Latina / Rigenerazione urbana, Ranaldi critica la mancata condivisione

LATINA – Il consigliere comunale della lista Per latina 2032 Nazzareno Ranaldi spiega l’astensione al voto sul recepimento comunale della Legge regionale n. 12 del 2025 sulla rigenerazione urbana.  “Riteniamo – si legge in una nota – che il Consiglio comunale non possa limitarsi a svolgere un ruolo notarile o difensivo rispetto alla normativa regionale, ma debba tornare ad essere il luogo in cui si definiscono le strategie, le regole e le priorità della rigenerazione urbana”, spiega in una nota Nazzareno Ranaldi, consigliere in quota PerLatina2032, a proposito del voto in Consiglio comunale durante il quale la maggioranza al Comune di Latina ha approvato il “recepimento” della legge regionale n. 12/2025 sulla Rigenerazione Urbana che modifica la legge n. 7 del 2017. “La lista PerLatina2032 ha espresso astensione non per contrarietà alla rigenerazione urbana, ma per una questione di metodo, di garanzie istituzionali e di governo democratico del territori”.

Nel caso in esame, secondo Ranaldi, “il recepimento della legge regionale avviene in assenza di strumenti pianificatori definitivi: il MasterPlan del centro storico, pur rilevante sul piano tecnico, non è stato approvato dal Consiglio comunale e non può, quindi, assolvere alla funzione di quadro regolativo di riferimento. Ci troviamo di fronte a un atto che sospende, esclude e condiziona l’applicazione della legge regionale senza che vi sia ancora una visione urbanistica formalmente condivisa e deliberata”. In particolare, Ranaldi ritiene che sia “necessario affiancare agli strumenti normativi un luogo stabile di confronto e costruzione delle politiche urbane come la Casa dell’Architettura, l’Urban Center, capace di integrare amministrazione, professionisti, cittadini e portatori di interesse, e di accompagnare i processi di rigenerazione con trasparenza, partecipazione e continuità”.

La materia affrontata dalla legge approvata è tecnica, “ma con una forte ricaduta sulla vita quotidiana e la qualità della vita delle persone”. Spiega Ranaldi: “Imputiamo all’attuale amministrazione la mancanza di un approfondimento della L.R. 12/2025 –licenziata dalla giunta Rocca di centrodestra- con la città e gli ordini professionali per capire bene i cambiamenti apportati dalla nuova legge rispetto alla Rigenerazione Urbana approvata dalla Giunta Zingaretti di centrosinistra nel 2017. La legge sulla rigenerazione urbana è importante con obbiettivi fortemente significativi: contrasto del degrado urbano, efficienza energetica e sismica, sostenibilità ambientale, mobilità sostenibile, inclusione sociale, limitazione consumo di suolo, partecipazione. Le modifiche apportate con la legge 12 del 2025 non hanno rivoluzionato l’impianto di rigenerazione urbana, ma hanno ampliato e reso più flessibili le possibilità di incentivi volumetrici e premiali. Intervenendo in modo significativo sulla legge regionale numero 7 del 2017, introduce premialità edilizie di forte impatto urbanistico, tra cui: incrementi volumetrici fino al 60% in caso di demolizione e ricostruzione; l’innalzamento della soglia massima degli interventi di ristrutturazione con cambio di destinazione d’uso da 10.000 a 15.000 metri cubi. Si tratta di misure che, per dimensione e incidenza, non possono essere considerate puri interventi edilizi puntuali, ma producono effetti diretti sull’assetto urbano, sul carico insediativo, sulle infrastrutture, sulla dotazione di servizi e sulla qualità dello spazio pubblico”. Motivo per cui, sottolinea il consigliere: “Ricordiamo che il Comune non era obbligato a recepire la legge, ma aveva la facoltà di intervenire con atti propri per delimitare ambiti, introdurre criteri di sostenibilità e tutelare contesti sensibili”.

Procedendo l’analisi su casi concreti, soprattutto, “Il recepimento da parte del Comune della legge regionale, applicato alla città di Latina, esclude temporaneamente l’applicazione degli interventi previsti dall’art. 6 della legge del 2017 in specifici ambiti e su determinati edifici di valore storico e urbanistico, al fine di tutelarli e coordinarne la trasformazione attraverso strumenti di pianificazione dedicati. Le esclusioni riguardano: il perimetro della circonvallazione del Nucleo Storico di Latina, fino all’approvazione del programma preliminare di rigenerazione urbana; l’area oggetto di pianificazione della Marina di Latina, compresa tra il Lungomare e il Canale Colmata, fino all’approvazione del relativo programma di rigenerazione; gli edifici di fondazione della città di Latina, già tutelati dalla normativa regionale e comunale; gli edifici individuati dalla Delibera di C.C. n. 53/2011 in attuazione della precedente ‘Legge Casa’”, continua Ranaldi.

