LATINA – Le indagini sull’omicidio di Ibrahim Dibba entrano in una fase decisiva. Questa mattina la Squadra mobile di Latina ha eseguito perquisizioni in diversi quartieri del capoluogo, tra Campo Boario, il Pantanaccio e la zona alle spalle del campo sportivo San Pietro e Paolo. Al momento risultano tre persone sottoposte a fermo; una quarta è irreperibile. Tra i fermati c’è Ferdinando Di Silvio, 25 anni, conosciuto come «Pescio», che si è presentato in questura accompagnato dai suoi avvocati. Nell’inchiesta compare anche un minorenne. Il quadro delle posizioni individuali e dei provvedimenti è ancora in aggiornamento.
Dibba, ventisettenne originario del Gambia, è stato ucciso la sera di mercoledì 16 settembre in via XXIV Maggio, nei pressi della chiesa dell’Immacolata. Si trovava sul marciapiede quando sono stati esplosi diversi colpi di pistola. Soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale Santa Maria Goretti, è morto poco dopo. La vettura dalla quale sarebbero partiti gli spari si è allontanata subito dopo l’agguato. rainews.it
La ricerca delle persone ritenute coinvolte è scattata dalle prime ore della giornata. Gli agenti della Mobile, diretti dal vicequestore Giuseppe Lodeserto, hanno raggiunto abitazioni e luoghi d’interesse per l’inchiesta. Alcuni dei ricercati non sono stati trovati. Di Silvio si è invece presentato negli uffici di corso della Repubblica con i suoi legali. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Latina.
Uno degli elementi al centro degli accertamenti è una Kia Picanto presa a noleggio e ritrovata dopo il delitto nella zona delle Torri di Campo Boario, in via Pionieri della Bonifica. Secondo le ricostruzioni pubblicate finora, il noleggio risulterebbe riconducibile a una donna della famiglia Di Silvio. Gli investigatori stanno verificando il ruolo dell’auto nell’agguato e di chi possa averla utilizzata. Su questo punto saranno importanti gli esami delle tracce raccolte sul veicolo e il confronto con le immagini delle telecamere acquisite lungo il possibile percorso di fuga.
Le testimonianze costituiscono l’altro nucleo dell’inchiesta. La compagna di Dibba ha raccontato che, poco prima degli spari, un uomo conosciuto dalla vittima lo avrebbe invitato ad allontanarsi dal luogo in cui si trovavano. La donna ha riferito anche di un contrasto per una somma di denaro che il ventisettenne sosteneva di dover ricevere dopo avere svolto un «lavoretto». Non è stato chiarito di quale attività si trattasse, né è accertato che quel dissidio sia il movente dell’omicidio. Gli investigatori hanno ascoltato anche altre persone che potrebbero contribuire a ricostruire gli istanti precedenti agli spari.
Resta soprattutto da stabilire come sia maturata la decisione di uccidere Dibba e quale ruolo abbia avuto ciascuna delle persone finite nell’inchiesta. La possibilità che il giovane sia stato attirato in via XXIV Maggio è una delle ipotesi esaminate dagli investigatori, ma richiede ancora riscontri. Lo stesso vale per la ricostruzione di chi fosse presente sulla scena e di chi abbia materialmente sparato. Gli accertamenti sull’auto, le testimonianze e gli esiti degli esami medico-legali dovranno essere valutati insieme.
I fermi segnano dunque una svolta, senza chiudere l’indagine. Nelle prossime ore dovranno essere chiariti anche il numero definitivo delle persone raggiunte dai provvedimenti e la posizione del minorenne, mentre proseguono le ricerche dell’irreperibile.