LATINA – Sarà quasi sicuramente impugnata al Tar o davanti il Giudice del Lavoro del Tribunale di Latina la determina numero 810 del 31 agosto scorso della direttrice generale dell’Asl Sabrina Cenciarelli che, di fatto, ha licenziato il settimo dipendente dell’azienda sanitaria pontina che aveva vinto uno dei due concorsi finiti nel processo istruito dalla Procura e, dopo la sentenza di primo grado, è ora oggetto di un ricorso in appello. Il dipendente licenziato non è stato mai processato ma ha subito il licenziamento in seguito all’esito del procedimento disciplinare in cui gli è stata contestata la violazione dell’articolo 35 del decreto legislativo n. 165/2001.
Dispone che l’assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro tramite “procedure selettive conformi ai principi del comma 3 (imparzialità dell’espletamento, adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire) volte all’accertamento della professionalità”.
Il dipendente è stato licenziato perchè – secondo l’Asl – avrebbe violato anche l’articolo 97 della Costituzione, il quale, sancendo che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, prescrive la previsione del concorso pubblico inteso come meccanismo neutrale di selezione tecnica per l’accesso ai ruoli dell’amministrazione pubblica, con la duplice ratio di assicurare l’eguaglianza e la parità di condizioni tra tutti i cittadini per l’accesso agli uffici pubblici e, al contempo, quella di porre il concorso come necessaria garanzia di efficienza dell’amministrazione pubblica, nonché del migliore esercizio dell’azione amministrativa e dei pubblici poteri”. Si tratta, questo contemplato dalla determina dirigenziale numero 810, dell’ultimo e severo provvedimento disciplinare da parte dell’Asl.
Due mesi fa l’azienda sanitaria aveva licenziato ulteriori quattro suoi dipendenti. In precedenza erano stati sollevati dall’incarico il dirigente Asl Claudio Rainone ed il funzionario Mario Graziano Esposito che, arrestati nel 2021 insieme all’allora segretario provinciale del Pd Claudio Moscardelli, erano stati prima sospesi dall’Asl con decurtazione dello stipendio al 50%. Lo scorso dicembre – dopo la modifica di tre collegi giudicanti- erano arrivate le prime condanne:3 anni e 6 mesi per Rainone (comminata anche l’interdizione dai pubblici uffici); 2 anni per Esposito; 1 anno per Moscardelli, unicamente per la rivelazione di segreto d’uffici e non per la presunta corruzione, reato per il quale venne arrestato insieme a Rainone.