GAETA – Un sacerdote originario di Gaeta, Monsignor Luigi Di Liego, sarà presto Santo. Dopo un’attesa durata anni martedì 22 settembre è stato emanato l’editto per la causa di beatificazione e canonizzazione del sacerdote che,partito dalla sua Gaeta per “sporcarsi” le mani,è passato alla storia per due iniziative che fecero arrabbiare la politica. Soprattutto quella della Dc quando organizzò nel febbraio 1974 un convegno sui “Mali di Roma” facendo scoprire un’altra città,quelle delle borgate edelle periferie abbandonate che il solo Pierpaolo Passolini con i suoi film coraggiosissimi aveva denunciato. E poi fondando presso Villa Ada un centro per l’assistenza ai malati di Aids (quando questa patologia era considerata la peste di fine secondo millennio) e diventando, negli storici locali dell’ostello di via Marsala, nei pressi della Stazione Termini, il primo direttore della Caritas di Roma.
Se ne accorse uno che sarebbe diventato Santo, Papa Giovanni PaoloII. Defini Monsignor Di Liehgro “il profeta degli ultimi”. Ora il Vicariato invita i fedeli a comunicare al suo Tribunale competente “tutte quelle notizie dalle quali si possano avere elementi favorevoli o contrari alla fama di santità” del sacerdote nativo di Gaeta. Il documento, firmato dal cardinale vicario Baldassarre Reina, chiede inoltre che l’editto sia affisso per due mesi anche presso la Curia di Gaeta, città natale di “Don Luigi” dove ha vissuto fino alla terza elementare. Ecco il testo integrale dell’editto per la causa di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Di Liegro.
“Il 12 ottobre 1997, moriva a Milano il Servo di Dio Luigi Di Liegro, Sacerdote Romano e Primo Direttore della Caritas Diocesana di Roma. Il Servo di Dio, sacerdote innamorato di Dio e appassionato del Vangelo che meditava profondamente, fedele alla Chiesa e al Magistero del Concilio Vaticano Il, animato da una profonda vita interiore, che lo sosteneva nel suo instancabile ministero, ha vissuto l’amore rivoluzionario di un Dio che si è fatto uomo, per andare incontro all’uomo, fronteggiando tutte le povertà esistenziali, promuovendo la carità come dimensione costitutiva dell’evangelizzazione, inseparabile dalla giustizia, dal discernimento, fatto di ascolto della realtà e di condivisione dei vissuti per leggerli alla luce del Vangelo, dalla corresponsabilità e dalla costruzione di comunità capaci di non escludere nessuno. Essendo andata vieppiù aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità ed essendo stato formalmente richiesto di dare inizio alla Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio, nel portarne a conoscenza la Comunità ecclesiale, invitiamo tutti e singoli i fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma (Piazza S. Giovanni in Laterano, 6 – 00184 ROMA) tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità del detto Servo di Dio.Dovendosi, inoltre, raccogliere, a norma delle disposizioni legali, tutti gli scritti a lui attribuiti, ordiniamo, col presente editto, a quanti ne fossero in possesso, di rimettere con debita sollecitudine al medesimo Tribunale qualsiasi scritto, che abbia come autore il Servo di Dio, qualora non sia già stato consegnato alla Postulazione della Causa.Ricordiamo che col nome di scritti non s’intendono soltanto le opere stampate, che peraltro sono già state raccolte, ma anche i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata del Servo di Dio. Coloro, che gradissero conservarne gli originali, potranno presentarne copia debitamente autenticata. Stabiliamo, infine, che il presente editto rimanga affisso – ha tenuto a precisare il Vicario generale di papa Leone XIV per la Diocesi di Roma – per la durata di due mesi alle porte del Vicariato di Roma, nonché della Curia di Gaeta, e che venga pubblicato sulla “Rivista Diocesana” di Roma, sul settimanale Diocesano “Roma Sette”, sui siti web della Diocesi di Roma e della “Fondazione Luigi di Liegro”, e sul quotidiano “L’Osservatore Romano”.
A tracciare efficacemente un ricordo, personale e professionale, di Monsignor Luigi Di Liegro è stato 21 anni fa, nel2025, un collega vaticanista, peraltro di Itri, come Orazio La Rocca. “Avevo fame…avevo sette” (Edizioni Studium di Roma) era il titolo del volume che ha ispirato anche “L’uomo della carità”,un tenera fiction tv che aveva come raffinato protagonista Giulio Scarpati. Orazio La Rocca in quel volume sintetizzò efficacemente il racconto della vita di un grande sacerdote, che ha dedicato tutta la sua esistenza alla lotta delle disuguaglianze sociali, senza distinzioni di fedi, di razze e nazionalità, e al riscatto dei più bisognosi, in ognuno dei quali – ha amato ripetere fino alla conclusione dei suoi giorni terreni – c’è il volto di Gesù Cristo.
“Avevo fame…avevo sete” costituì un sincero omaggio alla figura di don Luigi, attraverso il racconto delle sue opere più significative, dei suoi insegnamenti, delle sue scelte radicali accanto agli ultimi, che hanno sempre avuto in lui un punto di riferimento sicuro, un amico, un fratello sincero. Il testo si suddivise in tre parti. Nella prima, le radici, con il racconto della sua famiglia e della sua terra d’origine, Gaeta, la vocazione, i primi passi da giovane sacerdote nella sua prima parrocchia San Leone Magno al Prenestino, e il ricordo dello storico convegno sui “mali di Roma” del febbraio 1974. Nella seconda, la storia dell’Ostello di via Marsala e degli altri Centri di accoglienza realizzati a Roma. Infine, nella terza parte, l’addio, con l’ultima omelia pronunciata nel salone dell’ostello di via Marsala, i funerali e il pianti di chi lo amò. Una di queste fu una terrorista irriducibile della prim’ora della Brigate Rosse, Adriana Faranda. Dal covo prigione di Aldo Moro in via Moltalcini si trovò catapultata dietro una colonna della Basilica di San Giovanni a piangere quel prete di Gaeta, l’unico -disse poi la primula rossa del terrorismo di sinistra – “che mi face capire quante cavolate e distruzioni aveva contribuito a provocare”. L’unico..
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