GAETA – Approntato nel 2013 e approvato nel 2016, il piano di utilizzo degli arenili di Gaeta giovedì avrebbe dovuto rendere storica la seduta del consiglio comunale convocato dopo il semaforo concesso dalla Regione che, approvando la Vas, aveva dettato alcune sue correzioni. Quella scritta nell’aula consiliare di Gaeta è stata una delle pagine più brutte nella recente storia politico-amministrativa. “Perchè Cosimino Mitrano abbaia ma non morde, io mordo. Vi caccio a tutti quanti, vi sturpejo a tutti quanti . Non scherzare con il fuoco” a pronunciare queste inverosimili frasi è stato alle 13.23 il sindaco di Gaeta Cristian Leccese che, da tempo sotto pressione e alla prese con una maggioranza numericamente sempre più sfilacciata, ha avuto un poco urbano confronto con un consigliere comunale della sua coalizione Raffaele Matarazzo che, un tempo collega in Giunta nella seconda consiliatura di Cosimino Mitrano, aveva da poco terminato un severo intervento sul contenuto del Pua perché, a differenza di quanto raccomandato dalla Regione, andava ulteriormente a privatizzare la gestione delle spiagge gaetane. Il pesantissimo scontro verbale tra i due è stato visto dai cittadini e dai colleghi giornalisti presenti nell’aula consiliare e soprattutto a casa grazie al funzionale servizio streaming che aveva inaugurato l’ex presidente del consiglio Davide Speringo. Un nervosissimo sindaco Leccese ha dato fare ricorso ad un invidiabile self control quando ha temuto di fare politicamente karakiri. Matarazzo era stato chiaro: quella proposta di delibera sul Pua non avrebbe votato perché convinto di come il il 50% delle spiagge di Gaeta debba rimanere alla libera fruizione di residenti e turisti. Che potesse succedere qualcosa di politicamente l’avevano capito in due: il sindaco Leccese ed il consigliere comunale d’opposizione del Pd Franco De Angelis che, censurando il contenuto del Pua, era andato ad accomodarsi tra il pubblico insieme al proprio capogruppo Emiliano Scinicariello. Leccese e De Angelis avevano capito che se il professor Matarazzo fosse andato via anche lui o avrebbe votato contro la delibera non sarebbe passata per la mancanza dei voti necessari: nove.
In quel momento erano assenti, per le più disparate ragioni, personali ed amministrative, Davide Speringo, Marco Di Vasta, Luigi Marzullo, Pompeo Costabile e Michela Di Ciaccio. Troppi per rendere esecutivo che il comparto turistico balneare di una città che pensa di diventare la capitale italiana del mare attende da 13 anni. Anche questi troppi. Lo scontro verbale, violentissimo, tra Leccese e Matarazzo c’è stato dopo che quest’ultimo è finito nel trappolone politico che gli ha teso, tra il pubblico, il Dem Angelis: “Vediamo se sarai conseguenziale alle tante cose giuste che hai detto”. Matarazzo si è visto schiacciato da una grossa responsabilità, sapendo che il suo comportamento avrebbe potuto creare più di qualche grattacapo al sindaco Leccese. Gli si è avvicinato e gli ha detto che – come lui e la maggioranza sapevano – si sarebbe astenuto. Leccese ha negato questa circostanza pronunciando frasi quasi minatorie ignorando che il microfono della segreteria comunale Patrizia Cinquanta era acceso…naturalmente perché si trattava di fare l’appello in occasione dell’approvazione della delibera. Lo streaming video ed audio, nel frattempo diventato virale anche su scala regionale e nazionale, ha messo in mostra un sindaco Leccese che davvero in pochi conoscevano: minaccioso e soprattutto molto nervoso. Perché? Sarebbero necessari accertamenti da parte di qualche forza di polizia perché un legittimo punto di vista di un consigliere comunale democraticamente eletto è stato sfidato con un quasi…ti caccio dalla maggioranza….Lo streaming (fortunatamente) senza controllo registrava intanto una voce provenire dal lato sinistro dell’aula consiliare che suggeriva ad un disorientato presidente d’aula Gennaro Dies di sospendere la seduta per qualche minuto. Erano le 13.23.Iniziava così una vivacissima riunione di maggioranza nell’attigua stanza del sindaco Leccese mentre una telefonata partiva alla volta della consigliera avvocato Michela Di Ciaccio, volutamente assente perché incompatibile sul Pua per essere co-proprietaria di un albergo concessionario di un tratto di spiaggia di Serapo. La richiesta che le arriva è ovvia: “Abbiamo bisogno di te in consiglio comunale”. L’avvocato Di Ciaccio arriva (o era già) in Comune ma rimane ferma sulla sua decisione: partecipare a quella votazione sarebbe stato rischioso anche sul piano penale. E decide di attenderfe in attesa che si calmassero le acque come poi è avvenuto per il progetto di abbattimento e di ricostruzione, a cent’anni della sua fondazione, della scuola nautica della Guardia di Finanza. La riunione di maggioranza nel frattempo aveva assunto una salomonica decisione: Matarazzo rimaneva in aula astendosi ma il Pua veniva approvato soltanto da 8 consiglieri quando oltre la metà del gruppo consiliare di maggioranza era altrove. La frittata, sul piano politico e comportamentale, era bella che fatta con Davide (il Pd) che metteva all’angolo Golia (un tempo la bulgara maggioranza Leccese) con le rassicuranti dichiarazioni di Matarazzo secondo il quale il sindaco si è impegnato a rivedere le “incongruità” da lui segnalate. Passato il peggio, il professor Matarazzo ha tentato di giustificarsi in questi termini: “Vediamo se il sindaco manterrà fede alla promessa di modificare il Pua. Se non l’avessimo fatto noi, l’avrebbe adottato un commissario ad acta che avrebbe dovuto pagare lo stesso comune di Gaeta..”.
