Cassino / Morta anche Katia Adinolfi: la seconda vittima dell’esplosione di via Guado Santa Maria

La quarantenne era ricoverata al Centro Grandi Ustionati del Sant’Eugenio. Dieci giorni fa era morto il compagno Carmine Sirica. La Procura indaga sulle cause della deflagrazione

CASSINO – Prima la speranza, affidata per oltre due settimane alle cure dei medici. Poi la morte del compagno. Ora l’epilogo più doloroso. Katia Caterina Adinolfi, 40 anni, non è sopravvissuta alle gravissime ustioni riportate nell’esplosione avvenuta lo scorso 24 agosto in una palazzina di via Guado Santa Maria, a Cassino.

La donna è deceduta nella notte al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove era stata trasferita subito dopo la deflagrazione. Le sue condizioni erano apparse fin dall’inizio estremamente critiche: secondo quanto emerso nelle ore successive all’incidente, le ustioni interessavano circa il 70 per cento del corpo ed erano particolarmente gravi anche al volto.

Katia, originaria di Nocera Superiore, lavorava da alcuni mesi come operatrice socio-sanitaria all’ospedale “Santa Scolastica” di Cassino. Nella stessa esplosione era rimasto ferito il compagno Carmine Sirica, infermiere di 54 anni originario di San Valentino Torio. Anche lui era stato trasportato al Sant’Eugenio con ustioni estese su gran parte del corpo. Dopo cinque giorni di agonia, Sirica era morto il 29 agosto.

Per Katia la battaglia è proseguita ancora per diversi giorni. Attorno al suo letto si sono strette la famiglia, le comunità di Cassino e dell’Agro nocerino-sarnese, insieme ai colleghi del Santa Scolastica, che avevano continuato a sperare in un miglioramento. Nella notte, però, anche l’ultima speranza si è spenta.

L’esplosione e il crollo della mansarda

La tragedia risale alla mattina del 24 agosto, quando una violenta esplosione devastò l’appartamento situato all’ultimo piano della palazzina al civico 12 di via Guado Santa Maria. La forza della deflagrazione provocò il crollo del tetto della mansarda e disperse macerie nell’area circostante.

Katia e Carmine, che vivevano nell’abitazione, furono soccorsi e trasportati inizialmente al pronto soccorso del Santa Scolastica. Dopo essere stati stabilizzati, entrambi vennero trasferiti nel centro specializzato della Capitale.

Il bilancio avrebbe potuto essere ancora più grave. Al momento dello scoppio alcuni componenti della famiglia proprietaria dello stabile non si trovavano all’interno dell’edificio: due erano già partiti in direzione di Formia, mentre altri erano nel giardino della palazzina e rimasero lontani dalla parte maggiormente interessata dall’esplosione.

L’inchiesta sulle cause

Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta dalla Procura della Repubblica di Cassino. Il fascicolo, inizialmente contro ignoti, dovrà consentire di ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e di accertare l’eventuale presenza di responsabilità.

L’ipotesi presa in considerazione fin dalle prime ore è quella di una fuga di gas, ma spetterà agli accertamenti tecnici fornire risposte definitive. Le verifiche riguardano l’impianto dell’abitazione, le tubazioni, le valvole e gli altri elementi dai quali potrebbe essersi originata la fuoriuscita. Gli investigatori dovranno inoltre chiarire per quanto tempo il gas si sia eventualmente accumulato nei locali e quale circostanza abbia innescato la deflagrazione.

Con la morte di Katia Adinolfi, quella che inizialmente era apparsa come una drammatica esplosione domestica assume i contorni di una tragedia ancora più profonda. Due persone che avevano scelto di dedicare il proprio lavoro alla cura degli altri sono morte a distanza di dieci giorni, travolte dallo stesso episodio.

Restano il dolore delle famiglie, lo sgomento degli amici e dei colleghi e, soprattutto, la necessità di comprendere che cosa sia realmente accaduto quella mattina nell’appartamento di via Guado Santa Maria.