FORMIA MINTURNO, Case della comunità – L’interessata, la direttrice generale dell’Asl, Sabrina Cenciarelli, per scaramanzia incrocia le dita ma tra la fine del mese e gli inizi di aprile dovrebbero aprire sul territorio del sud pontino due delle quattro Case della Comunità che l’azienda sanitaria ha previsto grazie ai fondi che, destinati dal Pnrr, hanno una destinazione d’uso quasi obbligata, la riqualificazione architettonica dell’esistente ed il potenziamento tecnologico. Non c’è ancora una data – da concordare con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca – ma le prime due Case della Comunità che dovrebbero essere operative sono quelle di Formia e di Minturno, realizzate rispettivamente in piazza Sant’Eramo in Colle e in via degli Eroi, nei locali dell’ex ospedale, una cui ala sarà adibita ad ospedale di Comunità. Ma andiamo per gradi. La Casa della Comunità formiana ha contribuito a rilanciare sul piano architettonico l’ex sede del Cim, il centro di igiene mentale, che naturalmente ha dovuto trovare una nuova sistemazione, sicuramente più infelice rispetto a quella storica di Castellone essendo stata ubicata in un ex forno, nel tratto terminale di via Lavanga, a ridosso di una delle realità scolastiche più popolose del Golfo, l’istituto tecnico economico “Gaetano Filangieri”.
Se i locali di piazza Sant’Eramo in Colle, alle spalle del quartiere medioevale di Castellone sono di proprietà dell’Asl, la nuova ubicazione del Cim costerà all’azienda un affitto mensile di 3000 euro, più Iva naturalmente. La mattinata formiana della dottoressa Cenciarelli e del presidente Rocca vivrà infine un terzo momento, non meno importante, dei primi due: l’inaugurazione del nuovo reparto di neonatologia del Dono Svizzero balzato agli onori della cronaca nazionale per l’arrivo a mezzanotte in punto lo scorso 1 gennaio della prima cicogna del Lazio. Neanche fosse stata il più preciso orologio svizzero. Se i lavori per la realizzazione delle Case delle Comunità di Santi Cosma e Damiano e di Gaeta, stanno scontando alcuni prevedibili ritardi di natura logistica, le strutture in fase di ultimazione a Formia e a Minturno sono apparentemente due bomboniere che qualsiasi occhio apprezzerebbe ma – almeno per il momento – sono due scatole vuote. L’Asl per mettere in moto la struttura formiana ha precettato sette infermieri sinora in servizio presso il “Monsignor Luigi Di Liegro” che, non venendo rimpiazzati, impoveriranno la struttura sanitaria di Gaeta. La Casa di comunità di Formia non ha in organico – a quanto pare – i medici che le servirebbero.
Sarebbero stati reclutati due camici bianchi – secondo quanto si legge in una delibera dirigenziale – con un contratto per 24 ore settimanali che scadrebbe non al termine dell’attuale era geologica ma…tra tre mesi, il 30 giugno 2026….Cioè quando l’Asl deve dimostrare urbi ed orbi di aver investito i finanziamenti concessi dal Piano nazionale di ripresa e di resilienza….ironia della sorte. Ma a quale compito dovranno assolvere le Case di Comunità tipo Hub. Lo prevede uno rivoluzionario Decreto ministeriale, il numero 77 sottoscritto nel 2022 dell’allora Ministro della Salute (del Pd) Roberto Speranza. La funzione principale è la presa in carico del malato cronico con l’attuazione dei PDTA ( con il coinvolgimento operativo – si spera – dei medici di medicina generale, dei medici Specialisti e degli infermieri …), di quello che si rivolge all’ex Guardia Medica, il PUA, il punto unico di accesso, che ad oggi – parafrasando una cover di Edoardo Bennato – l’isola che non c’è – ( la presa in carico socio-sanitaria del cittadino) e la presa in carico del territorio del malato dimesso dall’ospedale ( con attuazione della “Cot”, la centrale operativa territoriale ). Sono queste le tre macrofunzioni per una buona assistenza sanitaria stabilite dal DM 77 /2022, ma quanto – come detto – si sta realizzando (esteticamente le CdC di Formia e Minturno sono anche belle a vedere) è previsto dal Pnrr che – contraddizione della contraddizione – non destina un centesimo di euro per il reclutamento delle risorse umane che spetta alla programmazione e alla gestione dei governi nazionali e regionali sulla base di risorse proprie.
L’interrogativo è uno soltanto: tagliati questi nastri tricolori con il successivo elenco fiume di comunicati stampa di compiacenza, queste nuove strutture saranno operative con il personale a tempo indeterminato oppure il personale sarà distribuito nelle varie sedi per giustificare l’apertura senza alcun miglioramento in favore dei cittadini …? In effetti i veri obiettivi del PNRR sono finalizzati per beneficiare di una sanità di prossimità, più vicina ai cittadini, equa, digitale e integrata secondo un modello innovativo, orientato alla prevenzione, alla multidisciplinarietà e al coinvolgimento dei professionisti, per non rimanere soltanto un progetto architettonico. L’auspicio che diventino dispositivi assistenziali sociali e sanitari realmente trasformativi. Come? Rimettendo al centro il territorio dal punto di vista oltre che infrastrutturale (attuabile con i soldi del PNRR dell’UE ), ma soprattutto relazionale ed organizzativo. Il rischio è uno e fondato, a meno di complicate smentite: le infrastrutture realizzate rischiano di diventare contenitori vuoti oppure che siano poliambulatori aperti a ore, senza équipe multiprofessionali, senza apertura h24, senza un vero cambio di paradigma verso la medicina d’iniziativa e la prevenzione. Bisogna far sì che funzionino davvero, a tempo pieno con nuove risorse umane con medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali che lavorino insieme, coinvolgendo anche enti locali e terzo settore e non part time recuperando o sottraendo risorse già in carico ad altre strutture assistenziali.
Una delegazione della Lega dello Spi (il sindacato dei pensionati) del sud pontino ha visitato la Casa di Comunità di Formia in piazza S.Eramo in Colle. Il report sembra essere improntato ad un sano (che non guasta mai) ottimismo: “I locali sono ben strutturati per accogliere il personale dedicato e per gestire i servizi previsti. Per adesso si è ancora ad una fase di predisposizione, ma si è avanti rispetto alla scadenza prevista – ha dichiarato in una nota il coordinatore comprensoriale dello Spi Cgil Franco Meschino – E’ un passo avanti e bisogna farne altri per rendere la Casa di Comunità una struttura “riconoscibile” – tiene a sottolineare – da parte della popolazione specialmente la più fragile, quella anziana, per concretizzare il concetto positivo della prossimità e ancora di più della presenza sul territorio di una figura fondamentale quale l’Infermiere di Comunità. Siamo sulla buona strada – osserva il sindacato dei pensionati della Cgil – ma occorre riempire la Casa di Comunità di personale adeguato e di prestazioni necessarie a rispondere alle patologie croniche e non solo, evitando la sofferenza e il disagio delle lunghe fila al Pronto Soccorso o delle liste di attesa inaccettabili o al dispendio di energie avendo un solo punto di riferimento. Valuteremo nelle prossime settimane l’evolversi della Casa di Comunità di Formia, nonché quelle altre 3 previste sul nostro territorio”. Lo Spi Cgil un primo difetto l’ha trovato: la carenza di posti auto. “Chiederemo all’amministrazione comunale – ha concluso Meschino – di ampliare gli spazi bianchi, non a pagamento, utilizzabili per la utenza anche se con orari predefiniti di sosta gratuita di mezz’ora”.
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