SABAUDIA – Sono volate parole grosse lunedì mattina davanti il giudice monocratico del Tribunale di Latina Elena Sofia Ciccone nel corso della nuova udienza del processo, che si sta svolgendo con il rito immediato, in cui sono imputati per turbata libertà degli incanti, in merito allo svolgimento nel maggio 2025 della gara d’appalto per la concessione di otto chioschi sul lungomare di Sabaudia, l’ex vice sindaco, assessore al demanio e coordinatore comunale di Forza Italia Giovanni Secci e i dirigenti comunali di Formia Giuseppe Caramanica (difeso dall’avvocato Massimo Signore) e di Sora Elisa Cautilli.
Rinviata l’audizione dei testi della Procura – due agenti della Guardia di Finanza che svolsero le indagini che culminarono lo scorso febbraio con l’arresto ai domiciliari dei tre – l’ex vice sindaco Secci a sorpresa ha chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee scagliandosi apertamente contro il sostituto Procuratore Giuseppe Miliano. Ha sollecitato una valutazione del giudice Ciccone su quello che ha definito “grave e falso” il contenuto del capo d’imputazione formulato dal dottor Miliano, alla base della richiesta di svolgimento del rito immediato.
Secci, di fatto, ha chiesto al Tribunale di valutare l’invio degli atti della Procura al Csm e al Tribunale di Perugia competente sull’operato dei giudici laziali. In aula sono stati vissuti momenti di tensione con il rappresentante della pubblica accusa rimasto in silenzio ma poi destinatario di un documento di solidarietà espresso sottosezione di Latina dell’associazione nazionale magistrati e da quelli giudicanti del Tribunale di Latina e sottoscritto dalla pm Martina Taglione e dal presidente Mario La Rosa.
LA DIFESA DI MILIANO DELL’ANM
Se il legale di Secci, l’avvocato Renato Archidiacono, ha rivelato di non conoscere la volontà del suo intervento di intervenire davanti il Tribunale, la difesa del rappresentante della pubblica accusa è stata durissima e probabilmente questa iniziativa è stata figlia dell’istanza di ricusazione formulata dal legale di Secci nei confronti del magistrato, il Gip Tribunale di Latina Giuseppe Cario, che aveva emesso lo scorso febbraio il provvedimento cautelare ai domiliciari.
“L’Associazione Nazionale Magistrati, sottosezione di Latina, e tutti i Magistrati del Tribunale di Latina – si legge nel comunicato a firma del Presidente Mario La Rosa e del Segretario Martina Taglione – esprimono la propria ferma solidarietà al collega pubblico ministero Giuseppe Miliano per il grave episodio verificatosi in data odierna nell’aula di udienza, mentre era impegnato nell’esercizio delle proprie funzioni. Il contraddittorio tra le parti costituisce un presidio irrinunciabile del giusto processo e deve potersi esplicare nella più ampia libertà, anche attraverso una critica rigorosa dell’impostazione accusatoria.
L’esercizio delle prerogative difensive deve, tuttavia, rimanere sempre ancorato al merito delle contestazioni e svolgersi nel rispetto delle istituzioni e della funzione pubblica esercitata dal magistrato del pubblico ministero. La non condivisione delle prospettazioni dell’accusa da parte dell’imputato e della sua difesa non può, mai, trascendere in attacchi rivolti alla persona del magistrato, né tradursi nella formulazione di accuse di inaudita gravità, estranee al fisiologico confronto tra le parti e incompatibili con i doveri di lealtà, correttezza e rispetto reciproco che devono presiedere allo svolgimento del processo. L’aula di giustizia è il luogo deputato all’accertamento dei fatti e al confronto dialettico sulle questioni rilevanti ai fini della decisione.
Non deve essere trasformata in un’agorà politica, né utilizzata per promuovere iniziative volte a delegittimare o intimidire chi, nell’adempimento dei propri compiti istituzionali, opera quotidianamente con indipendenza, sacrificio e dedizione, anche quando le determinazioni assunte o gli esiti dell’attività svolta non incontrino il favore di quanti ne sono destinatari – hanno scritto a quattro mani il Pm Taglione ed il giudice La Rosa – Nel riaffermare la necessità di tutelare la serenità, l’indipendenza e l’autorevolezza della funzione giudiziaria, l’Associazione Nazionale Magistrati rinnova al collega la propria piena vicinanza e il proprio incondizionato sostegno”.
