bellissime, della Puglia. La neo campionessa europea in mondovisione ha fatto fatica a nascondere la sua gioia, legittima, se rapportata all’andirivieni lo scorso anno in sala operatoria. Ha confessato di aver trovato la forza “dentro di me, dalla voglia di fare, da quella fiamma che arde dentro e che è rimasta accesa. Ci ho provato fino all’ultimo salto, sentivo di avere ancora qualcosa, mi era piaciuto il terzo che era molto scorrevole e ho cercato di replicarlo. Non so neanche da quanti anni aspettavo questo momento, lo sognavo di notte”.
LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO TADDEO, LA GIOIA DI UNA CITTA’
Quella della Derkach è “una medaglia d’oro che profuma di rinascita, di coraggio, di sacrificio. Una medaglia d’oro che parla anche di Formia”. Lo ha scritto sul profilo fb del comune il sindaco della città Gianluca Taddeo. Si è detto pronto ad accogliere con una grande festa “di tutta la città” la prima italiana a vincere in assoluto una gara internazionale nel salto triplo: “Un anno fa, nel periodo più caldo dell’estate, Dariya si allenava quasi in solitaria, dopo aver affrontato tre interventi ai tendini d’Achille. Un momento difficilissimo della sua straordinaria carriera, nel quale sarebbe stato facile arrendersi. Questa vittoria è anche un po’ nostra. Perché Dariya Derkach ha scelto Formia dal 2014. Qui vive, qui si allena, qui ha costruito una parte fondamentale della sua carriera, accompagnata dal lavoro quotidiano al Centro di Preparazione Olimpica “Bruno Zauli”, la Casa dello Sport. È qui, tra il mare e i Monti Aurunci, che una campionessa ha trovato negli anni il luogo dove allenarsi, crescere, soffrire e rinascere.”
Il sindaco, l’amministrazione comunale e l’intera città di Formia “si stringono idealmente a Dariya e celebrano con orgoglio questo straordinario trionfo, che rende ancora una volta il nostro territorio protagonista nel grande sport internazionale”.
A Birmingham è arrivato l’inatteso oro europeo, nel 2027 ci saranno i mondiali nello stadio a forma di nido d’uccello a Pechino e nel 2028 le Olimpiadi a Los Angeles. Dariya con il tifo di Formia è pronta di nuovo a volare.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.