“Ho fatto soltanto il mio dovere risponde ad un’ordinanza del Consiglio di Stato. Ho ricevuto attestati di felicitazioni dalla politica? Se posso avere una domanda di riserva!”. Stefania Della Notte fa ricorso ad un mix di legittima soddisfazione ma anche di rammarico all’indomani della sentenza del Giudice monocratico del Tribunale dì Roma Mara Ferrara che ha assolto dalla pesante accusa di falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale l’attuale dirigente del settore ambiente (ed ex responsabile della Riqualificazione urbana) del comune di Gaeta, Stefania Della Notte. La 57 enne professionista formiana era accusata dagli ex proprietari della vetreria Avir di Gaeta di aver illegittimamente frazionato alcune particelle dello storico sito industriale nell’ambito di un contenzioso pendente davanti il Consiglio di Stato cui si era appellato l’ex Giunta Mitrano contro la precedente sentenza del Tar che aveva detto di no alla confisca dell’opificio da parte del comune. L’architetto Della Notte ammette di “aver sofferto molto” per questo procedimento penale nel corso del quale ha dimostrato invece, grazie alla difesa del suo legale Andrea Di Croce, che i presunti frazionamenti erano stati sì effettuati ma li avevano eseguiti gli stessi proprietari dell’ex vetreria nel febbraio 2011 e addirittura nel 2005. “Sono contenta solo di aver compiuto il mio dovere e – aggiunge la Della Notte – non è mai stata mia intenzione trarre in inganno nessuno, tantomeno i giudici di Palazzo Spada con una relazione chiara e trasparente che mi aveva sollecitato con un’ordinanza il Consiglio di Stato nell’ambito di un normale procedimento avviato con il ricorso del comune di Gaeta”.
L’Architetto Della Notte sottovoce sperava che l’amministrazione comunale si pronunciasse pubblicamente sulla sua sentenza di assoluzione: “Mi sono stati vicini tanti amici e colleghi, locali ma operanti in diverse località italiane, che hanno evidenziato la mia costanza e voglia di lottare senza mai mollare”. Non era affatto scontato riuscirci, soprattutto quando la stanchezza e lo sconforto avrebbero potuto prendere il sopravvento. La sentenza di assoluzione dell’architetto Della Notte è di capitale importanza per due ordini di motivi. Il primo: se la dirigente fosse stata condannata, la sentenza avrebbe messo in dubbio l’intero iter di confisca da parte del Comune di Gaeta dell’ex vetreria così come poi stabilito nell’autunno 2021 da parte del Consiglio di Stato. Il secondo: gli ex proprietari, attraverso gli avvocati Luca Scipione e Mario Mele avrebbero avuto davanti un’autostrada legale ad otto corsie per vedersi restituita l’area sequestrata dalla Procura di Latina nel 2011 per lottizzazione abusiva e continuare una milionaria richiesta di risarcimento – l’ultima fu di ben 25 milioni di euro – che, se fosse arrivata in porto, avrebbe costretto il comune di Gaeta a chiudete per bancarotta. L’architetto Della Notte non lo dirà mai, neanche sotto tortura, ma l’è sembrato doveroso stare vicino – chiara allusione alla politica cittadina – a chi “aveva fatto solo il suo dovere e aveva risposto a un’ordinanza del consiglio di Stato……”.
Sui social, poi qualche commento è apparso ma sempre a titolo personale. Come quello del consigliere comunale di maggioranza Raffaele Matarazzo: “Onore alla dirigente Della Notte, donna di grande cultura e fine intelligenza, dirigente capace, onesta e leale”. Gli ha fatto un ex assessore dell’amministrazione Mitrano, Pasqualino De Simone: “Stefania Della Notte è una dirigente che non h bisogno di riabilitazioni. Quando si è liberi da ipoteche politiche, si viene messi in panchina. In questo caso è la città che perde un tecnico capace e non chi subisce sgambetti o atteggiamenti ostruzionistici. Forza Archistar – ha concluso De Simome – meriti di più” – con un chiaro riferimento alla decisione di inizio anno del sindaco Leccese che ha conferito al “super dirigente” Pasquale Sarao quelle responsabilità di settore (in primis i Lavori Pubblici) che aveva gestiti il funzionario Antonio Di Tucci per tre anni in base ad una selezione fiduciaria che, dalla valenza temporale di tre anni, non è stata rinnovata nei primi giorni del 2026 dal sindaco Leccese.
Ora anche l’assolta imputata Stefania Della Notte attende di leggere le motivazioni del giudice monocratica Ferrara, il cui deposito avverrà nei prossimi 90 giorni. Dovranno pazientare anche i difensori delle parti lese, gli avvocati Scipione e Mele, che, preannunciando ricorso in appello, non si sono dichiarati soddisfatti per il comportamento della Procura di Roma che, dopo aver indagato, chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio della dirigente del comune di Gaeta, ha chiesto l’assoluzione dell’imputata in occasione della sua requisitoria.
A commentare l’esito di questo processo è stato il consigliere comunale di opposizione del Pd e presidente della commissione “Controllo e garanzia” del comune di Gaeta Franco De Angelis. Si è dichiarato “davvero contento” per l’assoluzione dell’architetto Della Notte al termine di un procedimento che “sul piano umano e personale non è stata una passeggiata. Tutt’altro”.. “La dirigente Della Notte difendendo a ragione il proprio operato – ha aggiunto il consigliere del Pd – ha difeso anche l’intero Consiglio Comunale che all’epoca votò l’acquisizione al patrimonio Comunale dell’ex vetreria”.
De Angelis coglie l’occasione invece per censurare il “contradditorio ed inspiegabile” comportamento amministrativo delle Giunte di centro destra che governano il comune di Gaeta dal 2012: “Arriverà un giorno che sarà risolto un mistero apparentemente inspiegabile. Perché il Comune ha fatto i salti mortali per acquisire e confiscare legittimamente al suo patrimonio immobiliare l’ex vetreria di Avir e non ha manifestato questo zelo ed interesse per il piazzale dell’ex stazione ferroviaria? Se sono due aree strategicamente fondamentali per la città, perché l’ex Avir è ora di proprietà del comune ed il piazzale della stazione no perché venduto ad una società immobiliare appena costituita da parte dell’ex Consorzio Industriale del sud pontino per poco più di 400mila euro e ad insaputa del comune di Gaeta?” Questo mistero, che non è della fede, merita (sempre) da parte della Procura di Cassino le dovute risposte…