FORMIA – L’ipotizzato ammanco provocato all’erario è davvero ingente: 76 milioni di euro. Si snoda lungo 74 pagine la conclusione delle indagini con cui il sostituto Procuratore della Repubblica di Cassino Francesca Fresch ha, di fatto, anticipato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 62 persone con le ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nell’ambito delle agevolazioni finanziarie in materia di bonus edilizi e delle indebite compensazioni previste dal decreto legislativo 241/1997. L’avvio della conclusione delle indagini rappresenta un ultimo step di un’inchiesta giudiziaria che la dottoressa Fresch ha ereditato dall’ex Pm Flavio Ricci circa l’esistenza di un’organizzazione che tra il sud pontino – tra gli indagati c’è anche un ex ufficiale in servizio presso il Comando della Polizia Locale del comune di Formia -ed il cassinate si era radicata in diverse regioni e località italiane- Lazio, Campania, Lombardia e soprattutto a Barletta, in provincia di Bari- per incassare indebitamente 76 milioni di euro di crediti d’imposta derivanti da interventi edilizi, la gran parte dei quali mai iniziati, promosse da ben 36 società. L’inchiesta era partita quasi per caso.
La Procura di piazza Labriola aveva chiesto di monitorare l’attività di una società finanziaria di Cassino che in questa storia si è rivelata parte lesa. Il dottor Ricci lo scorso febbraio aveva delegato i gruppi di Cassino e di Formia della Guardia di Finanza maturando subito una convinzione; alla società finanziaria erano stati venduti crediti d’imposta di origine illecita che dai beneficiari originari, mediante successivi passaggi “cedente/cessionario”, in parte erano stati monetizzati a mezzo cessione a Poste Italiane, in altri casi erano finiti nei cassetti fiscali di soggetti terzi, utilizzati in compensazione di quanto dovuto in termini di imposte da versare all’Erario. E questa attività, coordinata dagli uomini allora dirette dai tenenti Colonnelli Luigi Galluccio e Francesco Papale, ha permesso di indagare di nuovo 21 soggetti – imprenditori edili, commercialisti e cittadini comuni – che residenti e operanti in diversi centri del sud pontino erano stati coinvolti lo scorso settembre nella più clamorosa inchiesta “Fiscal Coin” attraverso la quale furono eseguite 11 misure cautelari, di cui 4 ai domiciliari e 7 con l’obbligo di dimora, e ora finite nella verifica processuale.
Gli inquirenti – lo si legge nella conclusione delle indagini preliminari notificate in quest’ultimi giorni – hanno incrociato le informazioni presenti nelle banche dati del Corpo con la documentazione messa disposizione dalla direzione centrale dell’Agenzia delle Entrate e dalla Sogei che, una volta verificate con le segnalazioni di alcune operazioni sospette, hanno permesso di riscontrare l’esistenza di “numerose e ricorrenti anomalie e circostanze sintomatiche della natura illecita dei crediti fiscali oggetto di monetizzazione”. E le Fiamme Gialle hanno appurato come i 62 indagati, in gran parte donne, in qualità di primi cedenti del credito d’imposta, non avessero in realtà la disponibilità dei fabbricati su cui erano stati fittiziamente effettuati i lavori o, peggio, avessero indicato riferimenti catastali di immobili diversi da quelli realmente in possesso. Insomma – ed è emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Formia (delegata dalla Procura per gli importantissimi risultati investigativi ottenuti negli ultimi due anni nel sud pontino e nel resto dell’Italia nella lotta alle truffe in materia di bonus edilizi) e Cassino – le società che avrebbero dovuto svolgere i lavori erano di recente costituzione e, dunque, costituite ad hoc solo per creare i crediti di imposta illeciti, non assolvendo neanche agli obblighi dichiarativi.
Ulteriori elementi a supporto della tesi investigativa sono stati la riscontrata registrazione di operazioni che hanno visto coinvolte le stesse società, in posizioni alternate una volta come cedenti, una volta nella veste di cessionarie, nonché di collegamenti soggettivi tra cedenti e cessionari, quali ad esempio la presenza dello stesso legale rappresentante in capo ad entrambi i soggetti.I legali difensori degli indagati residenti nei centri del Golfo e del cassinate – gli avvocati Vincenzo Macari, Pasquale Di Gabriele, Mattia Aprea, Alessandra e Virgilio Germani, Anna Coppola, Michela Grieco, Salvatore Forte, Giampiero Palleschi, Ester Tallini, Vincenza Ruggieri, Franco Conte, Marco Leonelli, Pasquale Cardillo Cupo, Marco Lionelli, Marco De Meo, Arnaldo Fajola, Giuseppe Masiello e Luca Ricamato – si sono detti pronti a contestare la ricostruzione accusatoria della Procura, probabilmente già in occasione dell’udienza preliminare che si svolgerà davanti il Gup del Tribunale di Cassino non appena la dottoressa Fresch chiederà- come sembra – la richiesta di rinvio a giudizio dei 62indagati.
L’INCHIESTA MADRE “FISCAL COIN”
L’inchiesta ‘madre’ da cui è scaturita la conclusione delle indagini della dotta Fresch aveva vissuto il suo clou l’11 settembre 2024 quando Formia venne svegliata dal sorvolo degli elicotteri della componente aerea del gruppo di Ciampino della Guardia di Finanza che, compiendo una trentina di perquisizioni con l’ausilio delle unità cinofile di Fiumicino,sequestrò tre bar di Formia e alcune unità immobiliari (per un valore di sette milioni e 838mila euro) di Formia e crediti fiscali (per un valore di 47milioni di euro) presenti all’epoca nei cassetti fiscali di molti dei 32 iniziali indagati, sequestri disposti dal Gip del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce su richiesta del sostituto procuratore Flavio Ricci in una voluminosa ordinanza di quasi 500 pagine al termine di due anni di indagini. Sotto chiave finirono nello specifico – come detto – attività commerciali ed unità immobiliari prelevate tra il 2022 ed il 2023 con i proventi illeciti (77 milioni di euro) accumulati da un sodalizio specializzato a compiere truffe ai danni dello Stato attraverso i bonus edilizi ed il reimpiego di crediti di imposta.
