FORMIA – Novanta giorni. E’ il termine che il dirigente del settore urbanistico del Comune di Formia Pietro d’Orazio ha concesso alla famiglia Bardellino per dare seguito all’ordinanza di demolizione, la numero 16 del 4 settembre, di due unità immobiliari che, confiscate dall’agenzia nazionale dei beni sottratti alla criminalità organizzata, sono state poi assegnate al comune per diventare alloggi a favore di alcuni agenti in servizio presso la sezione navale della Guardia di Finanza. Per il comune, che ha intimato anche il ripristino dello stato dei luoghi, le ruspe devono entrare in azione secondo quanto prevedono l’articolo 31 del Dpr 380/01 e l’articolo 15 della legge regionale numero 15/08. Ed è stato lo stesso comune di Formia ad accorgersi durante una laboriosa e complicata procedura di assegnazione – l’ex sindaco Paola Villa è arrivata a definirla “lenta” – che le due unità immobiliari, ubicate in via Giorgio La Pira, nel quartiere residenziale di Vindicio, erano di fatto abusive perché realizzate in completa violazione del piano regolatore generale della città entrato in vigore 46 anni fa, nel1980, e in un’area vincolata dalla Soprintendenza.
L’ordinanza di demolizione dell’ingegnere D’Orazio ha una genesi tecnico-amministrativa. Fu l’11 novembre 2024 quando fu effettuato un sopralluogo da parte dell’ufficio tecnico e della Polizia Locale che riscontrò testualmente quanto segue: “… 1. modifica della sagoma con piccolo aumento di superfice e volume e cambio di destinazione d’uso da garage a civile abitazione di circa la metà della superficie dell’intero alloggio; si precisa a tal fine che la metà dell’alloggio (rappresentato garage sul grafico del parere della commissione edilizia, non risulta graficizzato sul grafico approvato dalla Soprintendenza) configura di fatto un nuovo volume; 2.l’altezza interna dell’alloggio è difforme dall’elaborato che riporta un’altezza pari a 3,00 metri rispetto all’altezza misurata all’interno dell’unità pari a 2,56 metri anche in virtù del rialzo della pavimentazione interna di circa 15 cm in quanto l’altezza netta esterna del porticato misurata è pari a 2,70 metri; 3. modifiche prospettiche; Pertanto ne consegue che quanto riscontrato risulta essere stato realizzato in assenza di permesso di costruire e relative autorizzazione e/o pareri, per cui si applicano le misure repressive amministrative previste dall’art. 31 e 93 del d.P.R. 380/01 e s.m.i. e dall’art. 181 del D.lgs. n. 42/04; inoltre quanto riscontrato risulta essere in contrasto con il D.M. Sanità del 05/07/1975 per quanto attiene l’altezza dell’alloggio di cui trattasi …”. Pietro D’Orazio all’epoca non guidava l’Urbanistica del comune di Formia ma era in servizio al comune di Gaeta. Al suo posto c’era un altro Pietro, di cognome D’Angelo che proseguì una verifica “sia sui titoli edilizi per l’intero complesso di via La Pira, sia in ordine alla regolarità urbanistica degli stessi”. Con una conclusione amministrativa shock: “… L’intero fabbricato risulta essere stato realizzato in totale difformità a quanto autorizzato (parere favorevole Commissione Edilizia del 23/02/1973 e parere favorevole Soprintendenza prot. n. 449 del 06/02/1974), per cui si applicano le misure repressive amministrative previste dall’art. 31 e 93 del d.P.R. 380/01 e s.m.i. e dall’art. 181 del D.lgs. 42/04 …”.
