FONDI – Pubblico numeroso per parlare di pace. Una partecipazione che ha superato le aspettative e, soprattutto, la conferma di una rete associativa capace di mettere insieme esperienze, sensibilità e percorsi differenti attorno a un tema che continua a non poter essere relegato ai margini del dibattito pubblico: la pace.
È questo il dato più significativo emerso da “Voci di Pace”, l’incontro che si è svolto a Fondi nell’ambito delle iniziative promosse in occasione della Giornata internazionale della pace. Un appuntamento che ha rappresentato una nuova tappa del percorso avviato sul territorio e che ha visto ancora una volta lavorare fianco a fianco ANPI Fondi, Ars, Azione Cattolica della diocesi di Gaeta, Caritas della diocesi di Gaeta, IfoRD, Associazione Lazio Nuovo ETS, Legambiente, Libera, Obiettivo Comune e Un Ponte Per, con il patrocinio del Comune di Fondi e della Casa della Cultura.
Ad aprire i lavori il padrone di casa don Francesco Contestabile che, in un suo breve intervento, ha riportato i saluti dell’arcivescovo di Gaeta Luigi Vari. Saluti non di circostanza ma che, nonostante l’assenza per precedenti impegni assunti, ha espresso vicinanza all’iniziativa.
A portare i saluti istituzionali anche il sindaco di Fondi Vincenzo Carnevale. La presenza dell’amministrazione comunale ha sottolineato il valore di un evento costruito attraverso la collaborazione tra realtà associative diverse, unite dalla volontà di mantenere aperto uno spazio di confronto sui conflitti contemporanei e sulle possibili alternative alla logica della guerra.
L’incontro ha preso le mosse anche dalla particolare coincidenza della Giornata internazionale della pace con un quadro internazionale segnato da un numero elevatissimo di conflitti. La riflessione proposta dagli organizzatori ha richiamato l’attenzione non soltanto sulle guerre più raccontate dai media, come quelle in Ucraina e a Gaza, ma anche sulle numerose crisi che continuano a consumarsi lontano dai riflettori: dal Sudan al Congo, dal Corno d’Africa allo Yemen.
Un modo per sottolineare come la pace non possa essere affrontata soltanto quando un conflitto conquista l’attenzione dell’opinione pubblica, ma debba diventare un esercizio costante di conoscenza, approfondimento e responsabilità.
A dare concretezza alla discussione sono state le testimonianze di Reema Saleh, attivista gazawi ed esperta di diritti umani, Tommaso Cappelli, attivista del MEAN impegnato in Ucraina, Alfio Nicotra, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, e Alberto Valleriani di Disarmiamoli Valle del Sacco. Attraverso prospettive differenti, gli interventi hanno permesso di affrontare il tema della guerra da angolazioni diverse: dalle conseguenze sulla popolazione civile al ruolo della società civile, dalle esperienze dirette nei territori di conflitto alla questione del disarmo.
Un contributo video ha inoltre portato a Fondi la testimonianza di David Ruggini, capo missione di Un Ponte Per in Libano, e del giovane pontino Lorenzo Dal Monte che vive a Kiev e che ha parlato di come si vive ogni notte nella capitale ucraina tra le bombe.
A moderare il confronto è stato il giornalista Emilio Drudi, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, che ha contribuito a ricondurre il tema della pace anche alla condizione di chi è costretto a fuggire dalla propria terra e spesso scompare lungo le rotte migratorie del Mediterraneo o via terra. Ad accompagnare la giornata sono stati gli intermezzi musicali di Sandro Sposito e Antonietta Caporiccio.
Al centro della riflessione anche la questione del riarmo e dell’aumento delle risorse destinate agli apparati militari, in un momento nel quale l’Europa e il mondo continuano a confrontarsi con nuovi scenari di conflitto. Un tema affrontato dagli organizzatori attraverso il richiamo alla necessità di interrogarsi sulle conseguenze di una progressiva normalizzazione della guerra e sulla possibilità di costruire strumenti alternativi per la prevenzione dei conflitti.
“Voci di Pace” si inserisce in un percorso che a Fondi è già attivo da oltre un anno. La tappa di settembre ha confermato la capacità di una rete composta da associazioni differenti di continuare a collaborare, superando le singole appartenenze e mettendo in comune competenze, sensibilità e obiettivi.
Ed è proprio questa sinergia uno degli elementi che gli organizzatori intendono preservare e rafforzare. Il gruppo di realtà associative ha infatti già manifestato la volontà di proseguire nei prossimi mesi con nuove iniziative, incontri e momenti di approfondimento dedicati alla pace, ai conflitti internazionali, al disarmo e alla tutela dei diritti umani.
L’obiettivo è continuare a tenere accesa una luce in un contesto internazionale nel quale la guerra rischia di essere percepita come una condizione necessaria o, peggio ancora, ordinaria e dove la logica del riarmo diviene una risposta inevitabile. Una luce alimentata dal confronto, dalla conoscenza, dalle testimonianze e dalla capacità di una comunità di non smettere di interrogarsi.
Perché, come dimostra anche la partecipazione registrata a Fondi, parlare di pace significa innanzitutto scegliere di non considerare normale la guerra.