Il Pd porta a casa un importante risultato politico dopo aver inizialmente tentato un dialogo presentando cinque emendamenti “finalizzati a correggere – hanno detto i consiglieri Scinicariello e De Angelis – errori madornali.
Il 50% delle spiagge libere sul lungomare di Serapo non sarebbe rispettato. Nel suo computo il comune di Gaeta inserisce il tratto di arenile antistante lo stabilimento Militare, che non è di sua competenza ma del Ministero della Difesa o un tratto di spiaggia di Fontania o di quella di che si trova ma a debita distanza, quasi nei pressi della Montagna Spaccata
Il Pd sente odore di bruciato per il futuro del litorale di Sant’Agostino, una lingua di spiaggia larga ( a causa di una datata ed irrisolta erosione marina) poche decine di metri e lunga poco più di un chilometro. Il Pua prevede la nascita di ben venti micro stabilimenti balneari con la possibilità ciascuno di installare dai 60 ai 70 ombrelloni e di costruire chalet di 40 metri quadrati ciascuno Che sia in legno o in cemento poco importa.
“La maggioranza ha fatto però un’altra furbata – hanno concluso i consiglieri comunali Scinicariello e De Angelis – Per giustificare questa previsione hanno inserito nelle previsioni per S.Agostino l’arenile della vicina Arenauta che, vincolata dal Pai, è interdetto alla balneazione per il possibile crollo della sua falesia. IL sindaco Leccese può giustificare anche questa previsione ma deve avere il coraggio di revocare la sua ordinanza con cui fa divieto di fare il bagno in questo tratto di litorale”.
Cristian Leccese al termine di questo consiglio cult e drammatico ha mandato un messaggio politico anche al suo predecessore: “Cosimino abbaia soltanto ma, a differenza mia, non morde”. L’avrebbe detto se quel maledetto o benedetto microfono fosse chiuso? Il video virale sui social ha raccolto migliaia di visualizzazioni e commenti. Il primo dei quali è stato del Movimento Cinque Stelle: “Quello accaduto e si ascolta “fuori onda” in Consiglio comunale è di una gravità senza precedenti e bisognerà già dalle prossime ore valutare qualsiasi azione volta a fare piena chiarezza. Si dimostra plasticamente quanto si continuare a denunciare ogni giorno. Il Consigliere Matarazzo che parla di un impegno scritto verso il Sindaco per mantenere il numero legale e garantire l’approvazione del Pua, un’astensione che potrebbe far saltare quanto promesso tra Sindaco e Consigliere poiché forse l’impegno era di votare favorevolmente, la minaccia esplicita di un primo cittadino ad un Consigliere di “cacciare e sturpiare tutti quanti”-“di non scherzare col fuoco”. Cos’altro ci sarebbe da aggiungere? Se un Consigliere democraticamente eletto e della stessa maggioranza del Sindaco Leccese è costretto a subire pressioni e eventuali ritorsioni cosa accade al di fuori dell’Aula Consiliare tra e verso i cittadini? – si chiede Simone Avico del M5s- E’ lecito porsi questa domanda a maggior ragione di quanto visto e a fronte del clima di silenzio e omertà che pervade da un decennio e oltre a Gaeta? Qual’era l’impegno che il Consigliere Matarazzo avrebbe chiesto in cambio del numero legale o del suo voto favorevole? E, inoltre, il Sindaco Leccese a chi si riferisce quando afferma di “togliere la concessione a quel chiosco là”? Il Sindaco Leccese elargisce concessioni a suo piacimento e favore? E a quale chiosco si riferiva? Il tutto, ironia della sorte, proprio qualche minuto dopo che lo stesso Matarazzo, congiuntamente ai Consiglieri Magliozzi e Rosato, ha persino affermato rivolgendosi alle minoranza di votare soltanto secondo “coscienza”. Cosa significa, infine, la dichiarazione del Sindaco Leccese “Mitrano abbaia ma non morde”: non vorrà certo rivelarci che il Consigliere regionale indirizzi con pressioni esterne l’azione dell’Amministrazione?”. Il Movimento cinque stelle chiede l’intervento del Prefetto di Latina: “Ci sono tutti gli estremi affinché quantomeno intervenga per chiarire qualsiasi aspetto e ripristinare una dignità istituzionale all’altezza dell’immagine della Città di Gaeta. Oggi certamente siamo la capitale della vergogna e il Sindaco dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni immediatamente”.
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