Formia / Le voci dei detenuti nel libro di Samuele Ciambriello: confronto tra anziani e studenti sui diritti e la giustizia

FORMIA – Uno sguardo diretto sul mondo della detenzione, trasformando le lettere ricevute in un ponte tra il “dentro” e il “fuori”, tra chi vive il carcere e chi lo conosce soltanto attraverso i numeri e le cronache. E’ stata ricca di contenuti, contrassegnata da una simbolica e apprezzata staffetta tra anziani e giovani studenti, la bella e coraggiosa iniziativa organizzata giovedì mattina dal Centro Anziani di Formia Centro Aps per la presentazione del libro “Lettere al Garante” che, pubblicato da IOD edizioni nella collana “Cronisti Scalzi” e dedicato alla memoria del giornalista de “Il Mattino” Giancarlo Siani ucciso dalla camorra nel 1985, è stato scritto proprio dal Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello.

Con un linguaggio semplice e schietto, profondo e confidenziale, l’autore ha offerto un indimenticabile momento di grande riflessione ed approfondimento dedicato alle tematiche del mondo penitenziario, del riscatto sociale e della tutela dei diritti umani. L’evento è stato organizzato dall’infaticabile presidente (la riconferma c’è stata nei giorni scorsi) del centro anziani più importante di Formia, Augusto Ciccolella, dal quale, senza ombre di smentita, è arrivata la dichiarazione più bella della mattinata. L’ha pronunciata chiedendo, a sorpresa, di intervenire per affrontare uno dei casi di cronaca nera più cruenti della Formia dei primi anni ottanta: l’omicidio del fratello 16enne che ebbe la sfortuna di iniziare un percorso sbagliato su indicazione di una famiglia legata al crimine organizzato.

Quel fratello, come Augusto, faceva parte di una storica famiglia di macellai: “Mio padre il giorno si rompeva la schiena nel mattatoio di Formia con gli altri miei fratelli. La notte andava alla ricerca di questo figlio che sapeva di aver sbagliato. A distanza di anni il dolore è ancora profondo ma, nonostante mio fratello non ci sia più, non porto rancore o sentimenti di vendetta nei confronti di chi ha deciso di ordinare e di eseguire quell’omicidio. Abbiamo deciso di allargare l’invito agli studenti perché la cultura è fondamentale per non delinquere”.

E a fianco di tanti anziani di Formia c’erano gli alunni delle classi 3A e 3C dell’istituto comprensivo “Vitruvio Pollione” che, accompagnati dai docenti Valeria Nastrelli,Patrizia Treglia,Miriam Di Siena e Francesca Coccoluto, hanno avuto l’onere ma anche l’onore di chiudere con domande, pertinenti e calzanti, un confronto nel corso del quale è stato presentato un volume che ha il merito di sintetizzare lo spaccato ,intimo e drammatico, della vita penitenziaria, di dare voce alle speranze e alle sofferenze di chi vive dietro le sbarre e di riaffermare il principio fondamentale che “la cultura è libertà, anche in carcere”.

Non si tratta di racconti costruiti a tavolino, ma di testimonianze autentiche che restituiscono uno spaccato della realtà penitenziaria italiana attraverso le parole di chi la vive ogni giorno. E dove? Nei penitenziari “complicati” di Napoli e della Campania. Le lettere che ha pubblicato il Garante Ciambiello raccontano il sovraffollamento delle carceri, la solitudine, la lontananza dagli affetti, i problemi sanitari, il disagio psichico, le attese della magistratura di sorveglianza, la difficoltà del reinserimento sociale e soprattutto il bisogno di essere ascoltati.
“Immaginate per un attimo una cella di pochi metri quadrati nella quale vivono stipate da cinque a otto persone – ha esordito l’autore – Immaginate di trascorrervi gran parte della giornata condividendo spazi minimi, privacy inesistente, tensioni, fragilità e sofferenze. Non è un’eccezione: per molti detenuti questa è la quotidianità”. Giornalista, docente universitario, operatore del privato sociale e scrittore, Samuele Ciambriello è da decenni impegnato sui temi della giustizia, dell’inclusione sociale e della tutela delle persone più fragili. Un cursus honorum significativo che ha costruito grazie ad lunga esperienza accanto ai detenuti iniziata negli anni Ottanta.

