LATINA – Sono le immagini delle telecamere a raccontare, passo dopo passo, cosa sarebbe accaduto prima e dopo l’omicidio di Ibrahim Dibba. Decine di filmati hanno permesso agli investigatori della Squadra Mobile di ricostruire gli spostamenti dei presunti responsabili e di delineare una possibile premeditazione dietro l’agguato costato la vita al 27enne gambiano, raggiunto da colpi di pistola a Latina.
Le sequenze hanno consentito di seguire i movimenti delle persone finite nel mirino degli inquirenti e di ricostruire le fasi precedenti e successive alla sparatoria, come sopralluoghi, spostamenti e incontri che, secondo la Procura, avrebbero preceduto l’agguato.
Nel pomeriggio di giovedì la Squadra Mobile ha stretto il cerchio attorno a tre ricercati per omicidio volontario in concorso, con l’aggravante di aver agito con premeditazione, essendo stata pianificata l’aggressione attraverso la predisposizione,
unitamente ad altri soggetti al momento non identificati, dei mezzi da utilizzare. I poliziotti, in adempimento a quanto disposto dalla procura della repubblica di Latina e della procura dei minori di Roma, hanno seguito le tracce dei loro spostamenti e verificando i contatti che avrebbero potuto aiutarli a sottrarsi alle ricerche anche verificando la posizione della rete di contatti vicina ai soggetti. Nel primo pomeriggio, mentre il cerchio investigativo si stringeva, due di loro si sono presentati spontaneamente in Questura, dove sono stati sottoposti a fermo.
Sono il 25enne Ferdinando “Pescio” Di Silvio e un ragazzo di 16 anni. Quest’ultimo è ritenuto dagli investigatori il presunto esecutore materiale del delitto: sarebbe sceso da una Kia Picanto e avrebbe esploso almeno tre colpi con una pistola calibro 9 mm corto contro Dibba, colpendolo all’addome. Ma l’accusa è a vario titolo, anche per un terzo componente il c
Dibba è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Goretti, dove il decesso è stato constatato poco dopo le 21. La Procura contesta ai due fermati l’omicidio volontario in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Secondo la ricostruzione investigativa, infatti, l’aggressione sarebbe stata preparata in anticipo attraverso la predisposizione dell’auto e dell’arma utilizzate.
Alla base della vicenda ci sarebbe un precedente litigio. Il 15 settembre Dibba e il 16enne avrebbero avuto un diverbio legato al mancato pagamento di un servizio. Secondo quanto emerge dagli atti, durante quella discussione il 27enne avrebbe dato uno schiaffo al ragazzo. Poco dopo, il minorenne avrebbe reagito prendendo una pistola ed esplodendo alcuni colpi in via Pionieri della Bonifica, insieme ad altre persone. I residenti avevano dato l’allarme al 112, ma quando la pattuglia era arrivata sul posto non aveva trovato nessuno.
Il vero movente, tuttavia, resta ancora da chiarire. È proprio su questo punto che gli investigatori stanno concentrando ulteriori accertamenti. Non è ancora stato stabilito quale fosse il lavoro per il quale Dibba avrebbe dovuto essere pagato. Gli amici della comunità gambiana parlano di un’attività come stalliere per i cavalli della famiglia Di Silvio, mentre gli investigatori valutano anche l’ipotesi di un coinvolgimento in attività legate al trasporto o allo spaccio di sostanze stupefacenti. Elementi che dovranno essere verificati nel corso dell’inchiesta.
Le telecamere avrebbero inoltre documentato diversi sopralluoghi effettuati nella zona di Villaggio Trieste prima dell’omicidio. In queste fasi, secondo gli atti, il 16enne e il 25enne si sarebbero mossi insieme ad altre persone. Tra queste figura un ventenne, anch’egli destinatario di un decreto di fermo per l’omicidio, che risultava ancora irreperibile. Altri due soggetti devono invece essere identificati. Uno di loro potrebbe essere la persona che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe attirato Dibba in quella che si sarebbe poi trasformata in una trappola.
Il quadro è quindi quello di un’azione che, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbe nata da un incontro casuale, ma sarebbe stata organizzata in precedenza. Gli investigatori stanno cercando di stabilire con precisione il ruolo avuto da ciascuna delle persone presenti nelle ore precedenti e successive all’omicidio.
Ibrahim Dibba. Aveva 27 anni, era originario del Gambia ed era arrivato in Italia diversi anni fa. Lavorava saltuariamente come bracciante agricolo ad Aprilia e spesso si alzava nel cuore della notte, tra le 3 e le 4, per raggiungere i campi e attendere l’inizio del turno. Con il lavoro cercava di mettere da parte qualche risparmio per costruirsi una vita più stabile e aiutare la famiglia rimasta in patria.
A Latina aveva trovato una compagna, attualmente incinta di poche settimane. La sua posizione irregolare in Italia e la mancanza di un alloggio stabile avevano reso più difficile la sua vita quotidiana, ma Dibba aveva intrapreso un percorso per regolarizzare la propria posizione. Il suo avvocato aveva infatti presentato ricorso contro il provvedimento di espulsione e avviato le pratiche per ottenere un permesso di soggiorno provvisorio, necessario anche per poter stipulare un regolare contratto di lavoro.
Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo tranquillo e un grande lavoratore. Dopo la sua morte, la comunità gambiana di Latina ha organizzato un corteo per ricordarlo e chiedere giustizia. In tanti hanno attraversato le strade della città con le bandiere del Gambia e le fotografie di Ibrahim, scandendo il messaggio «We need justice». Molti dei partecipanti vivevano nella stessa zona di Villaggio Trieste e conoscevano Dibba, con il quale condividevano spesso anche il lavoro nei campi.
La sindaca di Latina, Matilde Celentano, ha incontrato i rappresentanti della comunità e assicurato che forze dell’ordine e magistratura stanno lavorando per fare piena luce sull’accaduto. Ha inoltre dichiarato di voler portare le istanze della comunità all’attenzione del prefetto e del questore nell’ambito degli incontri dedicati alla sicurezza e all’integrazione.
L’inchiesta, intanto, resta aperta. Le immagini della videosorveglianza hanno già permesso agli investigatori di ricostruire una parte significativa della sequenza che avrebbe preceduto e seguito l’agguato, ma restano ancora da chiarire il movente preciso, il ruolo di tutte le persone coinvolte e la dinamica esatta della sparatoria. Anche l’autopsia dovrà fornire ulteriori elementi sulle cause della morte e sul numero preciso dei proiettili che hanno colpito Ibrahim Dibba.