Il comune di Formia ha intimato la demolizione di questi immobili, che purtroppo versano in condizioni di completo abbandono, anche perché alcune migliorie – realizzazione di una veranda, di una scala esterna in ferro di accesso dal piano S1 al piano terra, realizzazione di un localedi sgombero al pianoS1 ed un ampliamento del porticato – fanno parte di una richiesta di sanatoria che lo stesso Comune ha rigettato l’11 marzo scorso quando l’istanza era stata presentata da alcuni componenti della famiglia Bardellino nel lontano 2004,più precisamente il 10 dicembre di 22 anni fa… L’ordinanza di demolizione poteva conoscere tempi meno celeri ma il comune di Formia che,a fronte del provvedimento di diniego numero 5 del 2026, non ha ricevuto alcun ricorso giurisdizionale entro 60 giorni davanti il Tar e tantomeno un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento del settore Urbanistica e di edilizia privata.E’ probabile ora che la stessa determina dirigenziale numero 16 del 4 settembre scorso dell’ingegner D’Orazio possa essere impugnata davanti il primo grado della magistratura amministrativa perché il comune evidenzia come l’area di via La Pira sia interessata da un ferreo regime urbanistico – vincolistico e ricade in una zona sismica.
D’Orazio scrive testualmente come “le opere abusive riscontrate, consistenti nella realizzazione di un intero fabbricato in totale difformità al titolo abilitativo sviluppato su tre livelli uno al piano seminterrato e due piano fuori terra, soggiacciono all’articolo 31 del Dpr numero 380/01 “Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali”, all’articolo 181 del decreto legislativo numero 42/2004 “Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa” e alle leggi regionale 15/2008 relativamente agli “Interventi di nuova costruzione eseguiti in assenza di titolo abilitativo, in totale difformità o con variazioni essenziali” e agli “Interventi su beni paesaggistici”. Con la drastica conclusione finale. Per opere edilizie abusive realizzate senza alcun titolo abilitativo “devono applicarsi i disposti sanzionatori” e “ricorrono i presupposti di fatto e di diritto per ordinare al proprietario la demolizione delle opere abusive accertate ed il ripristino dello stato dei luoghi precedente l’esecuzione degli abusi contestati” .
Perchè questa improvvisa accelerazione dell’ingegner D’Orazio? Dallo scorso luglio un fascicolo è stato aperto in Procura un fascicolocon un’ipotesi di reato ancora vigente: omissione d’ufficio. Il comune di Formia ha fatto tutto il possibile per l’attuazione, dal 2021 in poi, di uno specifico protocollo d’intesa che, sottoscritto dall’allora commissaria Prefettizia del comune Silvana Tizzano, assegnava appunto alla sezione navale della Guardia di Finanza cinque degli otto immobili che, appartenuti sino al 2013 alla famiglia Bardellino? Perchè quel protocollo d’intesa siglata dal Prefetto Tizzano nel settembre 2021 (ad un mese dalle elezioni amministrative,ndr) è rimasto in un cassetto della ripartizione urbanistica del palazzo municipale. Lo è stato sino a poco più di due anni fa cominciarono a svolgersi i primi sopralluoghi dei funzionari dell’ufficio tecnico che chiesero, vista la delicatezza della problematica, di essere scortati da Carabinieri e dalla Polizia Locale.
La Procura ha acceso i suoi riflettori anche per valutare quanto deliberato la scorsa primavera dal consiglio comunale che, prendendo atto come l’immobile in cui vivevano alcuni componenti della famiglia Bardellino fosse stato realizzato nel 1973 in contrasto al Piano regolatore generale vigente del comune di Formia, approvava una sorta di sanatoria degli abusi edili nel frattempo realizzati e, dunque, dello stesso fabbricato via Giorgio La Pira. L’immobile al momento è interessato da lavori di recupero e l’impresa che ha aperto il cantiere è stata scelta dal comune solo al termine di una laboriosa di manifestazione di interesse. La Procura intenderebbe fugare alcuni dubbi sollevati da due sedute della commissione urbanistica nell’agosto 2025 e nel febbraio scorso, un mese fa prima del voto favorevole del consiglio comunale su una sanatoria “necessaria”. Fu corretta nelle modalità e nei tempi? La Procura avrebbe chiesto al comune le carte prodotte, anche in relazione a quell’immobile che per 53 anni nessuno sapeva – o almeno – che fosse stato realizzato in maniera difforme rispetto al permesso a costruire rilasciato dalla mitologica commissione edilizia del comune di Formia. Esserni componenti per diversi decenni ha rappresentato un peso contrattuale che non poteva vantare neppure un sindaco democraticamente eletto..
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