Sulla questione di metodo: “Resta poi centrale il tema della trasparenza e della cosiddetta urbanistica partecipata. L’istruttoria pubblica è stata convocata in extremis il 17 dicembre, e si è svolta il 22 dicembre, all’antivigilia di Natale, senza neanche coinvolgere gli ordini professionali competenti in materia di rigenerazione urbana”. E ancora, “Le estensioni che la legge regionale 12/2025 apporta devono comunque tenere in considerazione le numerose sentenze della Corte Costituzionale. In breve, la rigenerazione urbana non può trasformarsi in una variante urbanistica automatica e generalizzata, sottratta alla pianificazione comunale. In altre parole, la Corte accetta interventi edilizi puntuali, ma rigetta l’idea che attraverso singoli titoli abilitativi si possa modificare l’assetto urbanistico complessivo di una città. La Corte costituzionale non boccia la rigenerazione urbana, ma boccia l’urbanistica senza pianificazione. Gli interventi puntuali sono ammessi solo finché restano edilizi; quando producono effetti urbanistici, devono tornare sotto il controllo del Consiglio comunale. La L.R. 12/2025, se applicata senza filtri, rischia di oltrepassare questa soglia, affermando un principio chiaro: le Regioni possono promuovere la rigenerazione urbana, ma non possono svuotare il ruolo della pianificazione comunale, né consentire che interventi con rilevante impatto urbanistico siano sottratti al controllo degli organi elettivi.”.

Nel dettaglio dell’espressione della Corte Costituzionale, infine, Ranaldi cita l’ultimo intervento con la sentenza numero 51/2025, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 4, della legge della Regione Lazio numero 7 del 2017, in materia di rigenerazione urbana e recupero edilizio: “la Corte ha ribadito che interventi di trasformazione edilizia con mutamento della destinazione d’uso non possono essere sottratti alla potestà pianificatoria del Consiglio comunale. La Corte costituzionale, nelle pronunce intervenute sulle leggi regionali in materia di rigenerazione urbana (e richiamate anche nel dibattito sulla L.R. 12/2025), non nega alle Regioni la possibilità di introdurre premialità edilizie, ma pone un principio inderogabile: la rigenerazione urbana non può trasformarsi in una variante urbanistica automatica e generalizzata, sottratta alla pianificazione comunale. In altre parole, la Corte accetta interventi edilizi puntuali, ma rigetta l’idea che attraverso singoli titoli abilitativi si possa modificare l’assetto urbanistico complessivo di una città. Sono ammissibili senza necessità di variante urbanistica (e quindi, in linea di principio, anche senza deliberazione consiliare): demolizione e ricostruzione sullo stesso sedime; incrementi volumetrici contenuti e proporzionati; interventi che non alterano il carico urbanistico complessivo; interventi che non incidono sugli standard urbanistici, sulla viabilità, sui servizi, sugli equilibri insediativi; interventi coerenti con la destinazione urbanistica vigente. In questi casi la Corte riconosce che si tratta di attività edilizia, non di pianificazione. Secondo la Corte non sono più considerabili interventi edilizi semplici, e quindi richiedono pianificazione e ruolo del Consiglio comunale, quelli che: determinano incrementi volumetrici rilevanti o cumulativi producono effetti sistemici su un ambito urbano; comportano cambi significativi di destinazione d’uso; incidono su ambiti storici, paesaggistici o identitari; si collocano in aree che richiedono una valutazione integrata di sostenibilità urbanistica”.

“Come lista e interlocutori politici rimaniamo delusi per questo primo passo. Allo stesso tempo auspichiamo che le realtà cittadine, enti pubblici e privati interessati e la comunità che vive ogni giorno la città siano nel prossimo futuro coinvolti in discussioni che riguardano gli aspetti urbanistici. Con l’obiettivo che tutta la città partecipi e suggerisca su quali parti intervenire per la rigenerazione urbana, e il Comune proceda con ordine e trasparenza nelle prossime tappe future”, ha concluso Ranaldi.