Inchiesta chioschi di Sabaudia, possibile richiesta di ricusazione del Gip Cario

SABAUDIA – La sorpresa è dietro l’angolo. Potrebbe subire un rinvio l’atteso interrogatorio preventivo in programma martedì 20 gennaio davanti il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, il magistrato chiamato ad accogliere o meno la richiesta degli arresti domiciliari, avanzata con l’ipotesi accusatoria di turbata libertà degli incanti dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano, nei riguardi dell’ormai ex vice sindaco del comune di Sabaudia (e coordinatore comunale di Forza Italia) Giovanni Secci, dei dirigenti dell’area tecnica e del demanio dello stesso comune, il formiano Giuseppe Caramanica e la sorana Elisa Cautelli. Il legale di Secci, l’avvocato Renato Archidiacono, sta valutando la possibilità di ricusare niente meno che il dottor Cairo secondo quanto prevede la lettera b) dell’articolo 37 del Codice di procedura penale in base al quale una parte (la difesa) può ricusare il giudice se questi, prima della sua decisione (martedì si tratta di accogliere o meno la richiesta di detenzione domiciliare avanzata dalla Procura) abbia manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti dell’imputazione, garantendo così il principio di imparzialità. E’ un tecnicismo sottile ma la difesa di Secci contesta il contenuto di un’ordinanza di sei pagine in cui il Gip Cario, durante le indagini della Procura, avrebbe già avallato le intercettazioni telefoniche, quali fonte di prova, disposte dal magistrato inquirente.

“Deciderò se presentare questa istanza solo prima dell’interrogatorio” ha dichiarato l’avvocato Archidiacono. E le opzioni che ne seguirebbero sarebbe due: il rigetto della richiesta (ipotesi assai fondata, a quel punto gli interrogatori preventivi dei tre indagati si svolgerebbero regolarmente alla presenza degli avvocati Massimo Signore e Pasquale Fedele oltre che del collega Archidiacono) o lo stesso Gip si riserverebbe per decidere. Un fatto è certo: se si dovesse svolgere l’interrogatorio , Secci, Caramanica e Cautelli risponderebbero alle domande del Gip per ribadire la loro estraneità a tutte le accuse formulate dal Pm Miliano e ad una in particolare, quella riguardante l’assegnazione sul lungomare di Sabaudia la scorsa primavera di cinque chioschi ad una ristoratore di Latina, conferimento poi revocato (ma riabilitato dal Tar) per alcune presunte violazioni dell’assegnatario circa l’adempimento di alcune clausole (il pagamento in anticipo di parte dei canoni demaniali) che – secondo la parte lesa – non erano affatto contemplate dal bando di gara.

Nella richiesta di arresto ai domiciliari Caramanica ha adottato le determinazioni dirigenziali numero 726 del 2 aprile 2025, numero 755 del 3 aprile 2025 e quella numero 980 del 2 maggio 202 che, contenenti una serie di previsioni e prescrizioni, erano finalizzate – secondo la tesi della Procura – a favorire l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali, e professionali. Per la Procura si sarebbero consumati conflitti d’interessi in quanto lo stesso vice sindaco ed assessori Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali, quelle guidate rispettivamente da Mauro Casalvieri, “Paradiso Blù” di Lina Speranza e Loredana Bellicampi & C.

Il teorema accusatorio della Procura: questi favoritismi e il precedente conflitto d’interessi avrebbero consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto dell’affidamento “potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale. Le indagini di Finanza e Carabinieri Forestali hanno accertato come queste prescrizioni avrebbero previsto l’installazione di moduli corrispondenti, nelle dimensioni e nelle caratteristiche costruttive a quelli già nella disponibilità dei precedenti concessionari decaduti. Nonostante in occasione della conferenza dci servizi, fosse stato indicato, di concerto con gli enti pubblici partecipanti, come modello da recepire nel bando di gara il cosiddetto “chiosco tipo” avente caratteristiche oggettive predeterminate quali l’indicazione puntuale degli spazi interni ed esterni e, comunque, diverse da quelle in possesso dei concessionari decaduti.

L’interrogatorio di Secci, qualora dovesse svolgersi, è stato caratterizzato dalla decisione (che il suo legale non avrebbe condiviso) del vice sindaco ed assessore alla cultura di dimettersi dal duplice incarico e di autosospendersi da Forza Italia di cui è stato sinora coordinatore comunale. Secci è convinto che l’amministrazione comunale di Sabaudia deve portare a termine il mandato “convinto di non aver commesso alcuna irregolarità e di aver sempre lavorato per il benedella città”. Secci ha aggiunto di essere “molto amareggiato dopo aver letto tutto il fascicolo, intercettazioni, dichiarazioni ed atti, dai quali oggettivamente emergono risvolti inquietanti, che saranno oggetto di richieste di approfondimenti e verifiche da parte mia”. Relativamente all’inchiesta dei Carabinieri Forestali e della Guardia di Finanza sull’assegnazione dei chioschi nella fase iniziale della stagione turistica 2025 l’ex vice sindaco ammette di aver “dato il mio contributo con l’unico obiettivo di garantire un servizio ai cittadini e ai turisti, assicurando in particolare il salvataggio in mare”.

Secci si è dimesso a 24 ore dall’interrogatorio preventivo e difende la sua scelta “assunta come dimostrazione di stima e fiducia nei confronti dell’amministrazione comunale, del Sindaco e dell’intera maggioranza. L’obiettivo delle mie dimissioni è – aggiunge Secci – di consentire al sindaco e alla maggioranza di completare la Giunta in tempi rapidi al fine di proseguire il percorso amministrativo avviato, fatto di progetti già realizzati, altri in fase di realizzazione e tanti altri in fase di definizione. I cittadini di Sabaudia meritano continuità amministrativa e non un nuovo commissariamento.”. Ringraziando poi il sindaco Alberto Mosca – è il quarto indagato di questa inchiesta ma senza alcuna richiesta da parte del Pm Miliano – ed il presidente del consiglio comunale di Sabaudia, Giovanni spiega, infine, anche la sua autosospensione da Forza Italia ” unicamente per evitare speculazioni politiche, atteso che già ve ne sono state troppe in questi anni. Ringrazio i vertici del mio partito e tutti i membri del direttivo comunale, i quali mi hanno sempre manifestato, come in questa occasione, vicinanza e stima”.