Lo ha portato a promuovere percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, attività culturali, progetti educativi e iniziative a sostegno dei diritti delle persone private della libertà. La prefazione del volume è firmata da Stefano Anastasia, Garante sino a qualche settimana fa delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio. Si è detto “orgoglioso e fiero di essere a Formia e di diffondere, insieme a Samuele, un progetto di sensibilizzazione avviato attraverso un libro, un piccolo atto rivoluzionario, che apre uno squarcio nel muro dietro cui è nascosta l’esecuzione della pena detentiva e restituisce dignità a chi è senza voce”. E Anastasia una domanda egli stesso l’ha rilanciata. E la stessa che, attraverso “Lettere al Garante” Ciambriello, dando voce a chi vive dietro le sbarre, pone ai suoi elettori: quale idea di giustizia e di umanità vogliamo costruire come società?

Che le carceri italiane siano al collasso, è un fatto risaputo. Oggi ospitano oltre 64mila detenuti, circa 19mila in più rispetto alla capienza regolamentare. Tra loro vi sono oltre 21mila stranieri, quasi 20mila persone con problemi di tossicodipendenza e circa 4.600 detenuti affetti da disturbi mentali. La situazione della Campania è ancora più drammatica. Negli istituti penitenziari della regione sono recluse 8.016 persone, quasi 2.000 in più rispetto ai posti effettivamente disponibili. Tra queste, 2.013 sono tossicodipendenti e 565 presentano problematiche psichiatriche.

“Dietro questi numeri ci sono volti, storie, famiglie, sofferenze e speranze. C’è una realtà che non può essere ignorata e che interpella la coscienza civile di tutti noi – ha aggiunto Ciambriello – Non possiamo continuare a considerare normale ciò che normale non è. Il sovraffollamento, la carenza di personale, le difficoltà nell’assistenza sanitaria e psicologica e l’insufficienza delle misure alternative rendono sempre più difficile garantire condizioni di vita rispettose della dignità umana e della funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione”. Lo stesso Garante non ha perso l’occasione fornitagli dall’iniziativa promossa dal Centro anziani di Formia centro per rivolgere, attraverso il volume, un appello alla politica, alla magistratura di sorveglianza, all’amministrazione penitenziaria e alla società civile: occorre intervenire subito. Non con misure emergenziali, ma con scelte strutturali e coraggiose che mettano al centro la persona, la sicurezza collettiva e il reinserimento sociale.

Il confronto del centro anziani è riuscito perché gli organizzatori hanno permesso di far portare il loro encomiabile contributo, esperienziale, professionale e artistico, tra gli altri, ad Anna Grazia Stammati, Presidente del “CESP” (Centro Studi Scuola Pubblica) e Coordinatrice nazionale della Rete delle scuole ristrette; al fratello Maurizio Stammati e a Peter Ercolano, in rappresentanza del collettivo teatrale “Bertolt Brecht” e del “Progetto Teatro in Carcere” attivo (su iniziativa dell’Asl) presso la Casa Circondariale di Latina e,inoltre, a Gentile Salvatore, psicologo e storico fondatore delle comunità “L’Aquilone”.

Se i lavori hanno registrato il contributo, in rappresentanza del comune di Formia,del neo delegato ai rapporti con i centri anziani Mario Bianchini, sono terminati infine con la proiezione del docu-film “Lo cunto dei ristretti”. Realizzata all’interno del Carcere di Spoleto grazie ai fondi del Ministero dell’Istruzione, l’opera audiovisiva esplora in maniera toccante tre dimensioni chiave della condizione carceraria: la quotidianità tra le mura dell’istituto, il valore dei percorsi scolastici e educativo-formativi, e le complesse prospettive di reinserimento nel “dopo carcere”. E la narrazione è affidata alle voci di Anna Grazia Stammati e Giorgio Flamini,pronti a tornare a Formia e far scoprire questo misterioso pianeta carcerario nelle scuole medie superiori e nei “palazzi” delle istituzioni. Sempre se lo vorranno.