LA REPLICA DELL’AVVOCATO ARCHIDIACOMO
Naturalmente la versione che i rappresentanti dell’Anm e dei magistrati del Tribunale di Latina è stata respinta al mittente dal legale di Secci. Ha dichiarato in una nota scritta di aver appreso “con stupore” che il suo assistito “avrebbe minacciato o, addirittura, tentato di intimidire il pubblico ministero, titolare dell’inchiesta sui chioschi di Sabaudia, oggi presente in aula. Questo fatto è stato rappresentato in maniera del tutto distorta dalla realtà in quanto Secci, a torto o a ragione, dal suo punto di vista del tutto personale, ha rilevato, nella richiesta di giudizio immediato, una non corretta enunciazione dei fatti che si contestano.
Conseguentemente si è limitato a rappresentare al giudice titolare del fascicolo quelle che, a parere suo, erano le anomalie riscontrate nel predetto atto. Nessuna intimidazione, minaccia o delegittimazione è mai stata espressa dal Secci nei confronti del Pm Giuseppe Miliano, come si potrà agevolmente verificare dalla fonoregistrazione del verbale dell’udienza di oggi. Spiace, però, dover constatare che tale distorta rappresentazione dei fatti abbia indotto l’Anm ad esprimere una nota di solidarietà nei confronti del Dr. Miliano”
L’avvocato Archidiacono arriva ad ipotizzare come la sottosezione del capoluogo pontino dell’associazione nazionale magistrati “non sia stata correttamente informata di quanto accaduto all’odierna udienza. Il geometra Secci ha un solo interesse, e cioè quello di celebrare il processo a suo carico nel minor tempo possibile e con il pieno rispetto del contraddittorio tra le parti processuali”. “Il legale dell’ex vice sindaco, assessore al demanio e coordinatore di Sabaudia di Forza Italia sia sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per 7 mesi per un fatto di reato in relazione al quale la Cassazione ha rilevato la inesistenza di prove a suo carico”.
Per l’avvocato Archidiacono, “al di là di ogni valutazione su quanto accaduto all’odierna udienza, anche il Geometra Secci meriterebbe un minimo di solidarietà e di comprensione per il suo stato d’animo di cittadino che per 7 mesi è stato ingiustamente ristretto e addirittura privato del diritto di visita dei suoi figli sulla base di prove definite “sostanzialmente inesistenti” dalla Suprema Corte di Cassazione e che solo oggi ha potuto recuperare la sua libertà”.
SECCI IN SERATA TORNATO IN LIBERTA’
Il dibattimento di lunedì alla fine è stato aggiornato al 28 settembre con l’audizione dei due finanzieri citati dalla Procura ma ha avuto il tempo di accogliere la richiesta della difesa della dottoressa Cautilli, rappresentata dagli avvocati Giulio Mastrobattista e Francesco Fedele di essere processata con il rito abbreviato condizionato all’audizione dell’avvocato Angelo Lucio Lacerenza: fu il collaboratore del responsabile unico del procedimento nominato dal Comune di Sabaudia per lo svolgimento di questa contestata gara d’appalto. Questa giornata movimentata è terminata in serata con un altro colpo di scena: il Riesame bis(collegio formato dal presidente Debora Sulpizi e dai giudici Maria Teresa Moretti ed Enrica Villani), dopo le pesanti censure della Cassazione contenute nella sentenza numero 32870/2026 , ha revocato dopo sette mesi la custodia domiciliare a Secci, il cui ricorso nell’ultimo giorno era stato discusso in mattinata dall’avvocato Renato Archidiacono. La Suprema Corte aveva escluso, invece, un rapporto di connivenza – esistente secondo la Procura di Latina- tra Secci ed alcuni imprenditori.
Con l’accoglimento della richiesta della difesa della Cautilli di essere processata con l’abbreviato condizionato, il processo si “sdoppia”. Nel senso che continuerò ad essere la dottoressa Ciccone a giudicare la dirigente di Sora – ha ottenuto in precedenza dal Riesame l’annullamento della custodia cautelare emessa dal Gip Cario il 2 febbraio 2026 e l’obbligo della sospensione dal lavoro per un anno – mentre dovrà essere un nuovo giudice monocratico a valutare le posizioni Secci e Caramanica, i cui cammini processuali, dopo quanto avvenuto lunedì con l’annullamento della detenzione domiciliare per il primo e la concessione del giudizio immediato condizionato per il secondo appare essere sicuramente meno accidentato…
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