Inchiesta chioschi di Sabaudia, Caramanica può riprendere a lavorare

SABAUDIA – Continua a ridimensionarsi l’inchiesta che lo scorso marzo aveva portato la Procura della Repubblica di Latina a chiedere ed ottenere, con l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, la misura cautelare ai domiciliari per l’allora vice sindaco ed assessore al demanio del comune di Sabaudia Giovanni Secci e per due dirigenti comunali, il formiano Giuseppe Caramanica e la sorana Elisa Cautilli.

Erano tutti accusati di aver pilotato nella tarda primavera 2025 una gara d’appalto per la concessione di cinque di otto chioschi del comune lungo il lungomare della città delle dune. Se lunedì il Riesame con un provvedimento bis aveva revocato dopo sette mesi i domiciliari per l’ex vice sindaco Secci, giovedì il giudice monocratico davanti il quale si sta svolgendo il rito immediato, la dottoressa Elena Sofia Ciccone, ha autorizzato a riprendere a lavorare l’architetto Caramanica.

Avvocato Massimo Signore

Il professionista formiano, difeso dall’avvocato Massimo Signore, in occasione della notifica della misura cautelare, era stato raggiunto da un altro divieto, quella della sospensione per un anno dai pubblici uffici. La dottoressa Ciccone ha accolto ora la mirata e specifica richiesta dell’avvocato Scipione, sostenuta nella fase decisionale sia dall’annullamento dell’ordinanza cautelare per Giovanni Secci sollecitata dal battagliero avvocato Renato Archidiacono che dalla precedente sentenza shock della Corte di Cassazione a favore dello stesso ex vice sindaco ed assessore al demanio del comune di Sabaudia. Nel provvedimento monocratico la dottoressa Ciccone riporta testualmente le doglianze della Suprema Corte nel momento in cui il Riesame, confermando il provvedimento cautelare ai danni di Secci, era stato “silente per un eventuale accordo (tra Secci e l’imprenditore che si ritiene essere stato favorito in sede di aggiudicazione della gara) tenuto conto da una parte che non è merso alcun contatto, nessun rapporto personale, nessun elemento volto a comprovare l’esistenza della collusione indicata e, quindi, l’inquinamento strumentale di procedimento di scelta del contraente”.

La conclusione cui è giunta la dottoressa Ciccone è simile un’equazione …” La condotta di Caramanica risulta strettamente collegata a quella del coimputato Secci”. Insomma la difesa dell’avvocato Archidiacono ha favorito non poco quella del collega Signore che per la revoca di questo divieto relativo all’attività professionale di Caramanica aveva deciso di non ricorrere al Riesame e di attendere il pronunciamento diretto del Tribunale davanti al quale si sta svolgendo il processo. Il dibattimento, per la cronaca, riprenderà il 28 settembre con tutti e tre gli imputati ma senza alcun obbligo o divieto. Saranno ascoltati due testi (ufficiali della Guardia di Finanza) che svolsero le indagini ma è l’ultima volta che a presiedere il processo sarà il giudice Ciccone. Il magistrato, avendo accettato la richiesta della difesa della Cautilli di essere giudicata con il rito abbreviato condizionato all’audizione di un vice Rup nominato dal comune di Sabaudia, lascia il giudizio ad onere ad un collega mentre continuerà a presiedere il rito ordinario per Giovanni Secci e Giuseppe Caramanica.