Gaeta / Concessioni balneari, il Tar boccia i project financing: proroghe tecniche per salvare la stagione

GAETA – Continua a regnare sovrana la confusione nel comparto balneare di Gaeta. All’indomani della bocciatura da parte del Tar dei 12 progetti di finanza approvati tra l’agosto 2024 ed il febbraio 2025 per l’ottenimento delle concessioni demaniali dalla durata ventennale, il Comune sta cercando di sbrogliare il difficile bandolo della matassa che nelle fasi iniziali della campagna elettorale è intricata molto più di quanto si ottimisticamente pensi. Il sindaco Cristian Leccese martedì pomeriggio ha incontrato una delegazione degli operatori balneari di Serapo (alcuni consiglieri comunali hanno deciso di fare altro) per illustrare quali potrebbero essere le iniziative del comune anche a fronte di un’altra decisione assunta dai giudici amministrativi che, accogliendo un ricorso dell’Agcm, l’Autorità per la concorrenza e il libero mercato, ha annullato, oltre ai 12 progetti di finanza, anche la determina dirigenziale del 1 aprile 2025 che, a firma dell’allora dirigente Pietro D’Orazione e (stranamente) dello stesso sindaco Leccese, prorogava sino al 30 settembre 2027 le concessioni balneari sul territorio di Gaeta.

Il comune deciderà nelle prossime settimane se impugnare o meno davanti il Consiglio di Stato la sentenza negativa del Tar. Intanto nelle ore in cui il primo grado della magistratura amministrativa aveva espresso il suo diniego sui progetti di finanza approvati dal consiglio comunale il neo dirigente del settore Demanio del comune Pasquale Sarao ha pubblicato un nuovo avviso pubblico in cui si offre la possibilità ai vecchi concessionari di presentare un’apposita istanza per concorrere al rilascio di una nuova autorizzazione. Di certo al neo dirigente Sarao il lavoro non manca e mercoledì 13 maggio ha dovuto approntare e pubblicare due ordinanze a distanza di alcuni minuti l’una dall’altra. Nella prima, la numero 206, in barba alle recenti decisioni del Tar del Lazio, il comune di Gaeta“disciplina l’uso e la gestione degli arenili liberi ed in concessione, nonché degli specchi acquei per le finalità turistico ricreative, in conformità alle vigenti disposizioni di legge e per quanto attiene alla salvaguardia della sicurezza dei bagnanti, alle direttive della competente Capitaneria di Porto”.

E poi la stagione balneare, sulla scorta delle deroghe previste dal decreto legislativo numero 73 del 21 maggio 2025, inizia “dalla seconda settimana di maggio e si conclude alla quarta settimana di settembre” con la balneazione consentita nel tratto di arenile competente dalle ore 9 alle ore 19. Con la seconda ordinanza firmata il 13 maggio questa volta dal sindaco Leccese, la numero 207, i promotori dei progetti di finanza, bocciati dal Tar, possono garantire “con decorrenza immediata e sino al 28 maggio i servizi legati alla balneazione in attesa che il Comune rilasci “proroghe tecniche” per garantire, nonostante tutto, la balneazione. Il comune di Gaeta non esclude di rilasciare queste “proroghe tecniche” “prima della data sopra indicata” e, dunque, prima del 28 maggio. Un fatto è certo. Le ‘bacchettate” del Tar potrebbero consigliare la Giunta Leccese di evitare inutili prove muscolari con l’Agcm davanti il Consiglio di Stato ma di verificare la concreta possibilità di rimodulare i progetti di finanza protocollati al Comune nella parte in cui scomparirebbe il diritto di prelazione da parte degli attuali concessionari per rendere la gara “aperta e trasparente”.

Il sindaco Leccese lo scrive molto bene quando, prendendo atto dei tempi contingenti a disposizione per la pubblicazione dei progetti di finanza, si concede la “riedizione” del potere amministrativo “con nuove pubblicazioni o avvio di eventuali procedure amministrative di pubblicità e concorrenza, che – orientativamente – può essere stimato in almeno quindici giorni a partire dalla data odierna”. Se la possibilità di emettere “proroghe tecniche” è prevista -è il ragionamento del sindaco di Gaeta – dalla stessa sentenza del Tar numero 562/2026 che ha annullato le delibere riguardanti l’approvazione dei progetti di finanza, la balneazione deve essere garantita perché, a fronte dell’installazione di 3500 ombrelloni e di una potenziale presenze di “oltre 15mila persone”, “appare indispensabile assicurare e garantire – già dalla giornata odierna (il 13 maggio, ndr) – tutti i servizi di salvamento, di pulizia e smaltimento dei rifiuti nonché di regolare gestione dei flussi turistici.

La sentenza del Tar è stata una dura legnata sui denti da accettare ed il sindaco Leccese si affida all’emergenza per tentare di salvare capre e cavoli ad un anno dalle elezioni amministrative. “La mancanza di un adeguato servizio di salvataggio, di pulizia e smaltimento dei rifiuti e di gestione ordinata del litorale di Serapo nonché di tutti i servizi connessi alla tradizionale balneazione – conclude nell’ordinanza numero 207 – rappresenta una reale e concreta condizione di emergenza, non altrimenti gestibile nell’immediatezza attraverso strumenti ordinari previsti dalle vigenti norme”. Per il Pd l’ordinanza di Leccese è un “imbarazzante tentativo di chiudere il recinto quando sono già usciti i buoi. Sono oltre due anni che stiamo chiedendo – hanno commentato i consiglieri Dem Franco De Angelis, Emiliano Scinicariello e Sabina Mitrano – di avviare una concertazione con la città per la gestione della risorsa-spiagge. Il Tar con la sentenza pubblicata lunedì ha dato ragione ai nostri “No” che, se recepiti, avrebbero salvato il comune di Gaeta da numerosi e costosissimi contenziosi. Chi ristorerà tutti gli operatori che hanno sostenuto spese milionarie per non avere in mano nulla? Noi lo sappiamo e lo diremo alle autorità competenti”.

L’ex sindaco ed ex capogruppo dell’Udc nel consiglio comunale di Gaeta, l’avvocato Giuseppe Matarazzo, arriva a sostenere come il bilancio del comune sia diventato falso, semplicemente perché – a suo dire – conteneva, nell’ambito del piano triennale delle opere pubbliche, opere che il Tar ha “cancellato” annullando le delibere d’approvazione dei progetti di finanza. Un corto circuito amministrativo che la città non meritava affatto.