Ventotene / Scontro sulle primarie per scegliere lo sfidante di Caputo: Pepe dice no, Coraggio rilancia

VENTOTENE – Le dimissioni nei giorni scorsi del vice sindaco del comune di Ventotene Pino Pepe e dei delegati Geppino Assenso (ai rapporti con gli enti sovracomunali) e Candida Romano (ai rapporti con la riserva marina e terrestre e con il commissariato di governo per il recupero del carcere borbonico di Santo Stefano) un dibattito, alla distanza, l’hanno promosso. O meglio, hanno posto alla politica della seconda isola pontina – è il comune più piccolo dei 18 della provincia pontina chiamati la prossima primavera a rinnovare le rispettive amministrazioni – un interrogativo inedito sino a qualche settimana fa: chi sfiderà nelle urne a maggio il sindaco in carica Carmine Caputo?

L’ex segretario generale del comune avrebbe voluto interrompere la sua esperienza politico-amministrativa ma le dimissioni, a pochi mesi dal voto, dei delegati Assenso e Romano e, soprattutto, del suo “vice” Pepe (svolgeva anche l’incarico di assessore alla cultura) l’hanno convinto a ripensarci e, dunque, il suo nome sarà stampato sulla scheda elettorale. Questo mini terremoto ha accelerato le procedure finalizzate a stabilire il nome del principale sfidante di Caputo che in un contesto normale – ma Ventotene da decenni tanto normale non lo è più per divisioni anche di natura epidermica – sarebbe dovuto essere il capogruppo dell’opposizione in carica.

Ma l’ex sindaco Gerardo Santomauro ha detto di no alla sua ricandidatura ed è stato ipotizzato il ricorso alle primarie tra i papabili aspiranti anti-Caputo: appunto il vice sindaco dimissionario Pepe e l’imprenditore (e tuttora delegato del sindaco di Ventotene) Daniele Coraggio.
L’argomento era stato al centro di un lungo incontro a tre a Formia, presso il “Caffè Trieste”, e la fumata uscita al termine era stata nera come il colore del carbone.

Considerato una diretta propaggine di un altro illustre primo cittadino, Geppino Assenso, Pepe ha detto ufficialmente di no alle primarie. L’ha fatto ora in un documento di due cartelle in cui spiega come in un piccolo paese “come una piccola isola come la nostra, le dinamiche politiche e sociali sono profondamente diverse rispetto a quelle delle grandi città. Le elezioni primarie – che a livello nazionale o cittadino vengono spesso presentate come uno strumento di massima democrazia e partecipazione – in un contesto di comunità ridotta possono generare effetti diversi.”

E Pepe lo spiega. Nei piccoli paesi, la vita politica si intreccia strettamente con i rapporti personali, familiari e professionali: “Una campagna di primarie costringerebbe i cittadini a schierarsi apertamente tra due o più candidati locali. Questo può trasformare una competizione politica in una rivalità personale con ripercussioni sui rapporti quotidiani: a differenza delle grandi città, dove l’anonimato protegge il dissenso, in un piccolo paese le tensioni nate durante le primarie si riflettono inevitabilmente sul vicinato, sui luoghi di lavoro, sulle attività commerciali e persino sulla vita di ogni abitante”.

Con un duplice effetto. Se il giorno dopo le primarie il vincitore deve unire la comunità per vincere le elezioni generali e, successivamente, governare, “chi perde le primarie (e i suoi sostenitori più vicini) potrebbe subire la sconfitta come un’esclusione personale, rendendo difficile una leale collaborazione futura. Spesso il candidato uscito dalle primarie arriva alle elezioni amministrative vere e proprie con una coalizione già logorati”.

Nei piccoli comuni, come a Ventotene, la culla dell’Europa libera ed unita, il voto si basa quasi sempre sulla conoscenza diretta, sulla reputazione e sulla fiducia personale riposta nel candidato, più che sulle appartenenze ideologiche o sui programmi dettagliati.
Pepe si è dichiarato contrario a questo strumento di scelta perché in una comunità di poche migliaia di abitanti “un piccolo gruppo organizzato (famiglie estese, cordate di interessi, gruppi d’opinione forti) può mobilitare il proprio bacino elettorale e orientare l’esito delle primarie, imponendo un candidato che non riflette realmente la sensibilità della maggioranza della comunità”. Tradotto: a Ventotene le ragioni contro l’uso delle primarie diventano ancora più radicali e specifiche.