Questa attività di auto riciclaggio aveva interessato non solo il commercio ed il redivivo mercato del mattone di Formia ma anche attraverso il coinvolgimento in partecipazioni azionarie di società in Italia ed in Gran Bretagna, operazioni di gioco on line (consente di entrare in possesso, nonostante l’effetto rischio, di somme minori rispetto a quelle giocate ma diventate improvvisamente “pulite” e pilotate fatturazioni verso società (soprattutto edili) in affanno con una lauta monetizzazione in contanti. Il lavoro di intelligence economico – finanziario degli uomini all’epoca guidati dal Colonnello Luigi Galluccio fu a lungo vagliato dalla Procura di Cassino che chiese al Tribunale tre misure cautelari in carcere, poi “salite” a quattro ma tutte ai domiciliari. I finanzieri le notificarono ad un gruppo capitanato da un consulente del lavoro di Battipaglia, in provincia di Salerno, Aniello Ianniello, di 43 anni e da una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine di Formia, Gianni Luglio, di 54 anni.
Fu arrestato nell’ambito della storica operazione della Polizia di Stato “Formia connection” che smascherò un tentativo – acclarato poi da alcune sentenze passate in giudicato- di alcuni componenti della famiglia Bardellino di taglieggiare una cooperativa sociale incaricata dal comune di Formia. Per ordine del Gip Domenico Di Croce finirono ai domiciliari a vario titolo per associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e – come detto – auto riciclaggio anche due imprenditori utilizzati – secondo l’accusa – di teste di legno: si tratta del costruttore Amleto Fiammenghi di 51 anni (destinatario della conclusione di indagini della dottoressa Fresch), anch’egli originario di salernitano ma residente a Formia e cognato di Ianniello, e del commerciante Giancarlo Simeone, di 59 anni. Se quattro persone finirono ai domiciliari, altre sette ricevettero l’obbligo di presentazione ogni giorno presso il gruppo di Formia della Guardia di Finanza. Sono per lo più tecnici ed ingegneri che avrebbero asseverato interventi edilizi..mai eseguiti.
Le altre venti persone, indagate a piede libero, furono piccoli imprenditori edili ma anche semplici e comuni cittadini ( i loro presunti clienti) che venivano individuate tra Formia e l provincia di Salerno da Ianniello. Erano formalmente attive ma con scarsi mezzi finanziari e prive di strutture organizzative ma ugualmente in grado di essere considerati “funzionali” alla creazione di indebiti crediti d’imposta Secondo l’ipotesi investigativa, l’organizzazione a quel punto creava e commercializzava questi falsi crediti di imposta che, successivamente monetizzati, venivano ceduti ad ignari acquirenti estranei alla truffa, e quindi portati in compensazione con conseguente danno finale alle casse dello Stato. Gli ‘007’ del Colonnello Galluccio, attraverso controlli fiscali e accertamenti bancari e patrimoniali, riuscirono a ricostruire il sodalizio criminale, che avrebbe adottato un modus operandi consolidato e comune alle 5 casistiche di crediti d’imposta fittizi generati da Bonus facciate, Bonus Ristrutturazione, Sisma Bonus, Ecobonus e Superbonus. Secondo sempre le fiamme gialle questa organizzazione, attraverso il portale dell’agenzia delle entrate, attestava l’esistenza di crediti d’imposta falsi, in alcuni casi anche con la compiacenza, retribuita, di alcuni proprietari degli immobili la cui disponibilità veniva compensata con bonifici variabili dagli 8 ai 10mila euro.
Ma l’aspetto investigativo più significativo è che i crediti falsi venivano poi ceduti a soggetti e società compiacenti riconducibili allo stesso gruppo. In cambio ottenevano dall’Agenzia delle entrate l’attestazione della loro esigibilità. E secondo le stime per difetto degli investigatori la frode ha generato un danno all’Erario per oltre 79 milioni di euro. Il guadagno ottenuto dagli indagati è stato invece quantificato in circa 7 milioni di euro, soldi, in base a quanto ricostruito nelle laboriosissime indagini dalla Guardia di Finanza, reinvestiti sia in attività commerciali e nel mercato immobiliare di Formia (lo stesso comune avrebbe potuto svolgere un’attività di vigilanza e controllo ?) che nel gioco on-line ma anche trasferiti su conti correnti intestati a una società con sede in Inghilterra e riconducibile allo stesso Ianniello coinvolto o protagonista di questa delicatissima inchiesta grazie al suo rapporto familiare con il piccolo imprenditore edile Amleto Fiammenghi. Complessivamente tra i 28 indagati sottoposti all’obbligo quotidiano di presentazione davanti la Guardia di Finanza di Formia e quelli senza alcun onere figurarono tecnici eccellenti con un passato illustre anche nella vita politico-amministrativa al comune di Formia, rappresentanti in ascesa di una certa imprenditoria impegnata nel settore turistico-commerciale e – come detto – anonimi, compiacenti e retribuiti cittadini comuni, molti dei quali residenti nelle frazioni formiane di Maranola e Trivio
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