Appalto migranti del comune di Minturno, inchiesta penale coinvolge la controparte

MINTURNO – Ha conosciuto anche un’appendice penale – e c’era da attenderselo – il durissimo contenzioso amministrativo che nei giorni scorsi ha visto il Tar- prima sezione di Latina (presidente Donatella Scala, consiglieri Francesca Romano e Valerio Torano) legittimare l’operato del comune di Minturno e la commissione unica di committenza “Riviera di Ulisse” che avevano indetto ed espletato l’importante gara d’appalto per l’organizzazione e gestione dei servizi di accoglienza, integrazione e tutela rivolti ai rifugiati e richiedenti asilo. Se l’aggiudicazione dell’appalto è stato confermato al raggruppamento temporaneo d’impresa denominato “I Colori dell’Arcobaleno” formato dalla associazione “Solidarietà” e dalla cooperativa “Arcobaleno, la Procura della Repubblica di Cassino ha aperto un fascicolo ravvisando l’ipotesi di reato della violazione della privacy e forse anche della calunnia in ordine al contenuto di alcuni motivi aggiunti che il precedente gestore del servizio aveva presentato al Tar, oltre al ricorso generale sottoscritto dall’avvocato Francesco Scalia, per tentare di ribaltare l’esito della licitazione pubblica che per un valenza temporale di due anni ha un importo di ben 647mila euro.

Avvocato Luca Scipione

Se i motivi aggiunti, per la cronaca, sono stati respinti o dichiarati inammissibili in occasione della sentenza depositati dal Tar il 18 settembre dopo la discussone avvenuta lo scorso 13 maggio, il legale del raggruppamento “I colori dell’Arcobaleno”, Luca Scipione, ha chiesto ed ottenuto l’apertura di un’indagine penale – non si esclude che possa essere stata sollecitata dagli stessi magistrati amministrativi di Latina – in ordine a due contestazioni avanzate dal precedente gestore per ribaltare l’esito dell’appalto di gara. Aveva dichiarato prive di inagibilità alcune strutture di Scauri e di Marina di Minturno in cui erano stati sistemati i rifugiati assegnati dalla Prefettura di Latina al comune di Minturno. Niente di più falso perché quegli immobili erano urbanisticamente in regola ed erano stati utilizzati dal precedente gestore che l’appalto l’aveva perso…

Un altro motivo aggiunto è costituito da alcuni screenshot di whatsapp circa alcune interviste rilasciate ad una giornalista locale da parte di un paio di rifugiati che, temendo anche possibili ripercussioni sulla loro incolumità da parte dei componenti dell’organizzazione criminale che li aveva trasportati in Italia, avevano chiesto alla cronista chi le avesse fornito i numeri di cellullare. E la collega candidamente ha detto la verità: la rappresentante dell’associazione che aveva gestito il servizio di Minturno sino al dicembre 2025… Come si ricorderà l’intera licitazione era stata impugnata dalla seconda classificata e precedente affidataria: aveva eccepito una serie di presunte irregolarità e violazioni di legge contenute nel ricorso originario e in ben tre motivi aggiunti presentati al Tar del capoluogo pontino.

Tra i numerosi rilievi mossi, aveva chiesto inizialmente l’esclusione del raggruppamento temporaneo d’impresa vincitore della gara per la presunta mancata iscrizione della sola società Arcobaleno nell’albo regionale delle cooperative sociali. Se la cooperativa ricorrente aveva finanche accusato la cooperativa Arcobaleno, facente parte del raggruppamento temporaneo “I colori della solidarietà”, di aver inserito false dichiarazioni all’interno della autodichiarazione attestante la propria situazione finanziaria e la propria capacità e idoneità a partecipare ad una gara pubblica per attestare il possesso del requisito di idoneità professionale, la stazione appaltante – la “Cuc” Riviera di Ulisse, che non si è costituita in giudizio a differenza del comune di Minturno che ha nominato gli avvocati Angelo Aniballi, Andrea Ruffini, Marco Orlando e Matteo Valente, decideva di ammettere entrambi i concorrenti per la successiva fase di valutazione delle offerte tecniche, che ha visto affermarsi proprio il raggruppamento “I colori della solidarietà”, composto dalla associazione “Solidarietà” e dalla cooperativa “Arcobaleno”, con il punteggio di 92,94 su 100.

Le vincitrici dell’appalto si erano costituite in giudizio attraverso l’avvocato Luca Scipione che ha dimostrato al Tar, che ne ha preso atto con la sentenza, l’infondatezza nel merito di una serie di rilievi espressi dalla ricorrente, tra cui quello che la Cooperativa Arcobaleno, costituitasi nel dicembre 2022, e con inizio dell’attività il 17 novembre 2023, avrebbe presentato dei dati di bilancio che ne avrebbero evidenziato la sua inaffidabilità economica. Più precisamente, la ricorrente aveva rilevato che la cooperativa Arcobaleno avrebbe avuto un fatturato per il 2023 di soli 12.550,00 euro e per il 2024 di 25.300,00 euro, nonché risultati d’esercizio costantemente in perdita (- 1.350,00 euro nel 2023 e 2.480,00 euro nel 2024) ed un patrimonio netto in progressiva e drastica erosione, ridottosi a soli 1170,00 euro a fine 2024; dati economici contestati radicalmente dall’avvocato Scipione e disconosciuti pure dalla sentenza del Tar.

La difesa dell’avvocato Scipione ha contestato con successo, infine, il terzo motivo di impugnazione dell’esito della gara d’appalto: la ricorrente con questo motivo aveva eccepito che il raggruppamento temporaneo d’impresa aggiudicatario dell’appalto del comune di Minturno negli ultimi dieci anni non avrebbe espletato “servizi analoghi a quelli in affidamento”. Niente di più vero. Anzi,il Tar ha evidenziato anche la tardività di questa eccezione che sarebbe dovuta essere formalizzata solo quando il raggruppamento aggiudicatario, accusato senza fondamento di aver omesso la separata indicazione degli oneri aziendali per la salute e sicurezza sul lavoro, era stato ammesso alla seconda fase della gara che poi ha vinto. La sentenza del Tar, respingendo il ricorso principale e i tre motivi aggiunti e dichiarando improcedibile il ricorso incidentale, ha condannato l’ex gestore al pagamento delle spese di lite per un importo di ben 10mila euro oltre oneri per ogni parte costituita (pari a quasi 30mila euro) e, dunque, alla neo società appaltratrice e al comune di Minturno, con compensazione solamente nei confronti del Comune di Formia costituitosi in giudizio con l’avvocato Mauro Piscopo.