Ventotene non è solo un piccolo comune: è un’isola abitata da pochissime centinaia di residenti stabili (circa 700 abitanti), con una conformazione sociale ed elettorale del tutto unica. A dire dell’ex vice sindaco ed assessore Pepe in un contesto simile l’idea – di Daniele Coraggio – di introdurre le primarie “si scontrerebbe contro ostacoli quali il numero dei votanti effettivi che già alle amministrative è estremamente ridotto (spesso intorno ai 500 votanti totali)”.

Pepe non lo dice ma la sua contrarietà – e quella della componente a cui si riconosce,quella della famiglia Assenso – è in un sentiment palpabile: in una comunità così ristretta “tutti conoscono tutti”. L’idea di organizzare un voto preliminare per scegliere il candidato di una fazione significherebbe costringere quasi casa per casa a scoprire le mani, violando quel delicato equilibrio di convivenza che serve a mandare avanti un’isola in cui i servizi, le relazioni e la stessa economia turistica sono interdipendenti”.

Pino Pepe non vuole in questa fase indurire i rapporti ma,dopo una lunga gavetta con Assenso e Caputo sindaco, si dice pronto a sfidare quest’ultimo forte del bagaglio esperienziale acquisito “dalla mattina alla sera” nel palazzo giallo ocra di piazza Castello.

LE RAGIONI DI DANIELE CORAGGIO

Insomma Pepe teme un acuirsi dei rapporti “tra famiglie” e per favorire un iniziale clima disgelo Daniele Coraggio aveva organizzato la “Cena di Babette” che, da noi anticipata, è stata ripresa da corrispondenze a tutta pagina di quotidiani nazionali e di contrapposta linea editoriale come Libero e Avvenire. Coraggio ha fatto sapere che “indietro, ora come non mai, non si può più tornare”.

A dire dell’imprenditore le primarie “sono l’esatto contrario di quello che dichiara Pino”. E per motivare questa tesi ammette di aver ascoltato a più riprese il brano di Giorgio Gaber “Libertà e’ partecipazione”. “Restare chiusi in una segreta stanza per decidere il futuro dell’isola, alla vigolia di importanti sfide come la conclusione dei lavori di recupero del carcere borbonico di Santo Stefano e la nuova, la quarta, gara d’appalto della Regione per lagestione nei prossimi anni dei collegamenti marittimi con i porti di Formia, Terracina e Anzio, e’ qualcosa che a 43 anni non mi appartiene -ha esordito Coraggio – Le primarie non servono a contare numericamente gli elettori alla vecchia maniera, sono uno strumento di partecipazione democratica che anche in un’isola di 500 abitanti è cosa buona e giusta. Io non ci vedo niente di male a giocare a viso aperto, senza tecnicismi e senza rendite di posizione”.

Coraggio, con molto… coraggio, ammette che se questa, dovesse concretizzarsi, sarà “un’operazione nuova e rivoluzionaria e mi rendo conto che e gli isolani non sono abituati al cambiamento, ma sinceramente non mi interessa una partita in stile prima repubblica”. L’imprenditore considera “un vero dramma” la circostanza dell’eventuale decisione di fare a meno di questo strumento di scelta.

E lo spiega in conclusione: “Saremo tutti focalizzati sulla corsa all’ultima preferenza, alle solite metodologie di voto e nessuno parlerà al paese dei problemi da risolvere, delle sfide e delle prospettive future. Io non ho mai avuto “padroni” in vita mia, forse per questo non sono affidabile o troppo giovane per diventare sindaco. Non mi interessa dividere ulteriormente il paese, mi interessa il bene del paese e ciascuno, secondo le proprie forze, umane e politico-elettorali deve fare la sua parte in una ottica di coalizione”.

E se dovesse avvenire il contrario? La risposta di Coraggio è pirotecnica: “Diversamente avremo Caputo e Sportiello al governo per i prossimi 5-10 anni”. Insomma prendere o lasciare.